![]() Incontro vicariale 3-6-2008 |
San Pietro apostolo, 3 giugno 2008
Il 3 giugno si è svolto il terzo incontro vicariale in preparazione alla sosta della Visita Pastorale che avrà inizio il 9 Novembre. A questi incontri hanno partecipato i consigli pastorali (ma anche chiunque lo desiderasse) di tutte le undici parrocchie del Vicariato di Favaro-Altino. Negli incontri precedenti ci si era confrontati su questi temi: 1 Febbraio 2008Luci e ombre delle nostre comunità. 27 Marzo 20081. Il Vangelo provoca sempre. La tua comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo? In quali momenti e con quali scelte? 2. Ricorda esperienze della tua Comunità che hanno saputo dare speranza, a partire dal messaggio evangelico, ed in risposta a bisogni reali. 3. Riesci a formulare qualche proposta perché la Comunità incontri chi non pratica la vita della Comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere? Attraverso queste tappe stiamo compiendo un vero e proprio percorso di approfondimento nella conoscenza e nel confronto delle varie realtà parrocchiali. In particolare, l'incontro del 3 giugno ha prodotto questa sintesi che proponiamo a tutte le comunità come base di lavoro e spunto a partire dal quale tutti siamo chiamati a riflettere e formulare le nostre proposte.
Tessera, 24 giugno 2008 i rappresentanti di tutte le Parrocchie del Vicariato
Sintesi delle riflessioni
» GRUPPO 1 Come far funzionare meglio i consigli pastorali parrocchiali?
» GRUPPO 2 Itinerari di formazione cristiana adulta
» GRUPPO 3 Spazi di condivisione di ricerca radicale del messaggio di Gesù
» GRUPPO 4 Quali compiti può assumere il laico perché il prete possa svolgere più serenamente la sua funzione di pastore?
» GRUPPO 5 Come possiamo fare un pezzo di strada insieme ai giovani
» GRUPPO 6 Come incontrare i fratelli che sono lontani dalla vita parrocchiale, ma non sono lontani da Dio?
Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, S. Pietro, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese; 10 partecipanti.
Dalla discussione sono emerse le seguenti osservazioni:
1) L’esistenza del CPP è necessaria per una partecipazione più attiva dei laici, quindi non possono essere lasciati alla discrezionalità del parroco se esso debba o no esistere, né con che modalità esso debba funzionare. Poche regole certe ma uguali per tutti che assicurino una certa stabilità e continuità, specie nelle situazioni di avvicendamento dei parroci (statuto diocesano). 2) E’ essenziale sentire l’appartenenza a Gesù e quindi alla Comunità perciò bisogna che venga dato più spazio al Vangelo, agli obiettivi pastorali ed allo stile evangelico con cui vivere le esperienze e le attività parrocchiali e un po’ meno all’organizzazione pura. Nella programmazione si potrebbero prevedere momenti forti di condivisione spirituale tra i membri del CPP. 3) E’ necessario un maggior coinvolgimento della Comunità nella scelta dei suoi rappresentanti. La modalità più opportuna per scegliere i consiglieri rimane l’elezione, anche se nella realtà molto spesso ciò accade solo per i rappresentanti delle associazioni, mentre la scelta dei rappresentanti “esterni” avviene su individuazione del parroco. 4) Pubblicità e trasparenza dell’attività svolta dal Consiglio, sia per una compartecipazione responsabile nella realizzazione delle decisioni sia perché ci sia maggior consapevolezza circa le funzioni e l’impegno che tale servizio richiede ed al momento del rinnovo non ci sia il timore della candidatura dovuta alla “non conoscenza”. Una modalità sperimentata è la pubblicazione di una sintesi sul foglietto parrocchiale. 5) I consiglieri eletti siano responsabili della trasmissione alle rispettive realtà delle decisioni scaturite dal CPP, e se ne facciano anche promotori non solo portavoce. 6) I consiglieri devono essere “gli occhi e le orecchie” del territorio ed avere attenzioni a tutte le questioni pastorali, non esclusi i problemi pubblici e sociali della comunità, la cui trattazione e soluzione appaiono necessarie per la vita della parrocchia. A tal fine è necessario che l’ ordine del giorno sia definito in collaborazione tra il parroco ed i laici. 7) La programmazione annuale preveda anche un tema da sviluppare, da approfondire personalmente e nei gruppi (lettura di brani tratti dal Vangelo o da encicliche, ….) 8) Per dare un “respiro” più ampio al CPP prevedere una “nuova componente” in cristiani attivamente impegnati nei vari settori curati dalla Pastorale Diocesana (scuola, sport e tempo libero, turismo, impegno sociale e politico) 9) Fare uno statuto, assegnare dei ruoli, prevedere un ordine del giorno …. Fatto questo comunque il CPP non è maturo. È necessaria una formazione laicale adulta: proponiamo perciò di organizzare un corso vicariale per tutti i CPP sul discernimento spirituale personale e comunitario tenuto da persone di provata esperienza, oppure sia richiesto ai consiglieri, specie a chi non ha momenti di formazione associativi, la partecipazione ad itinerari quali la scuola di metodo, la scuola bibblico-teologica …. 10) Come consentire la responsabilità laicale nonostante il carattere consultivo del Consiglio?
Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese, Quarto d’Altino; 11 partecipanti.
In sintesi i punti trattati:
1. Per capire l’importanza della formazione occorre guardare a ciò che abbiamo fatto finora e valutarne l’effetto sulle nostre comunità: cosa ha favorito veramente la crescita della fede e cosa invece l’ha ostacolata? Corresponsabilità significa anche chiedersi: chi verrà dopo di noi se non investiamo nella formazione dei giovani e degli adulti? 2. Come educare a Cristo partendo, come dice il Patriarca, dalla vita concreta? A Dese un’esperienza di ascolto e dialogo sui problemi di vita dei genitori dei bambini del catechismo per introdurre poi l’ambito della fede (per taluni dimenticato o sconosciuto): parlare di Cristo partendo dall’uomo. Questo richiama la necessità di strutturare su diversi livelli la formazione perché oggi ci si deve confrontare con esperienze molto diverse. 3. I Gruppi di Ascolto sono un’esperienza diffusa nelle parrocchie di incontro con il Signore attraverso la sua Parola e quindi si svolgono più sul piano spirituale che formativo. La buona riuscita dipende però da una specifica preparazione che gli animatori ricevono. Sono rivolti a persone che già frequentano e che, tra l’altro, hanno anche una certa età (i giovani faticano molto a partecipare). 4. Si ritiene indispensabile individuare percorsi formativi per chi opera nelle comunità che siano certi, accessibili a tutti e strutturati secondo una precisa pedagogia. Oggi invece ciascuno è lasciato un po’ a se stesso e fatica a trovare un formatore che lo aiuti e lo indirizzi. L’ideale sarebbe di poter disporre di un gruppo di formatori esperti nelle varie discipline. In questo possiamo imparare molto dalle associazioni (vedi esperienza AC di formazione adulti a partire dalla famiglia, dal lavoro, dalla società, ecc.). 5. L’incontro con i genitori dei bambini di catechismo, i corsi di preparazione al matrimonio e i gruppi sposi sono occasioni esistenti nelle quali si può pensare a dei percorsi formativi. 6. Per stabilire cosa serve occorre da un lato partire dai bisogni che esprimono le persone e dall’altro chiedersi come il Signore ci chiama a rispondere (non solo a noi come sembra giusto!). 7. La formazione dovrebbe aiutare le persone a sviluppare le loro capacità, i talenti e a trovare la loro missione nella Chiesa e nel mondo. Purtroppo ci accontentiamo spesso del bene minore e le impegniamo laddove ci serve, magari guardando con sospetto esperienze e proposte che potrebbero farle crescere ma ci priverebbero nell’immediato del loro fare: questo atteggiamento è miope perché non investe per il futuro ma si limita a gestire il presente. 8. Nessuno (neanche il sacerdote) si può ritenere estraneo alle esigenze di formazione: occorre l’umiltà e la capacità di mettersi in discussione, ma occorre anche una buona organizzazione a servizio delle comunità del vicariato che assicuri percorsi formativi adeguati (buona l’esperienza di confronto iniziata con il gruppo di coordinatori). 9. Individuare i temi della formazione in relazione alla preparazione da dare per svolgere un determinato servizio (comunità, catechesi, carità, volontariato, CPP, famiglia, problemi sociali, problemi legati ai giovani, ecc.) 10. E’ stato proposto un comitato vicariale per la formazione permanente con il compito di far conoscere e valorizzare le esperienze esistenti (parrocchia e diocesi) e progettare percorsi differenziati rispetto alle esigenze delle persone che operano nelle comunità.
Rappresentate le parrocchie di: Sant’Andrea, San Leopoldo, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Dese, Altino, Quarto d’Altino.
Il tema è stato visto da molte angolature: la radicalità è stata vista come gratuità, dono di sé, coerenza quotidiana anche come esempio agli altri; e anche come visibilità, proposta, incontro di comunità, organizzazione, incontrarsi guidati dai preti, come aprire il vangelo e viverlo nel segno dell’Amore di Cristo (ad esempio: le prime comunità dividevano anche i propri averi; chi di noi -noi che andiamo in chiesa …- condivide la casa? ) Radicalità da vivere nei problemi quotidiani e contemporanei del mondo e della società, riflettendo e confrontandosi in comunità per mantenersi (come singoli e come comunità) desti e fedeli alla Parola del Vangelo, nella diversità di ognuno per avvicinarsi a Cristo.
--------------------
1. Un primo “spazio di condivisione di ricerca radicale del messaggio di Gesù” è stato indicato nell’approfondire la conoscenza comunitaria della vita dei Santi, campioni di grandi opere con molta fede donata da Gesù.
2. Una modalità che risulta seria, stimolante e coinvolgente è la riflessione, il dialogo e il confronto sistematico (serale), anche di fronte al Vangelo, sulle scelte e sulle esperienze di vita quotidiana concreta, confronto praticato in situazioni di condivisione comunitaria (vita comunitaria associativa o comunque esperienze di “case aperte”, con progetti comuni tra le persone improntati di autenticità ed essenzialità).
[Esperienza vissuta da un componente del gruppo: “Ho creato una casa grande per metterla a disposizione. Anche oggi nella politica, nel mondo del lavoro cerco di far trasparire quello che ho dentro. Per questa radicalità i momenti sono fuori della chiesa. Portare avanti queste cose fa persone piene di fede. Nell’ambito parrocchiale (Altino Quarto, si è denotato una parrocchia aperta), ho fatto una serie di iniziative che possono dare una mano. Importante avere un terreno favorevole per rapportarsi e dialogare assieme.”]
3. Un altro spazio comune per cercare e concretizzare la radicalità del Vangelo è il confronto in comunità in incontri settimanali di lettura di testi (diversi da quelli dalle Scritture e dei Santi) di personalità autentiche della Chiesa, su questioni di attuale interesse e problematicità.
4. Un’ulteriore occasione di ricerca e di approfondimento è il confronto comunitario, di fronte al Vangelo, su alcuni importanti temi e problemi della contemporaneità oggetto di riflessione e di iniziative nella società civile da parte di alcune personalità e movimenti più sensibili.
5. Esempi e stimoli alla ricerca della radicalità evangelica vengono anche da molte singole personalità, testimoni autentici (famosi o meno) di fede o di umanità (anche esterni alla Chiesa), le cui riflessioni e/o esperienze possono essere conosciute e raccolte come stimolo incontrandole di persona o discutendone le loro esperienze e i loro scritti, se del caso resi ancora più stimolanti dal dialogo e confronto diretto con persone di Chiesa.
[interrogativo emerso: ricerche così forti fuori dalla Chiesa ci stanno mostrando che nella Parrocchia non c’è spazio per esse?]
6. Un ultimo stimolo di ricerca della radicalità del Vangelo viene dal prendersi carico e confrontarsi, nelle nostre comunità, di fronte alla Parola, con i temi vivi (di contraddizione, sofferenza e peccato) della responsabilità del nostro vivere qui e ora. Temi da andare a incontrare, a conoscere, a capire, a discutere, e su cui poi, se del caso, esprimersi con riflessioni e proposte (anche nette).
[Alcuni esempi sollevati: --- Nel nostro vicariato c’è il casinò. Anche senza farne questione di principio, non possiamo ignorarne la vergogna della “dipendenza dal gioco” (elettronico o meno) che induce e procura in molte persone deboli -spesso nemmeno ricche, talora pure locali-, delle quali questa “malattia” arriva a distruggere la vita personale e spesso anche delle famiglie. Vita semplicemente “rubata” e trasformata in spese o opere pubbliche comunali, spesso di nostra utilità e con nostra soddisfazione. Non possiamo dire e fare niente per fermare questo ‘peccato’ sociale da noi stessi perpetrato (tramite il nostro Comune ‘biscazziere’)? --- Questione “nomadi”, che tanto fa discutere e agitare proprio i nostri concittadini locali (alcuni forse perfino parrocchiani). Non siamo chiamati a capirne di più, a conoscerne le persone e le realtà, a cercarvi il volto di Cristo? --- Produzioni e trasporti bellici. Pare che, tempo fa, nel nostro Vicariato, nelle Officine Aeronavali siano stati fatti lavori su o per aerei da guerra, e nell’aeroporto siano transitate truppe e armi per la guerra in Iraq. Possiamo tenere fuori tali questioni dalla ricerca della radicalità evangelica? ]
7. Una possibilità di concreta radicalità potrebbe germogliare anche aumentando l’incontro e il coordinamento tra le parrocchie di uno stesso centro abitato, per poter aumentarne le forze disponibili per azioni condivise.
--------------------
In chiusura, un forte lamento è stato espresso per l’estrema limitatezza del tempo disponibile per questi lavori di gruppo: ‘abbiamo un estremo bisogno di occasioni di questi incontri e confronti tra noi’.
Gruppo 4“Quali compiti può assumere il laico perché il prete possa svolgere più serenamente la sua funzione di pastore?”
Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese, Quarto d’Altino; 13 partecipanti.
Le persone hanno scelto di partecipare a questo gruppo in base all’argomento trattato: grazie a questo il lavoro è stato bello, stimolante e ricco di apporti umani.
Situazione Tutti sono concordi nel riconoscere che il prete è sempre oberato di impegni di carattere pratico, materialmente non ha il tempo per seguire tutto a discapito delle attività pastorali vere e proprie. Nelle comunità si sente la mancanza del prete pastore, per quanto un laico possa essere preparato, la figura del prete è centrale. Si percepisce –non solo nelle persone più avanti con gli anni– il desiderio del prete che visita le case, che è vicino alla gente, una nostalgia per questa “distribuzione di umanità” che adesso, per forza di cose, cede terreno a tutta una serie di altre attività. La responsabilità della parrocchia è tutta sulle spalle del parroco. Come aiutare i nostri preti? Quanto tempo i laici possono mettere a disposizione e quali modi di essere?
Può succedere che il parroco non sia disposto a farsi aiutare. A volte si creano dissonanze e conflitti aspri nei confronti delle persone che collaborano alla vita della parrocchia. Un aspetto critico è proprio l’attivismo di tante persone che si agitano non sempre in sintonia con il parroco o il resto della comunità. Ritorna a questo proposito in modo ben delineato il tema di “essere e fare”. Effettivamente c’è una grande quantità di cose da fare: allora il tempo è una risorsa fondamentale che è necessario recuperare. Un altro tema sul quale è stato posto l’accento è quello del ruolo: quale ruolo ha il parroco e quale i laici?
Proposte La riflessione si articola attraverso tre soggetti: il prete-parroco, i laici più strettamente impegnati, il resto della comunità. Ci sono due piani sui quali impostare la collaborazione: uno interpersonale, di rapporti umani, imprescindibile, l’altro di carattere pratico e organizzativo.
1. Instaurare un rapporto di fiducia: essere persone affidabili, puntuali, che tolgono l’ansia perché il parroco sia tranquillo che quella cosa la fa lui o lei e la fa bene, non aspettare che mi si chieda qualcosa ma leggere i bisogni vivendo dentro la comunità. Essere propositivi, attraverso un dialogo aperto con il parroco e tra di noi. 2. Vicinanza e comprensione. Partecipare all’umanità del prete, capire le sue difficoltà e andargli incontro come persona e fratello. 3. Conoscere le linee pastorali attraverso le quali il parroco intende svolgere il suo ministero nella nostra comunità per potervi partecipare consapevolmente. Essere in sintonia per offrire una collaborazione piena ed efficace che parta da una vera condivisione di obiettivi. 4. Si riconosce la gerarchia della Chiesa: patriarca-parroco-laico, davanti a tutti c’è Gesù Cristo. La Chiesa è ministeriale: ognuno di noi deve sentirsi parte in causa e fare la sua parte. 5. Individuare quali sono i compiti del prete e quelli della comunità. Ogni laico dovrebbe individuare il suo ruolo nella sua comunità. Alcuni vedono nel parroco la guida nel senso che è lui che dovrebbe indirizzare le persone verso il proprio ruolo ed aiutare ciascuno a comprenderlo. In che misura il parroco può indirizzare i laici ad un determinato compito? Piuttosto ciascuno non dovrebbe essere più maturo nel capire il proprio ruolo e proporsi? 6. Ognuno è chiamato a fare quello cha sa fare e impiegare i suoi doni: p.e. i gruppi di giovani o famiglie si incaricano di organizzare le feste, il patronato… 7. Noi dobbiamo rispondere “eccomi” e mantenere la dimensione del servizio senza la pretesa di sostituirci al prete. La disponibilità deve essere sempre vissuta nel segno del servizio, quello spirito di servizio che fa capo alla carità cristiana. Il parroco è la guida, io come cristiano mi metto in gioco e mi metto al servizio non per imporre ciò che voglio io ma ascoltando i bisogni che il parroco esprime. 8. Disponibilità all’aiuto: da parte dei laici ad offrirlo, da parte del prete a riceverlo. 9. E’ importate per il parroco l’aiuto di persone del luogo che conoscono le varie realtà locali. 10. Lasciare libero il prete dalle questioni pratiche delle quali devono farsi carico i laici. 11. Le persone che visitano gli ammalati potrebbero portare loro la Comunione. 12. Collaborazione fra le varie parrocchie per svolgere delle attività a livello vicariale, come avviene già per la confessione dei giovani, gli incontri di preparazione al matrimonio: potrebbe estendersi agli incontri con i catechisti, con i genitori del battesimo e impegnare così un minor numero di sacerdoti. E’ importante lavorare insieme e superare i pregiudizi. 13. Ricercare armonia, condivisione e collaborazione fra tutti. Il prete potrebbe lavorare meglio se riuscissimo a creare all’interno dei vari gruppi un clima di condivisione, di armonia senza mormorii, è dannosa l’abitudine al giudizio. Dare a ogni persona la dignità di ciò che deve o può fare. E’ necessario anche che chi offre disponibilità trovi accoglienza. Tutti siamo desiderosi di annunciare il messaggio cristiano, ma poi entra in gioco il lato umano. Sarebbe bello recuperare il senso delle prime comunità: “gareggiate nello stimarvi a vicenda”. 14. Sentire la parrocchia come la propria casa sia nei rapporti umani che nelle strutture fisiche.
Contro la “frustrazione da laico”, cioè di coloro che, sostenendo che “il prete non molla”, vorrebbero quasi sostituirsi a lui, emerge l’atteggiamento costruttivo di chi riconosce le difficoltà del prete e, desiderando il bene della comunità, si fa vicino e presente, una presenza attiva, rispettosa dei ruoli e responsabile. Questi laici si sentono chiamati a una responsabilità piena nei confronti della comunità intera che è parte della Chiesa tutta e ha il suo riferimento, dopo Gesù Cristo, nella persona del prete come fratello e pastore. Il nostro operare diventa così non collaborazione ma partecipazione all’obiettivo comune che è il nostro credo, non fare per la Chiesa ma essere Chiesa.
Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Campalto, Tessera, Dese, Quarto d’Altino.
L’incontro ha evidenziato senz’altro la indubbia opportunità che la visita pastorale ci offre nel mettere in condivisione fuori delle mura parrocchiali alcune problematiche comuni nel comune obiettivo di testimoniare l’amore di Dio per noi e portare l’insegnamento di Gesù al prossimo.
RILIEVO DELLO STATO DI FATTO Il gruppo al quale hanno partecipato catechisti e operatori di diverse parrocchie del vicariato ha evidenziato come siano pochissime le realtà dove prosegue il cammino del post cresima; comunque, anche dove le fasce di età sono coperte completamente da proposte di animazione/catechesi attraverso esperienze scoutistiche, ACR, gruppi per studenti, universitari, lavoratori ecc. si evidenziano in questa fase di crescita la maggiore dispersione dei ragazzi che si allontanano dall’ambito parrocchiale per poi rientrare nuovamente chi per bisogno chi per opportunità in relazione alla celebrazione dei sacramenti del matrimonio o del battesimo degli eventuali figli, spesso comunque poco attivi e partecipi. I ragazzi sembrano vivere oggi un mondo virtuale dove manca un vero e proprio progetto di vita sono in effetti alla ricerca per se stessi di una strada in diversi campi, probabilmente anche a seguito di un processo di scristianizzazione in atto nelle famiglie che hanno di fatto perduto la consapevolezza in alcuni valori sovrastati dalla frenesia faticosa del vivere quotidiano, dove il tempo sembra non bastare più, dove non è più possibile riflettere dialogare rapportarsi con gli altri, come diceva una canzone “siamo isole nell’oceano della solitudine”. Si è persa anche, probabilmente per i tanti impegni che caratterizzano i ragazzi, l’esperienza di oratorio patronato. Ci si è molto interessati del problema degli anziani ma poco dei giovani.
ESPERIENZE E PROPOSTE I ragazzi che bene o male frequentano hanno alle spalle una famiglia che vive l’esperienza cristiana per cui la domanda sorge spontanea: “la catechesi dei giovani deve partire da una catechesi agli adulti genitori?” Viene portata l’esperienza di una parrocchia fuori vicariato dove l’esperienza del post cresima per i giovani viene svolta in piccoli gruppi guidati da una coppia di sposi, vista l’affluenza sembra che tale esperienza funzioni i ragazzi sentono la possibilità di potersi aprire, parlare dei propri problemi alla luce di una Parola. I ragazzi chiedono agli adulti coerenza perché essere cristiano oggi non è semplice. Ci sono tematiche che possono essere affrontate con i ragazzi come:
Ci sono esperienze di ascolto e confronto dei ragazzi con la Parola di Dio guidati da un presbitero o un laico. Spesso legare la catechesi ad un momento di impegno sociale a queste età può risultare benefico al fine di poter sviluppare lo spirito di solidarietà umana e condivisione. A nostro modo dovrebbero essere comunque delle linee guida diocesane di percorsi per i ragazzi con confronti con esperti, ed esperienze da far vivere comunitariamente che aiutano a riconoscersi Chiesa e a non vergognarsi di essere cristiani. Gruppo 6“Come incontrare i Fratelli che sono lontani dalla vita parrocchiale, ma non sono lontani da Dio?”
Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, San Leopoldo, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Altino, Quarto d’Altino; 17 partecipanti.
Lettura: “Vivendo il mistero della Pasqua si comprende l’autentico messaggio che svela, istante per istante, la vita della Chiesa attraverso l’azione di ogni appartenente ad Essa. Questo è fonte di felicità di fronte all’annuncio di salvezza che ne deriva per tutti e perché tale salvezza del Figlio di Dio risorto è invito, prima di tutto, alla gioia”.
Si introduce il Gruppo con la sintesi sulla domanda n. 3 del precedente Consiglio Pastorale Vicariale: “Riesci a formulare qualche proposta perché la Comunità incontri chi non pratica la vita di comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?”. Nel nostro gruppo è emersa l’importanza della testimonianza vissuta nel quotidiano, testimonianza che passa attraverso il nostro modo di essere, trasmettendo ciò che per primi abbiamo maturato in noi. Dovremmo sentire il desiderio di incontrare le persone da quanto abbiamo in comune. Ogni incontro, ogni luogo può diventare occasione per entrare in dialogo, per accogliere l’altro così com’è; si può portare Cristo anche senza nominarlo. Testimonianze: D. testimonia di una sua esperienza, vissuta in una parrocchia dove svolgeva il suo ministero di consacrata, in merito ad un gruppo di giovani ritenuti degli emarginati all’interno di quella comunità. Come attraverso la sua presenza spontanea in quel gruppo di ragazzi avesse creato stupore, in prima istanza, e come poi questi si fossero lasciati coinvolgere entusiasticamente nel vissuto della stessa comunità di appartenenza.
Altre esperienze tangibili attengono l’ambito del volontariato e come tale servizio gratuito e disinteressato possa diventare autentico esempio da imitare per coloro che non vivono una loro partecipazione attiva alla vita comunitaria parrocchiale. L’umiltà, la semplicità il saper dar ragione della nostra fede possono abbattere i muri che incontriamo. Dobbiamo avere anche la capacità di riconoscere i nostri errori e di chiederci quali ostacoli poniamo noi che frequentiamo a chi ci vede dall’esterno. Siamo stati tutti concordi nell’affermare come la Parola, la preghiera, l’Eucarestia vissuta, diventano la forza trainante del nostro agire.
Concludendo; affascinati dall’amore che salva, dal desiderio di incontro, dalla volontà di servizio, possiamo instaurare trame con cui tessere i rapporti di relazione con tutti.
La riflessione parte da quella precedente del 27 marzo 2008 e dalle 3 domande proposte a tutta l’assemblea:
Le posizioni sono diverse a seconda dell’esperienza, della situazione parrocchiale, di quella personale… I preti hanno percorsi di vita anche molto diversi.
Spicca un senso di fatica causato dalla troppa pressione cui spesso si è sottoposti sia da parte della diocesi e del vescovo, sia da parte della parrocchia e delle sue esigenze e dei doveri cui rispondere, sia da parte delle persone che presentano a volte domande vere e perciò costruttive, a volte richieste sciocche, a volte anche violente; in molti casi c’è una ricerca di sfruttare, di usare il prete. C’è anche la possibilità che perfino in parrocchia le scelte, le ricerche, le strade che si prendono non abbiano come punto di partenza e criterio ultimo il vangelo, ma “altro”… e allora si perde il senso della verità della vita.
Qualcuno cerca di “difendersi”, qualcuno non ci riesce o troppo poco. C’è una ricerca delle persone e del rapporto con loro, al di la delle cose da fare. Non c’è la pretesa di cambiare le situazioni, di risolverle. C’è la possibilità di fare un po’ di strada assieme e di aiutare a far fare alcuni passi. C’è una forte esigenza di vita evangelica, segnata in verità dal Signore e dalla sua parola e non dedita alla prestazione da rendere…e c’è la gioia di riuscire a vivere alcune situazioni e alcune relazioni in questo modo…
|