Visita
pastorale del card. angelo Scola,
patriarca di venezia,
alla comunità cristiana
di san pietro apostolo - Favaro Veneto
20-21 dicembre 2008
Ho
chiesto ad alcuni parrocchiani che avessero cura di “fissare” alcune riflessioni
immediate sulla sosta della visita pastorale della scorsa settimana. A caldo,
perché se non lo si fa subito, alcuni particolari si perdono. Ed
ecco, a beneficio di tutti, quanto alcuni hanno voluto condividere.
La visita pastorale è un momento importante nella vita di una comunità e di ogni
cristiano e non capita tutti i giorni…
Per
parte mia, aggiungo solo che l’impressione principale è stata quella di un
momento intenso, faticoso, ma bellissimo e indimenticabile. Peccato che sia
passato così in fretta…
Se non fosse azzardato (e impossibile) mi verrebbe quasi
da dire: perché non ne facciamo un’altra…
Don
Andrea
Favaro Veneto, 28 dicembre
2008
RACCONTO LA SOSTA…
Ricordando la sosta della Visita Pastorale
nella comunità di San Pietro la cosa che mi viene spontaneo dire è: “Che bello!”
Ho fissato nella mia mente tutti i momenti
di questo evento, sin dalla Riconciliazione Comunitaria di venerdì sera, con la
quale abbiamo cercato di prepararci ad accogliere Gesù.
E l’indomani abbiamo accolto in molti il
Patriarca; momento festoso, cordiale. Le tensioni dell’ultimo periodo stemperate
in un attimo, nel constatare come anche il nostro vescovo, uomo di grande
cultura e sapienza, sa stare ed esprimersi tra noi, pur senza perdere in
autorevolezza.
L’assemblea parrocchiale è stato il momento
tanto atteso di confronto diretto, il culmine di tante riflessioni su noi
cristiani e la nostra vita, di tanti interrogativi sulle strade da percorrere
per essere comunità vera ed efficace.
Il Patriarca, il vescovo Pizziol e gli
altri collaboratori non hanno risolto i nostri problemi, ma ci hanno
incoraggiato all’invito, alla vicinanza con il prossimo senza giudizio né
pretese.
Così ci hanno “inviato” alla testimonianza
di Gesù, nella semplicità del quotidiano, che è missione.
La loro presenza anche alla cena di
condivisione, dove si sono inseriti tra i laici con molta spontaneità, ha
lasciato in me un’immagine fresca, nuova, dei nostri pastori.
Ecco, questo ho da raccontare, la vivacità,
l’attenzione, la gioia di vivere per Cristo, che mi sono state date dalla Visita
Pastorale.
Altro ancora ce l’ho nel cuore, tesoro
prezioso da custodire.
Anna
UNA PRIMA
IMPRESSIONE GENERALE…
Una prima impressione generale è
che la visita sia stata utile sia per mettere a fuoco la nostra identità
come parrocchia (stimolo per un’autoanalisi in preparazione della
sosta), sia per avere consapevolezza delle risorse che questa comunità
ha, di come le impiega, se le può usare meglio e come…, conoscendo
sommariamente come stanno le cose anche nelle altre realtà diocesane ad
oggi visitate dal Patriarca (contributo per comparazione e per
indicazioni pratiche). Mi sembra che quanto egli ci ha restituito – ed è
secondo me forse il pregio più grande –, soprattutto il concetto a lui
caro di essere liberi dall’esito, sia una sollecitazione a liberarsi
dall’ansia dei risultati: quello che conta non sono tanto i numeri,
l’efficienza (che magari solleticano vanità, ambizione,
autogratificazione, esasperato protagonismo…), quanto la bontà
dell’incontro personale con Cristo, che poi si tradurrà in testimonianza
e proposta, nella libera creatività. Più che impegnarsi a strafare, fare
bene quello che si può fare, tenendo conto delle forze che si hanno, e
curare la genuinità del proprio personale incontro con Gesù da saper
trasmettere agli altri.
A dispetto, talvolta, di un
affiorante senso di frustrazione e sfiducia, il Patriarca ha
fotografato, sulla base dei resoconti ricevuti, una situazione vitale
per varietà di attività, e per numero e varietà di soggetti coinvolti:
sia, in generale, nelle tre Parrocchie di Favaro – lasciando intravedere
le sfide portate, per tutto il Vicariato, da un’area dinamica ed in
continua espansione –, sia, in particolare, nella nostra Parrocchia. Il
Patriarca, invitando ad essere più ottimisti nei confronti dei giovani,
ha rilevato come l’anello debole in tante realtà parrocchiali che ha
conosciuto è rappresentato dalla fascia giovane-adulta, ma che a S.
Pietro questa preoccupazione non sembra fondata.
Le difficoltà esposte nelle domande
sollevate al C.P.P. sono semmai legate alla temperie culturale di oggi e
sono difficoltà universalmente diffuse. Più che una presa d’atto
rassegnata, vi scorgo un invito a non lasciarsi scoraggiare da un
confronto puramente statistico – che sarebbe improponibile – con il
passato. L’idea di una generazione di credenti impigriti fa pensare al
bisogno di una evangelizzazione con un linguaggio nuovo, mirata, in
particolare, a queste persone; un riaccompagnamento all’insegna del
“vieni e vedi”, e comunque una sfida, perché oggi più di prima per (ri)accendere
la fede nei battezzati ‘distratti’ occorre essere convinti e credibili
noi. È chiaramente una provocazione a crescere in prima persona. Mi
sembra di cogliere anche questo spirito nella presenza del Patriarca tra
i malati, il giorno di sabato: una utilità double face: essere
presenti nei luoghi del bisogno per dare conforto, ma anche per
maturare. E maturare per poi trasmettere l’esperienza assieme
all’entusiasmo. Con lo stesso spirito il Patriarca incoraggia ad
intraprendere l’impegno nel volontariato: educarsi al gratuito certo per
essere utili, ma anche per crescere e coinvolgere, poi, altri. Mi è
rimasto impresso, a questo proposito, l’invito ad accompagnare amici,
che magari di Chiesa non vogliono neppure sentire parlare, in azioni
concrete di servizio volontario.
Mi ha, poi, colpito molto
l’intervento, al C.P.P. allargato, della sig.ra
Daniela: ha dichiarato di apprezzare le parole con cui il Patriarca
avvertiva che se una persona non partecipa ad alcuna particolare
attività della parrocchia, non è detto che non si renda preziosa in
mille altri modi. Mi pare questo un invito alla delicatezza
nell’avvicinare le persone: non inseguirle per cercare di inserirle in
qualche servizio o attività di gruppo, ma essenzialmente farle sentire
accolte (‘amici, ma più ancora, come dovrebbe essere tra
cristiani, fratelli’: così ci ha salutati il Patriarca);
altrimenti il rischio è che o si è per forza nel numero di chi ‘si
impegna in parrocchia’ oppure si è emarginati, ignorati e non si conta
o, peggio, si è giudicati. La signora, nell’accennare alla propria
situazione personale di sofferenza ed in aggiunta ad essa, fa trapelare
quasi il disagio di non sentirsi trattata sufficientemente come parte di
questa comunità per il fatto di non essere visibilmente attiva, e fa
riflettere che prima di tutto viene l’accoglienza della persona, con
tutto il suo carico di umanità vissuta, e che non esiste una formula
standard, uguale per tutti, perché siamo tutti diversi e quello che
conta è l’avvicinamento personale, nel rispetto dei bisogni altrui. È
importante non tanto condividere attività particolari, quanto
condividere Gesù.
Ho apprezzato, anche per questo,
l’insistenza di Mariano sull’importanza dell’accoglienza (far sentire
gli altri a casa propria, senza pregiudizi), il desiderio di riuscirci,
e il voler dare veste semplice e informale all’incontro, intenzione, del
resto, perseguita e corrisposta dal Patriarca e chi lo accompagnava.
Giovanni
QUANDO MI SONO
SVEGLIATA…
Quando mi sono svegliata lunedì
mattina ho cercato di fare una scaletta delle priorità in vista della
sosta del patriarca....ma no, basta la sosta è già stata, già passata,
così in fretta peccato! A dire il vero non è finita e non e nemmeno
passata , è stata un dono grande e come tale va ripensata, meditata,
accolta. La cosa sicuramente più importante, secondo me, è stato il
tempo della preparazione, quel fermarsi a riflettere ad approfondire a
cercare di trovare risposte alla nostra realtà attuale. Per quanto
riguarda i due giorni della sosta mi è piaciuto molto l'arrivo i bambini
attorno lui così "papà" e non patriarca lontano, altro da noi..Mi rimane
in cuore soprattutto una frase: spostare il baricentro: dal fare,
all'essere e ancora: "noi, noi non possiamo coinvolgere tutti, il
problema non è fin dove io posso arrivare, ma come io vivo il mio
rapporto con Cristo". E' proprio vero ogni volta che incontriamo Cristo
la nostra vita piano piano si trasforma, l'eucaristia ci trasforma, deve
diventare il nostro stile di vita. Mi è piaciuto anche quando ha
affermato che non serve inventare tante cose nuove, ma avere la pazienza
e l'umiltà di mettere in pratica e vivere le quattro finalità della
visita.....non è poco!
Penso che sarebbe bello rifare un
consiglio pastorale allargato per condividere le impressioni della
visita, per pensare al futuro ...alla comunità pastorale...
Cecilia
E' STATA UNA BELLA
EMOZIONE…
E’ stata una
bella emozione l'incontro con il Patriarca sabato pomeriggio. Il sabato ho
avuto la fortuna di fare visita con Agnese Sposato a tre persone anziane della
parrocchia e devo dire che sono stati momenti emozionanti essere ricevuti con
tanto affetto, abbiamo portato gli auguri del Patriarca e della comunità tutta.
Devo dire che ho ricevuto più di quello che potessi dare la conoscenza di queste
persone mi ha riempito il cuore di gioia.
Conoscere un po’ della loro storia è stata un'esperienza veramente
unica.
L'assemblea
tenutasi dopo ha avuto il merito che il Patriarca è stato molto chiaro nel dare
risposte a domande non facili da esprimere. Anche la
domenica alla messa delle 11,30 devo dire che ho visto in chiesa gente mai vista
prima d'ora. L'omelia fatta dal Patriarca Angelo mi è piaciuta molto per la
semplicità delle sue parole. E' stata per
me e la mia famiglia una visita molto sentita. Grazie
Patriarca per la tua venuta e grazie alla comunità per come è stata organizzata.
Luciano
Panighello
...ERA PROPRIO
MIA INTENZIONE…
Caro Don Andrea,
era proprio mia intenzione scriverti alcune
righe di commento, ma poi gli impegni incalzanti della giornata mi hanno
fatto mettere da parte questo mio desiderio.
Ti voglio brevemente parlare della mia gioia
nell'aver vissuto l'incontro con il nostro Patriarca, che ha toccato con
la stessa intensita' anche Enzo.
L'apice e' stato per me la visita alla
Signora Nadali, il soffermarsi con noi condomini, la benedizione
inaspettata della mia casa, e poi le foto, il clima di familiarità.
Credimi, mentre ero in posa per la fotografia mi era venuto spontaneo il
gesto di appoggiare la mia mano sul suo braccio, ma ho temuto di non
rispondere a certi "protocolli"...
Poi l'accoglienza in Chiesa, nella quale mi
sono rivolta a lui non usando il linguaggio convenzionale, ma
spontaneamente, come mi sarei rivolta con gioia ad un amico che non
vedevo da tempo...
Ho avuto la sensazione che egli sia venuto a
visitare proprio ME e non solo me perché parte di una comunità...
Non mi soffermo su dettagli tecnici,
organizzativi o di rappresentanza, per quanto ben presenti. La visita
del MIO Patriarca Angelo e' ora immortalata in una foto gia
incorniciata in soggiorno e nel piccolo ricordo distribuito in chiesa,
gia nello scaffale vicino l'entrata di casa.
Permettimi questa sensazione così personale
e forse per niente comunitaria, ma questo e' quanto è rimasto nel mio
cuore.
Marina
E'
STATO UN MOMENTO IMPORTANTE…
E’ stato un
momento importante quello della Visita Pastorale nella Nostra Comunità
di San Pietro nei giorni 20 e 21 dicembre appena passati.
Tutto è
trascorso troppo velocemente, purtroppo, sin dal momento iniziale
dell’accoglienza, sul piazzale della Chiesa gremito di gente, fino al
momento conclusivo con la celebrazione della Santa Messa con foto
ricordo finale.
Ma nonostante
questa “velocità”, ciò che ci è rimasto dentro è un qualcosa di grande,
di indimenticabile e le parole per descriverlo fanno fatica ad uscire….
ma ci proviamo lo stesso.
Di questi due
giorni di Visita Pastorale tutto è stato organizzato nei minimi
particolari, e questo lo ha anche più volte sottolineato il Patriarca,
ma quello che tra le tante cose in programma ci rimarrà a lungo nel
cuore e nella mente è stato il CPP “allargato” sia per gli argomenti
trattati, la capacità di accoglienza della Comunità, il coinvolgimento
alla Comunità stessa, l’attenzione ai giovani, che per le risposte del
Patriarca e dei Suoi collaboratori, risposte ben articolate ma
comprensibili a tutti.
Perché non
ricordare anche il momento conclusivo della prima giornata di visita
quello della cena di condivisione ormai ben collaudato nella nostra
Parrocchia e sempre un bel momento per stare insieme? In quell’occasione
aver vicino l’importante figura del Patriarca e dei Suoi collaboratori
come uno di noi che condivideva lo stesso cibo è stato qualcosa che
nella nostra mente non avrebbe mai trovato alcuna collocazione, eppure
era tutto vero, era proprio la con tutti noi.
Siamo sicuri
che il Suo passaggio ha dato una grande forza alla Nostra Comunità e
sarà sicuramente di stimolo per proseguire un cammino insieme tenendo
sempre presenti le Sue parole.
Queste sono le nostre semplici ma
sentite impressioni di questa Visita Pastorale, adesso non ci resta che
aspettare e…… riprepararsi per la prossima. Un salutone.
Santino & Antonella
IMPRESSIONI…TIEPIDE E DIGERITE...
Impressioni… tiepide e digerite!
Per me la visita pastorale è
iniziata con l’incontro fuori programma con monsignor Barbaro e il suo
“invito esigente” a prepararci, a dedicare più tempo alla liturgia, al
suo studio accompagnato e condiviso in parrocchia e dalle varie
possibilità offerte dalla Diocesi.
Quella sera ripensando a quel
colloquio mi sono solo venuti in mente altri impegni da far quadrare….
Ripensando alla sosta… la pensavo
diversa, più formale, “più etichettata”; invece è stato un appuntamento
molto più familiare.
La visita di un parente che anche
se personalmente è una vita che non ti vede…di te si ricorda tutto
quello che gli hai detto!
Spontaneo e semplice il momento
dell’accoglienza in chiesa, importante e vissuto l’incontro con gli
ammalati.
Dall’assemblea allargata e dalle
risposte del Patriarca e dei suoi collaboratori, forse cercavo qualche
conferma …
…”COINVOLGERE LA NOSTRA VITA IN
GESU’” fra le tante cose dette in quelle due ore, questa è la frase che
mi porto come augurio e impegno nel servizio nella mia comunità, nella
mia famiglia e nelle cose di ogni giorno.
I suggerimenti, le rassicurazioni
che dal Patriarca ci sono stati dati, ora non devono restare scritti nel
verbale dell’assemblea, ma devono essere fatte proprie e messe in
pratica da ognuno…
Nadia
SCORRENDO L'OPUSCOLO...
Scorrendo l’opuscolo “Verso la
Sosta” preparato da Rossella che ha raccolto minuziosamente la
documentazione prodotta negli ultimi due anni di preparazione alla
Visita Pastorale nel nostro Vicariato, mi sono reso conto del grande
lavorìo che ci ha impegnato come comunità, come gruppi e anche come
singoli, ognuno per quanto ha potuto.
Quello che mi sorprende è
l’emozione che ho provato in quei comunque pochi momenti di incontro
comune con il Patriarca. Mi ero detto che la cosa importante è stata la
preparazione: il riflettere sul nostro essere comunità che si mette alla
sequela di Gesù, che cerca di aprirsi a tutti per creare la comunione
che ci rende vivi e fecondi; la ricerca di collaborare con le altre
parrocchie di Favaro e del Vicariato per creare occasioni comuni di
incontro e di crescita per noi e per i nostri giovani; la ricerca di
conformarci, in definitiva, alle quattro finalità della Visita
Pastorale.
La Sosta del Patriarca nella nostra
parrocchia, così “fugace”, sarebbe potuta risultare deludente, viste le
aspettative cresciute in questo tempo di preparazione.
E invece no!
La presenza del Patriarca Angelo è
stato un vero “incontro-testimonianza” tra persone: io ho avuto la
sensazione che egli abbia davvero a cuore la nostra comunità e,
attraverso essa, ciascuno di noi. Mi hanno colpito i numerosi
riferimenti alle emozioni e sentimenti suscitati in lui dall’incontro
con i quattro ammalati che è riuscito a visitare: certamente non sono
stati incontri formali.
L’incontro con il Consiglio
Pastorale allargato ci ha dato modo di esporgli le nostre difficoltà nel
porci di fronte ad alcune questioni e lui, assieme ai suoi
collaboratori, ha voluto darci la speranza che la costruzione della
comunità non ricade tutta sulle nostre spalle, ma è soprattutto nelle
mani di Dio: noi dobbiamo comunque mettercela tutta, ma in questa
prospettiva!
E’ stato bello vederlo seduto a
tavola con noi nella nostra sala a condividere la nostra cena e il
nostro chiacchierare.
Ma la gioia più grande è stata
quella di aver visto che non i pochi “soliti” hanno vissuto questo
momento, ma davvero tanta gente ha accolto il Patriarca il sabato
pomeriggio al suo arrivo e ha partecipato alle S. Messe della domenica
(dobbiamo ammettere che molti avevano qualche dubbio in proposito).
Davvero lo Spirito soffia dove vuole e il dono della comunione precede
le nostre pur buone intenzioni.
Ora penso venga la parte più
difficile della Visita Pastorale: passato il momento entusiasmante della
Sosta dobbiamo continuare a tenere ferma la barra sulle quattro finalità
per non perdere mai di vista questi obiettivi che ci qualificano come
comunità di discepoli di Gesù che si sforza di conformarsi a Lui.
Grazie Patriarca Angelo per la tua
paternità che ci hai fatto sentire palpabilmente.
Gianluca
COME TUTTE LE ESPERIENZE FORTI...
Come tutte le esperienze forti,
credo che questo incontro che è avvenuto nella nostra parrocchia (non
solo tra le mura della chiesa ma nelle strade di Favaro, nelle case
delle persone ammalate, nella casa di ognuno che ha voluto esserci)
risuonerà per molto tempo nel nostro cuore di cristiani, e nel tempo
rilascerà a poco a poco i suoi effetti benefici. Come lunga e intensa è
stata la nostra preparazione, altrettanto sarà copiosa la messe e
abbondanti i frutti da cogliere.
Credo anche che ognuno lo abbia
vissuto tanto più pienamente quanto più a lungo, prima, ha sostato con
sé stesso, con la sua dimensione cristiana di fede, quanto abbia sentito
il desiderio, e la fatica, di condividerla con i fratelli.
C’è un aspetto che sento molto
forte: la sinodalità. Cioè il fatto che ognuno ha messo del proprio e ha
contribuito a realizzare questo momento che perciò è riuscito così pieno
di valore per ciascuno. Come ha detto il patriarca:
“Siccome abbiamo in comune Gesù,
tendiamo a mettere in comune tutto ciò che abbiamo, i doni materiali e
spirituali.”
Ognuno ha fatto del suo meglio, con
passione, ciò che si è sentito chiamato a fare: la preparazione della
chiesa, la visita agli ammalati, la lettera dei bambini, i cartelloni
nei negozi, pietra angolare, la relazione, le domande, la cucina…
Mi piace ricordare come ognuna di
quelle quattro domande conteneva una frase detta nel nostro consiglio
pastorale. E il patriarca stesso ha chiesto apertamente l’aiuto dei suoi
collaboratori. Così il carattere forte e bello dell’incontro si attua in
una dimensione davvero comunitaria, ecclesiale.
L’incontro, che ci richiama
all’incontro con il Risorto. Dalla persona, alla comunità, alla chiesa.
Sento il senso di un progredire, non essere arrivati a una meta, non di
aver vissuto qualcosa che è “ieri”, ma un’esperienza che ci proietta nel
“domani”, che ci fa sentire più che mai in cammino dalla nostra singola
persona, alla nostra comunità che esprime il desiderio di vivere la
comunione, alla Chiesa che ci viene incontro per dirci “Sentiamoci
grati di procedere, liberi dall’esito.” Un progredire dalla
dimensione del singolo che vive e attraversa la comunità, senza
oltrepassarla, per arrivare a sostare nella Chiesa.
La Chiesa, la cristianità adesso,
nel nostro oggi che continua ad essere l’oggi di Zaccheo, non è subito
“amatevi fratelli” ma un andare verso questo orizzonte. Non è scontato
che sia così, che tutti ci vogliamo bene e ci amiamo cristianamente, ma
ci impegniamo per essere così, ci interroghiamo, cerchiamo le risposte,
vogliamo crescere. La nostra non deve essere una pretesa ma un andare
verso, un progredire.
E non è un caso che abbiamo parlato
di comunione, perché abbiamo chiesto proprio questo al nostro patriarca
e lui ci ha parlato così a lungo e con passione? E siamo stati così
bene?
Ha detto: “Riflettiamo
sull’essenza del cristiano. Perché siamo cristiani? Perché siamo venuti
qui questa sera? Perché abbiamo nel cuore un grande desiderio di
riuscire come uomini, di compierci, di vivere una vita buona, di essere
felici.”
Piena di senso si è rivelata la
delicatezza verso gli ammalati visitati, come l’iniziativa di estendere
la visita a molti altri. La sofferenza di queste persone e delle loro
famiglie è uscita dalle loro case per entrare nel cuore del patriarca e
di tutti, per tornare ad essere Vangelo.
Mi piacerebbe concludere con queste
parole che ho trovato nella liturgia delle ore di qualche giorno fa
(1Gv 1,3):
Quello che abbiamo veduto e
udito,
noi lo annunziamo anche a voi,
perché anche voi siate in
comunione con noi.
La nostra comunione è col Padre
e col Figlio suo Gesù Cristo.
Rossella
l'IMPRESSIONE PIU' FORTE...
L’impressione
più forte che mi è rimasta è un’atmosfera di amicizia informale, un
momento certamente importante ma vissuto con serenità, senza la tensione
che invece mi aspettavo ci fosse. Merito del Patriarca che si è
presentato come amico ed estimatore del nostro lavoro, che ha apprezzato
il nostro modo di accoglierlo nella normalità. L’accoglienza iniziale è
stata davvero molto festosa, con tanta gente e soprattutto tanti
bambini, ben oltre le mie più rosee previsioni. E’ stata una occasione
molto bella che penso abbiamo saputo sfruttare molto bene, non la
conclusione ma una tappa importante di un lungo cammino. Nell’assemblea
parrocchiale il Patriarca non ha detto nulla di nuovo ma ha confermato
alcune linee guida che da tempo ci dà: è stato comunque importante
poterlo ascoltare ed interagire con lui. La serata insieme è stata
bellissima, ho avuto modo di conversare con lui e ho scoperto un suo
lato umano che non è facile conoscere per chi non gli è strettamente
vicino e ha mostrato una particolare attenzione per i giovani seduti al
tavolo. E poi sapeva già tutto di noi a voler dimostrare che a noi ci
tiene. Porto con me un incoraggiamento a proseguire e ad insistere anche
di fronte alle difficoltà. Da osservatore esterno il Patriarca ha
percepito vitalità e solidità nella nostra comunità, capacità di stare
insieme con poco. Ad essere sincero mi è dispiaciuto che questo momento
sia finito, nonostante la fatica dei giorni precedenti; è volato via
subito ma mi sento molto più ricco e determinato di prima.
Luigi
IO, DELLA SOSTA DEL PATRIARCA, MI PORTO NEL CUORE...
Io della sosta
del patriarca mi porto nel cuore principalmente tre cose:
Ho sentito il
patriarca come un “papà” che si mette alla nostra portata e
principalmente dei bambini per farci arrivare più facilmente il
messaggio del Cristo.
Ho scoperto che
c’è tanto da fare nella nostra comunità parrocchiale per arrivare ai
nostri anziani ed ammalati che hanno bisogno di noi, del nostro tempo,
della nostra compagnia per vivere in pienezza il loro tempo. Quando
sentiamo parlare di volontariato sembra una cosa che tocca altre persone
in altri luoghi, senza pensare che proprio in mezzo a noi c’è bisogno di
aiuto.
Spesso pensiamo
che per fare qualche cosa bisogna andare chissà dove e non ci accorgiamo
che basta guardare vicino a noi per scoprire chi ha bisogno di noi.
Non abbiamo
scuse: basta aprire gli occhi nel quotidiano e troviamo subito da fare.
Dobbiamo
guardare la nostra comunità parrocchiale con gli occhi dell’amore ed è
fatta.
Elda
...E Con queste le abbiamo pubblicate tutte, quelle che
ci sono arrivate. Mi pare ne emerga la consapevolezza di un momento
prezioso, bello, piacevole, di cui ci è rimasta una grande nostalgia.
Ma il momento in se da solo non è così importante.
Infatti io credo che il più è stato fatto prima di questo momento e sarà
fatto dopo. Continua infatti il nostro cammino dietro al Signore
seguendo la strada che nella chiesa ci è indicata.
Grazie a tutti coloro che hanno condiviso la fatica e la
gioia di questo momento e le proprie riflessioni. Naturalmente è sempre
possibile continuare ad intervenire.
Don Andrea
Favaro Veneto, 11 gennaio
2009
FESTA DEGLI SPOSI E DELLA FAMIGLIA A SAN MARCO
A distanza di un mese dalla sua
visita e sosta nella nostra comunità di San Pietro, il Patriarca Angelo
Scola ci richiama domenica 25 gennaio nella sua casa, la basilica
di San Marco, per celebrare insieme a tutti gli sposi della Diocesi la
Festa della Famiglia, in quel rapporto così misterioso che c’è
fra Dio-Amore e Uomo-Donna.
La Santa Messa in Basilica verrà
celebrata alle ore 15.30. Prenderemo l’autobus n.19 alle ore 13.57 in
Via Altinia, per poi recarci a piedi, come preparazione personale, come
una processione, all’incontro con il Signore.
Al ritorno, come consuetudine,
verso le 19-19.30, ci ritroveremo in sala teatro per cenare insieme,
condividendo ciò che ognuno porterà per sé e per un altro.
L’invito è aperto a tutti.
Un ultimo pensiero sulla Visita
Pastorale appena vissuta.
Alcuni anni orsono, molto
arditamente, in un’assemblea diocesana degli sposi, mi ero permesso di
dire al vescovo Scola, giunto da poco a Venezia, che esprimere concetti
fondamentali per la vita di un cristiano, per 2 sposi, usando delle
parole importanti, era funzionale solo se il messaggio veniva raccolto,
capito, elaborato poi dagli interlocutori a cui era rivolto. Questo per
dire che è importante che il Pastore sappia farsi capire dal suo gregge.
Molta acqua è passata sotto i
ponti, e molta strada ha fatto il Patriarca Angelo, ma sicuramente negli
ultimi anni egli è diventato un pastore che, pur esprimendo concetti
importanti e fondamentali, usa un linguaggio semplice, usa il cuore per
esprimere l’amore che ha verso il Padre e verso di noi.
Egli sa guidare, sostenere coloro
che cercano di seguire un percorso di fede personale e di comunione con
i fratelli, ma che incontrano delle difficoltà, hanno dei dubbi propri
della fragilità umana.
Anche dai commenti letti nelle
domeniche precedenti sul foglietto Informazioni, emerge una
considerazione spontanea, nel ripensare ai momenti passati assieme al
Patriarca: è lui il nostro Pastore che sa ascoltare, consolare, guidare
il popolo di Dio.