Così dice il Signore onnipotente:
“Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Essi su letti d’avorio
e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
si pareggiano a Davide negli strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò andranno in esilio
in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei buontemponi”.
Salmo
responsoriale
Salmo
112
Il Signore rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti.
Il Signore protegge lo straniero,
egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo
a Timoteo
1Tm 6, 1-16
Carissimo, tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi
alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla
mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la
vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la
tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha
dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di
conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla
manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi rivelata
dal beato e unico Sovrano,
il Re dei regnanti e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità,
che abita una luce inaccessibile,
che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.
Vangelo
Dal vangelo
secondo Luca
Lc 16,19-31
In
quel tempo, Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco, che vestiva di
porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un
mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,
bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino
i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti,
levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora
gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a
intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché
questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni
durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è
consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è
stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi
non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio
padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano
anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i
Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai
morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano
Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero
persuasi”.