Parrocchia di San Pietro Apostolo

Favaro Veneto

 

 

da GENTE VENETA, n. 48, 20 dicembre 2008

S. Pietro, così vicina e così lontana da Mestre

 

 L'area centrale di Favaro ha ogni tipo di servizio ed è ben collegata alle altre zone del Comune: ciò favorisce un senso di autosufficienza dal nucleo centrale della città. Prosperano i negozi di vicinato e le possibilità di aggregazione

   

 

 

Che bisogno c'è di andare a Mestre - di sentirsi di Mestre - quando Favaro risponde già a tutti i bisogni della popolazione locale? L'ex comune autonomo della terraferma veneziana non ha velleità separatiste, naturalmente; nè alza vessilli, solleva rivendicazioni, marca particolari distanze. Semplicemente, lungi dal sentirsi "di periferia", che abita nell'orbita del vecchio municipio di piazza Pastrello si sente appagato: ha quello che gli serve a livello di servizi e in più anche un'identità legata all'antica tradizione di paese. Il territorio di S. Pietro di Favaro, in cui il Patriarca in Visita pastorale sosterà il prossimo fine settimana, il più popoloso e centrale, il più ricco di funzioni, ben riassume questo sentire e queste peculiarità.

Se via S. Donà è l'ombelico che ha tenuto Favaro attaccata a Mestre, la strada regionale 14 bis è il vallo che ha impedito una vera fusione. A livello ecclesiale, poi, Favaro è stata fatta gravitare, per le questioni vicariali, su Campalto, Tessere, Dese, Ca' Nighera e la zona di Quarto d'Altino, più che su Carpenedo (e quindi su Mestre).

Basterebbe d'altronde contare i fruttivendoli e le macellerie, e notare le loro dimensioni, per capire che Favaro basta a se stessa, anche per il commercio. Ha il suo mercato, due supermercati, svariati sportelli bancari, Poste, carabinieri, Polizia municipale, una vitale biblioteca di quartiere  che ha persino la sua frequentazione di studenti i quali, evidentemente, sentono troppo lontana (o altra) la biblioteca di via Miranese. Due scuole elementari (la Valeri e la Fucini), una media (la Volpi), due materne statali, l'asilo nido pubblico e quello privato rendono il territorio autosufficiente finché non arriva l'età della scuola superiore. A livello sportivo, si trovano qui attrezzature che farebbero gola alle altre municipalità mestrine:l'unico campo da rugby, un campo da calcio con tribune, un bocciodromo coperto. Ricche possibilità, inoltre, per chi vuole praticare il basket, la danza, la ginnastica e il nuoto (è in funzione la "vecchia" piscina Marco Polo ma presto sarà realizzato un nuovo impianto.

Non si investe di meno sulla socialità. Alla locale biblioteca si è aggiunto l'auditorium, nell'ex palestra della scuola De Nicola, che ospita attività musicale, teatrale, incontri pubblici. C'è un centro anziani dall'attività effervescente e dai numeri notevoli, figlio del bisogno di aggregazione che i molti prepensionamenti dalle attività portuali, negli anni passati, hanno determinato. Basti contare anche i bar - una decina lungo via S. Donà e via Altinia - per capire che qui c'era e c'è ancora bisogno (e ricerca) di luoghi per l'incontro, magari figli dell'antica mentalità di paese. C'è il coro Voci d'Argento; ci sono associazioni di volontariato e culturali come Terra Antica, che tengono ben strette le proprie radici.

Chissà se la nuova viabilità renderà il cuore di Mestre e quello di Favaro più vicini. L'intervento avviato dalla Regione sull'incrocio tra via S. Donà e la regionale 14 bis porterà sotto il piano campagna la strada a due corsie, mentre la viabilità locale resterà in superficie. La Vallenari bis, che da via Monte Celo porterà a Bissuola, sarà un secondo ponte verso il centro cittadino. La rotaia del tram, poi, renderà d'acciaio quel legame che con la linea 4 del bus è solo di gomma sull'asfalto. I mezzi pubblici in generale rendono Favaro ben servita (il 19 porta in un quarto d'ora a Venezia).

Certo per ora se dici "Vallenari" evochi ben altri pensieri. Quasi più nei mestrini che nei residenti di Favaro. Stiamo parlando del nuovo Villaggio Sinti che l'amministrazione vuole realizzare presso la tortuosa via di campagna che porta il nome dell'ultimo sindaco eletto a Mestre. Territorialmente ricadrà ancora nei confini della parrocchia di Bissuola; e salvo una manciata di case, dire che quel luogo è vicino a qualcuno è più un auspicio che una notazione geografica. Parroco e due parrocchiani gettano acqua sul fuoco: "Non sono nomadi, ma cittadini che vivono con altre abitudini. Diamo loro una sede decente, facendo sì che le abitudini cambino nel tempo. E' un lavoro lungo, difficile... Ma timori no, non ce ne sono. Con la gente del posto, anche nella sede attuale, hanno sempre mantenuto rapporti cordiali".

Altri sono gli stranieri, dal Sud, dall'Est europeo e dall'estremo oriente (Africa del Nord, Albania, Romania, Moldavia, Bangladesh, Cina...) che si stabiliscono qui sempre più spesso accompagnati dalla propria famiglia. O badanti, che assistono una popolazione sempre più anziana, perché le dinamiche sono le stesse della città: di Mestre, che pure sembra così lontana...

Paolo Fusco