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Parrocchia di San Pietro Apostolo
Favaro Veneto da GENTE VENETA, n. 49, 27 dicembre 2008
Dalla sofferenza viene il
bene
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Così si capisce il vero senso della vita. Guardando chi lotta tutti i giorni per vivere, chi è quasi inconsapevole della propria esistenza, chi soffre nel silenzio , e chi ha adattato la propria vita per difendere e curare queste sofferenze. Tutto ciò avviene tra le quattro mura di una casa, su di un letto, o su una carrozzina, nella semplicità delle famiglie apparentemente come le altre, che tentano di riformulare una normalità di vita attraverso la croce quotidiana con cui devono fare i conti. Il Patriarca Angelo Scola - fermatosi nella parrocchia di S. Pietro Apostolo di Favaro nei giorni 20 e 21 dicembre scorsi in occasione della Visita Pastorale - ha affrontato la consueta visita agli ammalati con l'evidente desiderio non tanto di dare, quanto di ricevere. A ciascuna delle quattro famiglie visitate il card. Scola ripete lo stesso concetto, con formule diverse: il "dolore innocente" che si trovano a vivere ha un perché agli occhi del Signore, e può rappresentare una grande opportunità. Elisa ha 30 anni ed è imprigionata in un corpo che non risponde agli stimoli e in una mente passiva, però sorride quando capisce che si parla di lei: accoglie il Patriarca seduta su una carrozzina, mentre mamma e papà raccontano la sua storia, storia di una bimba che nasce senza problemi apparenti, sana anche agli occhi dei medici, e che solo dopo rivela di avere una forma grave di handicap. Sono palesi l'affetto e la totale accettazione che i due genitori dimostrano nei confronti di una figlia che non comunica se non con semplici guizzi degli occhi e suoni che hanno imparato a interpretare. Dall'altra stanza fa capolino la sorella maggiore, con in braccio la figlioletta di pochi mesi, Sara. Ma la vera "star" del momento è Elisa, di cui il padre parla con grande trasporto: descrive le cure e le attività che fa svolgere alla figlia da quando è piccola; e l'impegno che hanno sempre messo nel tenerla inserita nella società e nel mondo circostanti. Il Patriarca non ha fretta, parla, si intrattiene con queste persone, si interessa della loro vita, del lavoro e della giovane coppia che ha appena dato alla luce una bimba: è una sosta che ha il significato di uno scambio reciproco di ricchezze interiori. In una piccola casa vive invece Michele, ormai da diversi anni bloccato a letto dalla "Sla": può muovere soltanto gli occhi, ed è costantemente accudito dalla moglie e dalla figlia di 21 anni. Il card. Scola parla con semplicità a Michele, si fa raccontare dalla moglie le situazioni e le problematiche che si trova a vivere ogni giorno; tutt'attorno, nella stanza quasi completamente occupata dal lungo letto, macchinari e materiale ospedaliero. Ad un certo punto tutti vengono interrotti, Michele desidera dire qualcosa: la moglie si arma di un foglio trasparente su cui è riportata una tabella con le lettere dell'alfabeto e in un lasso di tempo brevissimo, guardando la direzione dello sguardo del marito, compone la frase che egli ha in mente: desidera ricordare al Patriarca Angelo che si sono già incontrati a Lourdes anni prima. Improvvisamente il card. Scola si illumina nel rammentare un incontro che sapeva di aver già fatto, ma che non riusciva a individuare. E' il momento della preghiera e della benedizione: un momento di forte commozione che lascia nel cuore il rammarico di dover già andare via. Ha all'incirca 75 anni la signora che il card. Scola incontra in un piccolo appartamento all'ultimo piano di un vecchio palazzo: anche lei distesa a letto e alimentata col sondino, ormai sembra non esserci più. Almeno, questo è quel che dicono i medici, mentre la figlia, l'anziano marito e i parenti descrivono i piccoli segnali che a suo modo dà ai familiari che l'accudiscono. Accanto, un piccolo letto è testimone dei giorni e delle notti trascorsi al capezzale della nonna, sempre pronti a qualsiasi evenienza. La figlia sottolinea come abbiano sempre lottato perché rimanga tutto il tempo possibile insieme a loro: la fatica e i sacrifici sembra non contare in cambio della presenza silenziosa di questa vita sofferente. E' proprio attraverso la conoscenza di queste esperienze che si può fare del bene a una società così in subbuglio, dice il Patriarca; a partire da queste persone si può capire e apprezzare il valore della vita, della salute, e imparare a ringraziare per le fortune che abbiamo. Lo dimostra ancora una volta una mamma che da quarant'anni accudisce quella che sembra una bambina - piccola, magra, dai comportamenti infantili - e che da pochi mesi ha perso il marito, portato via da una leucemia fulminante. Il Patriarca si siede accanto alla figlia Roberta, le accarezza la mano con fare paterno e si fa fare una fotografia: le parla con dolcezza ed esprime nei gesti e nelle parole grande umanità. La fortuna di questa mamma e di sua figlia è la presenza di tanti amici su cui poter contare: sono i vicini di casa e gli inquilini del grande palazzone in cui vivono una novantina di famiglie. In molti scendono ad accogliere il Patriarca e ad accompagnarlo alle scale: una prova di buona convivenza, testimoniata anche dall'albero di Natale che abbellisce l'ingresso. Laura Campaci
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