Verso la sosta

 


 

Parrocchia di San Pietro Apostolo

Favaro Veneto

 

 

 

Verso la Sosta

 

 

Riflessioni  della Comunità

in preparazione

alla Visita Pastorale

   



per  il nostro patriarca Angelo

 

A partire dall’Assemblea Ecclesiale del 10 aprile 2005 – ma ancora prima, preparandoci a questo grande evento – la nostra comunità ha cominciato a vivere l’esperienza di questa Visita Pastorale. Quando abbiamo saputo che la sosta nel nostro vicariato di Favaro-Altino si stava approssimando, il nostro cammino si è fatto più intenso, in particolare dopo l’incontro vicariale con i delegati del patriarca, il 18 ottobre 2007, a Tessera.

Insieme al nostro parroco, don Andrea, abbiamo vissuto tanti momenti di incontro e riflessione, a livello parrocchiale e vicariale.

Abbiamo cercato di formulare quel giudizio di fede al quale ci invita la lettera d’indizione, nel confronto reciproco e nello scambio di idee.

Questa è una raccolta dei documenti elaborati durante questo periodo: sintesi degli incontri vicariali, dei nostri consigli pastorali allargati, riflessioni, notizie, articoli di “Informazioni della comunità”, il nostro foglietto parrocchiale, o di “Pietra angolare”, il periodico che portiamo a tutte le famiglie della parrocchia a Pasqua e a Natale. E’ quasi una cronaca, affettuosa e intima, della nostra comunità che si racconta.

In preparazione alla “sosta” presso la nostra parrocchia, attesa per i giorni dal 19 al 21 dicembre, IV Domenica d’avvento, abbiamo la gioia di affidare questa raccolta alle mani del nostro patriarca.

 

 

 

la Comunità di San Pietro Apostolo

e il suo parroco, don Andrea Volpato

 

 

Favaro Veneto, 3 dicembre 2008


Sommario


Sommario


Eventi parrocchiali

Lettera al nostro patriarca    
Favaro Veneto, 2 dicembre 2008

 

Informazioni della comunità, 21 ottobre 2007    
VISITA PASTORALE A FAVARO

Informazioni della comunità, 9 dicembre 2007    
INCONTRI IMPORTANTI

Pietra Angolare Natale 2007 n.15    
“OGGI DEVO FERMARMI A CASA TUA“

Gruppo Sposi    
Sintesi delle riflessioni in preparazione alla Visita Pastorale

Azione Cattolica    
Alcune considerazioni sulla nostra associazione

Catechisti    
Relazione

Gruppi di Ascolto    
In attesa della visita Pastorale

Consiglio Pastorale allargato    
San Pietro apostolo, 9 gennaio 2008

Informazioni della comunità, 13 gennaio 2008    
SUONIAMO LE NOSTRE CAMPANE!

Informazioni della comunità, 27 gennaio 2008    
Aria di visita pastorale…!

 

Informazioni della comunità, 3 febbraio 2008    
LA PAROLA AI GIOVANI
… E AGLI SPOSI

Pietra Angolare Pasqua 2008 n.16    
VISITA PASTORALE – VERSO LA SOSTA

 

 

Informazioni della comunità, 6 aprile 2008    
VERSO LA SOSTA

Informazioni della comunità, 13 aprile 2008    
Cammino e Sosta

Informazioni della comunità, 18 maggio 2008    
VERSO LA SOSTA

 


 

Informazioni della comunità, 29 giugno 2008    
Notizie sulla “sosta”

Consiglio Pastorale allargato    
San Pietro apostolo, 1° ottobre 2008

Informazioni della comunità,  5 ottobre 2008    
CPP ALLARGATO

Informazioni della comunità, 19 ottobre 2008    
UN INCONTRO INTERESSANTE

Informazioni della comunità, 26 ottobre 2008    
Incontro con don Valter

Informazioni della comunità, 2 novembre 2008    
Inizia la visita pastorale

Informazioni della comunità, 9 novembre 2008    
LE PARROCCHIE DEL VICARIATO: VICINE O LONTANE?

 

Pietra Angolare Natale 2008 n.17    
Intervista al Presidente della Municipalità di Favaro Gabriele Scaramuzza
Mi ero preparata

Informazioni della comunità, 21 dicembre 2008    
BENVENUTO. PATRIARCA ANGELO
 


Eventi Vicariali

 

Incontro iniziale    
Tessera, 18 ottobre 2007

 

 

Incontro con don Giannino Piana
San Pietro, 13 dicembre 2007 - ESSERE CRISTIANI OGGI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incontro vicariale    
San Pietro apostolo, 1° febbraio 2008

 

 

Incontro vicariale    
San Pietro apostolo, 27 marzo 2008

Incontro con il patriarca e il consiglio episcopale    
Quarto d’Altino, 3 aprile 2008

 

 


 

Incontro Vicariale    
San Pietro apostolo, 3 giugno 2008

Messaggio alle parrocchie, 24 giugno 2008    
La Sosta con il Patriarca    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apertura della Visita Pastorale    
Tessera, Domenica 9 novembre 2008

Preghiera alla Vergine Nicopeja 

 


Lettera al nostro
Patriarca



Lettera al nostro patriarca

 

Mittente: I bambini che fanno parte del gruppo di quinta elementare

Destinatario: Il nostro patriarca Angelo Scola

 

Caro Patriarca,

qualcuno di noi ti conosce già, altri no e ti pensiamo così: un uomo né magro né grasso, robusto, con gli occhiali, con i capelli bianchi, e anche grigi, con un po’ di barba corta, pelle chiara, intelligente, molto molto molto intelligente, furbo, saggio, un po’ vecchietto e senza moglie, molto in gamba per la tua età, buono e allegro, ti piace la cioccolata, scrivere e studiare.

 

Perché vieni a trovarci a casa nostra?.Sei a capo della diocesi di Venezia, vieni a conoscerci, per vedere come ci comportiamo con gli ammalati, per vedere come vanno le cose qui, vuoi conoscerci di persona, per conoscere meglio le nostre parrocchie e le persone che le compongono, per farci imparare cose nuove, per vedere come ci comportiamo nella nostra chiesa e per vedere come funziona, per farci capire meglio la vita di Gesù…

 

Ci piacerebbe dirti che: …vorrei raccontarti della mia famiglia e della comunità…

siamo felici e contenti che vieni… sei molto gentile a venirci a trovare… vado volentieri a messa e a catechismo e mi piace anche molto… vorrei conoscerti dal vivo… tu sei molto in gamba e cercherò di aiutare sempre di più gli altri… è molto divertente e impegnativo partecipare alla messa e al catechismo…l’ultima volta che ti ho sentito parlare a Venezia mi sono un po’ annoiato…

 

Sai, nella nostra comunità c’è: tanta gente e siamo a Favaro, Don Andrea che si impegna molto con noi, la chiesa, l’acr, il campo da calcio, il grest, si va a messa ogni domenica, il catechismo, faccio la chierichetta, momenti di gioco e momenti di catechismo, studio, preghiera,ci si incontra tra noi, si gioca, c’è amicizia, il patronato, i gruppi di ascolto, il gruppo sposi ; non c’è l’infelicità e la tristezza.

 

Ci piacerebbe che la visita pastorale ci fosse tutti gli anni, qui da noi tu ti divertissi e andassi via con un sorriso segno che qui con noi sei stato bene, venissi più spesso a controllare come vanno le cose, venissi a trovarci ogni mese, stare di più con i miei genitori, che al mondo non ci fossero più guerre, venire a Venezia a trovarti, che tu fossi un mio famigliare, che fossero presenti tutti a messa, e tutti si rispettassero…

 

Vorrei chiederti:

Cosa si prova ad essere famosi?

Che fossi sincero con noi se ti sembriamo dei bambini che non si prendono cura degli altri o che pensano solo a se stessi…

Quando ti è venuta l’ispirazione di diventare patriarca?

Quando hai sentito il desiderio di diventare sacerdote?

Tu sai tutte le preghiere a memoria?

Se ti piace dire la messa…

Quando sei nato…

Non ti chiedo niente perché so che hai tante cose da fare…

 

Ti vogliamo regalare un sorriso e una stretta di mano con affetto e la promessa di comportarci meglio.

 

Ti auguriamo un buon viaggio nelle altre chiese che devi visitare, siamo felici di averti conosciuti bacioni da tutti.

 

Favaro Veneto, 2 dicembre 2008

 

Giulia M-Daniele-Simone J-Giorgia-Sara-Isabella-Valentina-

Giulia R-Andrea-Gianmarco-Alessandro-Simone P-Eros-

Ilaria-Eva-Mattia C-Giada-Francesca T-Aurora P.-Giulia DR-Samuel


Incontro iniziale



 

Incontro iniziale
 

Tessera, 18 ottobre 2007

 Incontro con i collaboratori del Patriarca

 

 

Gli aspetti che caratterizzano la visita pastorale

(don Beniamino)

 

La visita pastorale ha il carattere dell’evento. Evento è un termine aperto che racchiude al suo interno più dimensioni temporali.

La visita pastorale del patriarca Marco è durata dall’81 all’88, ha avuto come conclusione “Il granello di senapa”.

Questa visita pastorale è cominciata il 10 aprile 2005 (Assemblea Ecclesiale).

L’evento continua anche quando la visita è compiuta nella nostra comunità parrocchiale.

 

La visita pastorale si colloca nell’esperienza dell’incontro. Come Gesù che entra nella città di Gerico e incontra Zaccheo (Lc 19). Gli incontri che Gesù ha fatto sono tutti incontri che determinano un incontro di amicizia con una persona e ne scaturisce un cambiamento (p.e. la samaritana)

Non è un momento di verifica di carattere economico-organizzativo… C’è anche questo ma il patriarca viene per incontrare i sacerdoti, le persone. E’ rivolta a tutti gli abitanti del vicariato, di qui l’invito di portare l’annuncio a tutti.

“In fretta scese e lo accolse con gioia”: non sappiamo qual è stato il cambiamento nella vita di Zaccheo.

L’incontro del patriarca non è formale, p.e. con i bambini delle scuole materne.

 

Il 3° elemento è la traditio: il vescovo entra nelle comunità ed ha il compito di verificare la fede. Traditio significa consegna della fede.

Tutto quello che noi abbiamo veduto, contemplato, toccato, noi ve lo consegniamo. A partire dagli apostoli.

Nella comunità di fede c’è uno scambio reciproco. La fede si è radicata, ha messo radici: è la nostra chiesa locale. Qui il patriarca/apostolo viene ad incontrare la nostra comunità per esprimere un giudizio e per indicare i passi futuri.

L’aspetto burocratico, legale, economico è secondario.

La visita pastorale è:

²     un evento aperto

²     segno sacramentale di Gesù pastore che incontra la comunità

²     traditio della fede.

 

Ultimo elemento: la visita è intrecciata con l’esperienza sinodale. Non è solo il patriarca ma tutti i responsabili vicariali.

Il modo di camminare della Chiesa non è singolaristico ma sinodale, si fa insieme.

Per questo è stato privilegiato il carattere vicariale (e zonale: Venezia, Mestre, terraferma…).

Abituiamoci a pensare che viene prima il tutto e pio il singolo: prima la diocesi, dopo la singola parrocchia.


Le 4 finalità

(don Beniamino)

 

Sono il frutto di una comunione larghissima con tutti gli organismi della diocesi, non sono una scelta fra 10. Hanno una logica ecclesiale precisa (At 4,52) e si ispirano alla ecclesiogenesi, come la Chiesa si sviluppa e si apre alla missione. Hanno un sviluppo circolare.

 

La 1° è rigenerare il popolo cristiano attorno all’Eucarestia. Cuore, centro, radice, culmine e fonte della missione della Chiesa. Non esiste altro. Il cuore dell’incontro è l’Eucarestia della domenica attorno alla quale la comunità si riunisce.

 

La 2° è educare al pensiero di cristo. Gli apostoli insegnavano quello che Gesù ha fatto e detto. Il pensiero di Cristo è capire come lui è vissuto, come ha amato.

Ci sono le varie scuole, i gruppi di ascolto,, gli esercizio spirituali, la meditazione personale…

 

Educare al gratuito: è la donazione totale della nostra vita. Al suo interno scelgo opere buone, che mi fanno crescere.

 

Apertura alla dimensioni del mondo: apertura agli ambienti, la scuola, il mondo della salute, il mondo associativo civile, sociale, i consigli comunali, le municipalità, lo sport. Tutti gli ambienti sono aperti, fino alla missio ad gentes, per far sentire a tutti la dimensione universale della Chiesa.

 

 

 

Lettera d’indizione

(don Valter)

 

a)      Priorità al soggetto comunitario (pag. 12): il patriarca viene ad incontrare un soggetto, una comunità.

La parola soggetto presuppone un elemento passivo che subisce gli elementi della vita ma anche attivo che prende in mano la propria vita.

Chi è questa “mano” (come nell’esempio che fa il patriarca), cioè il nucleo più sensibile che si lascia coinvolgere? La visita pastorale sarà efficace se questo gruppo si sentirà mobilitato e a sua volta mobiliterà coloro che vengono meno a Messa, che sono più lontani. Abbiamo ricevuto dal Signore il dono di farci carico dell’annuncio del Vangelo.

 

b)      Il vicario generale e il segretario si fanno carico un anno prima della visita di incontrare la comunità. Dobbiamo farci carico di annunciare la visita in tutti gli ambienti dove si svolge la nostra vita.

A livello parrocchiale, vicariale, zonale (cittadino); il primo compito è quello di informare tutti: ci vogliono tempo e mezzi.

Contemporaneamente la comunità avvia un confronto tra le varie realtà presenti al suo interno.

Giudizio di fede sul cammino fatto e dove ci troviamo oggi a livello parrocchiale e vicariale: quello che conta è dare un giudizio di fede confrontandoci con le 4 finalità (sono la griglia della nostra verifica).

Si tratta anche di rilevare gli aspetti problematici, ma è necessario identificare le via per risolverli, p.e. coppie che si separano… Dire cosa il Signore mi sta dicendo per risolvere il problema.

Le 4 finalità sono valide per i preti, per i bambini, i catechisti, il gruppo sposi… ci aiutano a sviluppare un linguaggio comune. Non sono calate dall’alto ma derivano da un ascolto di due anni di tutte le realtà locali.

 

c)      E’ necessario mettere ordine nell’ambito del patrimonio della parrocchia, con la collaborazione del consiglio per gli affari economici.

Invito ad essere seri con le istituzioni.

 

 

d)     A marzo verrà il patriarca per incontrare le comunità e ascoltarle.

Necessario prepararsi per tempo e inviare il materiale sintetico. Obiettivo è ascoltare il giudizio di fede che ci siamo dati.

 

e)      Da marzo fino a luglio i parroci con il segretario calendarizzano la visita: impegni vicariali e parrocchiali (11 parrocchie nel Vicariato di Favaro-Altino).

 

f)       Una volta presentato il calendario il patriarca comincia la visita prima a livello vicariale. Comincerà a fine ottobre (probabile l’ultima domenica): domenica pomeriggio, venerdì pomeriggio, domenica mattina.

 

g)      Tornerà dopo alcuni mesi per consegnarci gli appunti di viaggio per il nostro cammino. Non ci sarà una lettera inviata alle singole parrocchie.

Al termine della visita parla con il parroco e gli dice a voce le impressioni a caldo. Viene tutto registrato.

 

 

Sintesi degli interventi delle persone

(don Beniamino)

 

Richiesta pressante di comunione.

Parliamo di comunità, sinodalità. Abbiamo parlato di “lavorare in rete”, di sinergia. Sono termini usati nel mondo del lavoro, della produttività.

Comunione è un’altra cosa: è il dono che viene impresso in noi nel battesimo. La comunione non dipende dal numero di preti. Le proiezioni dicono che tra 5/6 anni le nostre parrocchie non avranno ciascuna un parroco. La comunione è iscritta nella Chiesa: noi non possiamo essere nella Chiesa se non siamo nella comunione.

La forma comunitaria non è un optional, qualcuno sì, qualcuno no.

La pluriformità nell’unità: sono due elementi dialettici tra loro. Ogni parrocchia ha le sue peculiarità, ma sta dentro una unità.

Stile di vita comunitario anche nella guida: questo è il modo della comunità pastorale. Lo stato della chiesa primitiva, un gruppo di uomini che si assume la responsabilità delle altre persone.

I mesi che ci separano dalla visita pastorale sono fecondi, dobbiamo cominciare subito a camminare verso la comunione.

Mettere prima Cristo e dopo tutto il resto. Stile ecumenico: riportando Cristo al centro, lì trovo l’unità.

Incoraggiamento ad andare avanti così, ci siamo subito sintonizzati su questa linea.

“Erano un cuor solo e un’anima sola”: la vita nella parrocchia deve essere non isolata ma vissuta nella Chiesa universale.

I misteri della vita cristiana sono impiantati nella vita reale, nel lavoro…

Questo lo fa il patriarca ma dovrebbero farlo anche le comunità: non esiste niente di estraneo alla vita del cristiano. Il patriarca parte dal cristiano ma si rivolge  tutti.

Percezione che siamo entrati nel cuore, nello spirito della visita pastorale.


Informazioni
della Comunità
21-10-2007



 

Informazioni della comunità, 21 ottobre 2007

 

VISITA PASTORALE A FAVARO...

…Anzi, per essere più precisi nel vicariato di Favaro-Altino. Sono partite le operazioni in vista del “passaggio” della visita pastorale del patriarca Angelo nel nostro territorio.

La visita pastorale è infatti iniziata con l’assemblea diocesana del 10 aprile 2005, ha sostato in varie zone della diocesi, in questi giorni sosta a Mestre, poi toccherà a  Carpendo e nell’Autunno 2008 sosterà nel nostro territorio. Anzi, già che ci siamo possiamo dare una data che, salvo problemi che ora non siamo in grado di prevedere, dovrebbe essere certa: essendo il patriarca impegnato a Roma con la C.E.I. per quasi tutto il mese di ottobre 2008, è probabile che si inizierà, come di consueto, con i vesperi solenni di una domenica pomeriggio che dovrebbe essere l’ultima domenica d ottobre, il giorno 26 ottobre.

Ma lasciamo perdere questi dettagli di poco conto, queste curiosità, e andiamo al dunque.

Intanto notiamo un punto a nostro favore: a questo primo incontro erano presenti veramente molte persone, quasi tutti i posi a sedere della chiesa di Tessera. A detta del vicario generale, Mons. Pizziol e  di d. Valter, segretario della visita, siamo stai il vicariato finora di gran lunga più numeroso. E questo è di per sé un bel segno. Indica una voglia, un desiderio di esserci e di vivere questo momento con il nostro vescovo. Questa voglia e questo desiderio sono poi emersi anche dagli interventi dei partecipanti.

Chi è venuto a nome del patriarca ci ha raccomandato di disporci subito a questo momento di incontro vivo con il successore degli apostoli, segno sacramentale della presenza di Cristo, che viene per stare con noi e confermarci nella fede.

In questi mesi essenzialmente seguiremo due indicazioni:

in primo luogo cercheremo di informare tutti, ma proprio tutti della visita pastorale; i singoli, le famiglie, ma anche le istituzioni, le associazioni e le altre presenze significative nel nostro territorio.

E poi cercheremo di far il punto per esprimere un giudizio a partire dalla fede sullo stato di vita delle nostre comunità: questi ora siamo noi. E per guardare al futuro, per quali strade, in quali direzioni intendiamo proseguire il cammino.

In patriarca non viene a “controllare” cosa combiniamo, ma a d aiutarci e a confermarci nel nostro cammino.

Don Andrea


Informazioni
della Comunità
9-12-2007



 

Informazioni della comunità, 9 dicembre 2007

 

COME VIVERE DA CRISTIANI LAICI

NEL NOSTRO TEMPO

E’ il titolo di un incontro per tutto il vicariato di Favaro – Altino in vista e in preparazione alla visita pastorale. Tutti sono invitati Giovedì 13 dicembre alle 20,30 nella nostra sala parrocchiale. Ci aiuterà a riflettere e poi a dibattere don Giannino Piana, docente di etica cristiana all’università di Urbino e autore di numerose opere su questi temi.

 

INCONTRI IMPORTANTI

Il 9 Gennaio 2008 Consiglio pastorale allargato nella nostra parrocchia in vista della visita pastorale e per inserirci nel cammino di tutto il vicariato. Cominciamo a dirlo per tempo.

Il 1 Febbraio Assemblea Vicariale. Sempre la stessa ragione e per lo stesso cammino. Anche questo appuntamento importante lo segnaliamo per tempo e poi naturalmente lo riprenderemo.

 

Incontro con
don Giannino Piana



 

Incontro con don Giannino Piana

San Pietro apostolo, 13 dicembre 2007

 

Essere cristiani oggi

 

Mi sembra interessante riportare una sintesi dell’incontro tenuto il 13 dicembre a cura di don Giannino Piana, docente universitario noto a livello internazionale. Si trattava di un incontro aperto a tutto il vicariato, un prezioso contributo che ci accompagna nel cammino di preparazione alla Visita Pastorale.

Il tema dell’identità del cristiano ricorre ogni volta che c’è un salto nella civiltà e negli autori che ne hanno individuato i cambiamenti e profeticamente annunciati. Secondo Bonhoeffer (teologo protestante vittima del nazismo) essere cristiani significa due cose: “pregare e fare la giustizia degli uomini”, cioè realizzare la comunione con Dio e l’impegno verso gli uomini.

Il mondo di adesso e la nostra società sono caratterizzati da una forte secolarizzazione, in pratica il distacco dalla Chiesa. La secolarizzazione porta in sé un’ambivalenza: se da un parte ha permesso l’autonomia (per esempio della scienza) e purificato la religione da aspetti che non le appartengono, dall’altra si identifica con la perdita del senso, delle radici. Non significa negazione di Dio ma oblio: Dio non è più combattuto come avveniva a fine ‘800, ma ignorato. L’aspetto veramente negativo è la secolarizzazione delle coscienze, cioè il venir meno delle domande fondamentali sulle quali si regge l’uomo e la sua ricerca. Spinte individualistiche negano la dimensione sociale, ognuno si autoreferenzia. C’è una crisi di alcuni valori che in passato costituivano la precognizione alla fede: il senso del mistero, come apertura della vita verso l’infinito; il valore della gratuità e della solidarietà; l’assenza di progettualità anche nella politica; la tecnologia come soggetto dominante, anziché strumento: attraverso strumenti sofisticati e pervasivi sempre più noi conosciamo una realtà virtuale.

Affascinanti le quattro piste identificate per un cambiamento.

Laicità: capacità di vivere l’autonomia nel mondo; riscoprire un cristianesimo adulto che sa fare i conti con la politica e con la storia, che rispetta l’autonomia dell’uomo nel mondo; un cristianesimo che deve fare i conti con la fede come spinta, tensione, apertura verso il non ancora come capacità di dare senso a questo mondo nel quale si gioca l’avvento del Regno; un cristianesimo che sa ricercare un ethos comune attorno al quale convergano le molte etiche che convivono nella nostra società.

Radicalità evangelica: vivere i valori del vangelo nel mondo; necessità di tornare all’austerità evangelica, alla radicalità delle beatitudini: vincere la miseria, l’ingiustizia, l’emarginazione; il suo valore più profondo è la carità, il perdono, la pace, la non violenza; riconciliare i conflitti interpersonali e passare dalla testimonianza personale a quella comunitaria.

Dimensione mistica: acquisire la dimensione del pregare, vivere costantemente alla presenza di Dio; scoprire la dimensione trascendente: Dio è presente di fronte a noi ma oltre a noi; il ritorno al senso mistico deve trovare la propria sede nella quotidianità, rispetto alla quale la liturgia non deve essere un momento separato, così che l’Eucarestia possa davvero cambiare il cuore dell’uomo e portarlo alla conversione.

Linguaggio della fede: ridefinirlo nel segno della bellezza, perché attraverso la bellezza sia capace di far trasparire la verità del messaggio; la bellezza sta al di là del bene, al di là della verità, apre l’uno e l’altra alla dimensione del trascendente, come è nella logica del cristianesimo, cioè mettere insieme due alterità apparentemente contrapposte: il corpo e lo spirito, l’umano e il divino…

Per concludere: l’identità del cristiano è Gesù Cristo.


Pietra Angolare n. 15
Natale 2007



 

da Pietra Angolare n. 15 - Natale 2007

 

OGGI DEVO FERMARMI A CASA TUA

 

… con queste parole nel 2005 il Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, titolava la lettera con la quale annunciava la Visita Pastorale che avrebbe compiuto recandosi in tutte le comunità parrocchiali della diocesi, una ad una.

 

Il riferimento del titolo riguarda l’ affermazione che Gesù fa nel Vangelo di Luca a Zaccheo il pubblicano, il quale spinto dalla curiosità di conoscere il Maestro salì su un albero per poterlo vedere meglio e Gesù rivolgendosi a lui direttamente si “autoinvita “ a casa sua e, Zaccheo scese in fretta e lo accolse con gioia.

 

Perciò da quasi due anni il nostro Patriarca sta incontrando le comunità parrocchiali e con esse tutte le realtà che costituiscono il tessuto sociale del territorio nel quale ogni parrocchia vive.

 

Ebbene, oggi noi annunciamo con gioia che nell’ autunno del prossimo anno , il 2008, il Patriarca si fermerà nella nostra casa, a San Pietro di Favaro e in quel periodo ( la data non è ancora definita con precisione ) si terrà la Visita Pastorale anche nelle parrocchie vicine del nostro vicariato.

 

E’ un appuntamento importante per il quale è già iniziato il cammino di avvicinamento e preparazione assieme alle altre comunità del vicariato che comprende oltre a Favaro, Campalto, Dese, Tessera, Portegrandi e Quarto d’Altino.

 

Leggendo le cronache che descrivono gli incontri  già avvenuti nelle altre zone della diocesi di Venezia emerge quanto prezioso sia lo scambio di testimonianze tra il popolo cristiano e il Patriarca. In questo rapporto  sincero si può dire stia il senso della visita pastorale come dono.

Nel dono si da e si riceve allo stesso tempo e gli interrogativi e i dubbi che ognuno concretamente sperimenta e vive nel quotidiano possono trovare nel confronto costruttivo uno stimolo e una proposta per riprendere  la strada con entusiasmo e slancio rinnovati.

 

Torneremo nuovamente su questi temi nel corso dei prossimi mesi, per ora ci sembrava importante rendere noto l’ annuncio di questo importante incontro che vivremo ma precisando che già da adesso siamo tutti invitati a cogliere con gioia questa opportunità sentendoci accolti in parrocchia come a casa propria……arrivederci.

 

 Mariano


Gruppo Sposi



 

Gruppo Sposi

 

Favaro, 7 gennaio 2008

 

Sintesi delle riflessioni  in preparazione alla Visita Pastorale

  

Partiamo dalla necessità di elaborare, maturare un nostro giudizio di fede, che riguardi la comunità tutta. Cogliamo questa richiesta che ci viene dal patriarca come una opportunità preziosa per compiere una nostra sosta da vivere come momento di fraternità.

“Oggi devo fermarmi a casa tua”: prepariamo la nostra casa.

Quello che succede intorno a noi è parola di Dio, leggiamo la realtà della comunità in questa ottica, senza giudicare i comportamenti delle persone, ma cercando di accoglierli e capirli.

Vengono proposte, condivise a livello vicariale, tre direttive: catechesi, liturgia, missionarietà.

Le quattro finalità della visita pastorale saranno la griglia di verifica delle nostre riflessioni.

 

Comunità

Abbiamo cercato di capire cosa significa comunità e appartenenza alla comunità.

C’è il rischio di tentare definizioni e chiudersi in queste, come anche di limitarsi a valutazioni di tipo numerico. Le statistiche non sono facili e sono state già fatte.

Ma la fede non è un fatto statistico, è un dono di Dio che cresce e si evolve tra le persone: lo dimostra la dinamica all’interno della parrocchia di gruppi che terminano o che cambiano, la presenza di stranieri, le richieste di coppie per il battesimo, di genitori per il catechismo.

Sembra esserci un’incongruenza tra le richieste numerose e pressanti e la scarsa disponibilità a dare un mano. Viene da chiedersi cosa vuole la gente, perché tante persone si avvicinano alla chiesa (intesa come popolo di Dio) per chiedere i sacramenti, cosa le spinge. Si tratta di persone di estrazione sociale e religiosa diversa, che pure gravitano attorno alla chiesa, senza una consapevolezza certa di ciò che chiedono e nemmeno di ciò che sentono. Si sente forte la mancanza di una generazione preparata capace di prendersi a cuore la vita della comunità e sentirsene coinvolta. Di dare a queste persone anche un esempio, una trasparenza della propria fede che possa essere coinvolgente e trainante per chi si affianca e far nascere in loro una nuova consapevolezza.

Questo è un aspetto critico. Noi rischiamo di essere un gruppetto isolato o di spendere infinite energie per scarsi risultati. L’accento è posto sulla nostra capacità e incisività apostolica.

 

Della comunità molti si dicono appartenenti ma pochi sono disposti a prendersene cura, a condividerne effettivamente la vita, nell’operosità, nella partecipazione ai momenti liturgici o di aggregazione (per esempio la Festa Insieme). L’appartenenza alla comunità per lo più è sentita come un chiedere e quasi mai un dare, non uno scambio di doni ma una richiesta di servizio. C’è una gran paura a lasciarsi coinvolgere e restare intrappolati.

Questo aspetto riguarda la catechesi, la liturgia e anche l’operatività pratica.

 

Esistono nella comunità diversi modi di vivere la fede, diversi modi di avvicinarsi alla chiesa.

Uno di questi è la richiesta dei sacramenti che però rischia di diventare, se non lo è già, una prassi, senza una disponibilità vera della persona, del genitore, senza un’apertura a un coinvolgimento personale. Anche se ne consegue un effettivo avvicinamento con una partecipazione più assidua alle celebrazioni, questa rischia di essere temporanea e rimanere estranea alla vita della comunità. C‘è un’effettiva difficoltà nel creare legami veri e vitalizzanti tra le persone perché ci sentiamo davvero nella nostra famiglia e nella famiglia più grande che è la Chiesa universale.

 

Testimonianza

Tutti hanno citato una caso, una testimonianza della propria vita di persona cristiana: non è un semplice racconto di un fatto ma un mostrare come l’azione del Signore permea la nostra vita di tutti i giorni. Questo desiderio, quasi un anelito nel raccontarsi le cose, a condividerle e non tenerle tutte per sé, si sente tra noi e ci qualifica di un sentire comunitario. La stessa attenzione verso gli altri gruppi della parrocchia ed il rammarico per la non completa conoscenza tra tutti ne è la prova, è uno degli aspetti che certificano il nostro desiderio di essere in comunità. Ma ciò che rende la nostra testimonianza un annuncio di fede è l’incontro con il Signore, ciò che fa di noi un ponte tra il fratello e l’Altro. Si coglie l’invito a una minore freddezza, a rompere l’indugio, a mettere in comune i doni che il Signore ci ha dato. Credo che questo sia un nostro limite del quale stiamo prendendo consapevolezza.

 

Carità

Emerge anche un’attenzione profonda piena di umanità nei confronti del prossimo, uno sguardo di carità che si esprime in esperienze concrete (dove questo è possibile per chi ha del tempo da dedicare). Sono stati citati tanti casi di rapporti personali fecondi, di attenzione premurosa verso i fratelli… C’è la richiesta di conoscere le attività di tipo caritativo che vengono svolte in parrocchia, pur nel rispetto della riservatezza. E’ bello notare come questo sentire nei confronti degli anziani, di chi è in difficoltà è emerso in modo spontaneo tra noi: è uno sguardo di carità che siamo capaci di mostrare.

 

Spiritualità

Sentiamo la necessità di crescere nella fede con esperienze di vita vissuta, dove si coniughi la spiritualità e la vita pratica, perché la fede abbraccia la concretezza ed è lì che si prova, nella vita di tutti i giorni e nella vita insieme. Le esperienze fatte finora (come quelle del Gruppo Sposi) sono state significative ma forse è possibile ricercare una spiritualità più profonda.

 

Cristo è davvero al centro della nostra vita oppure è un pretesto?

A volte lo diamo per scontato e facciamo fatica ad interrogarci in proposito. Alla necessità e buona volontà di darsi da fare per sostenere le tante attività della parrocchia corrisponde altrettanta cura nella formazione spirituale personale e comunitaria? Quando la spinta al nostro fare parte dal nostro essere allora si vede la differenza: vivere questo tipo di spiritualità investe tutto il nostro agire e lo rende più efficace.

 

Catechesi

“Siamo in terra di missione, stiamo annunciando il vangelo ai pagani” queste parole di don Andrea fanno capire la delicatezza e la criticità del momento che stiamo vivendo.

Ci si interroga a lungo sul perché di certi comportamenti:

  • i genitori che mandano i figli a Messa e restano fuori o a casa: non vanno giudicati ma aiutati, è una difficoltà da capire;
  • perché è così difficile coinvolgere i genitori dei bambini del catechismo?
  • gli incontri dedicati a loro in occasione della prima confessione, della prima comunione e della cresima che frutti portano?
  • anche il Gruppo Sposi fatica a richiamare nuove famiglie, a volte anche le stesse famiglie già presenti;
  • sarebbe bello proporre un percorso ai genitori partendo dai battesimi ma le scarse risorse vanno dosate accuratamente.

La catechesi dei bambini impegna gran parte delle energie della parrocchia. Nonostante l’impegno e la dedizione, man mano che i ragazzi crescono, la loro presenza è sempre più rarefatta.

 

Per quanto riguarda la formazione degli adulti, Gruppi d’Ascolto, Gruppo Sposi e Scuola biblica sono le opportunità offerte nella nostra parrocchia.

E’ presente inoltre l’Azione Cattolica, a partire dall’ACR, e tre gruppi di giovani, suddivisi per fascia d’età.

 

Liturgia

La presenza di un sentire di fede diverso tra le varie persone, di profondità e spiritualità differenti, rende difficile proporre una forma liturgica e un annuncio apostolico che raggiunga ciascuno, si rischia un appiattimento a discapito di tutti. Le Messe celebrate nei diversi orari la domenica hanno in effetti una loro specificità, specialmente quella delle 9:30. In particolare questa celebrazione, che forse è quella che ha maggior numero di presenze, non può essere solo a misura di bambino. E’ opportuno affidare ai bambini le letture e le preghiere così numerose? I genitori sembrano assenti…

 

Spazi e Patronato

L’uso degli spazi e del patronato è un tema accennato più volte ma non approfondito.

 

 

Per finire, c’è da notare come la partecipazione alla riflessione sia diversa a seconda delle persone:  chi parla spesso, chi tace. Questo non significa uno scarso interesse ma una diversa modalità di interagire, ci fa capire come anche all’interno dello stesso gruppo ci sono diversità da rispettare e accogliere.


Azione Cattolica



 

Azione Cattolica

 

Favaro, 7 gennaio 2008

 

 Alcune considerazioni sulla nostra associazione

 

Negli ultimi anni possiamo dire che a livello di “appartenenza”  in A.C. abbiamo raggiunto dei risultati, anche se con fatica.

Lo sforzo di essere assidui nella partecipazione a feste, incontri animatori, incontri con i rappresentanti, ha sviluppato in molti di noi maggiore senso di appartenenza e una visione che va oltre la Parrocchia e dà una prospettiva sul futuro di crescita personale.

Da un’indagine tra gli aderenti (una quindicina tra giovani e adulti) è emerso che chi ha maggiormente colto l’importanza e la bellezza di avere alle spalle un’organizzazione diocesana (che  sono comunque delle persone che condividono le stesse speranze e gli stessi valori) è più stimolato e arricchito di chi invece tende a limitare la propria esperienza a livello parrocchiale.

 

L’AC nei suoi componenti sente la responsabilità del servizio alla comunità, quanto meno nei confronti della formazione dei più piccoli e della propria.

A volte “pesa” un po’ il fatto che specialmente gli adulti di AC siano impegnati in altre attività della parrocchia (catechesi, gruppi di ascolto, gruppo sposi) e quindi come associazione non risultiamo essere visibili.

 

Alcuni aspetti che dobbiamo migliorare:

  1. l’unità fra le generazioni (in particolare Adulti e Giovani).
  2. La formazione personale rileviamo essere un po’ carente; dovremmo dedicarvi più tempo (esercizi spirituali, incontri di preghiera, ecc.).

 

Riteniamo che dovremmo incontrarci con le altre associazioni del vicariato per fare il punto come Associazione. Prossimamente ci metteremo in contatto con i responsabili per valutare la cosa.


Catechisti



 

Catechisti

 

Favaro, 27 marzo 2008

Relazione

  

La conoscenza personale di Dio, per alcuni è molto limitata, nascosta accanto a tutte le altre mille cose che devono fare e viene “risvegliata “ quando  chiedono per i figli i sacramenti .

Attraverso il cammino dei loro figli anche i genitori talvolta si lasciano coinvolgere dal desiderio di condividere la conoscenza e l’amicizia con Dio ma capita  anche che venga delegato alla parrocchia il primo incontro con Dio persona e la comunità cristiana.

 

E’ proprio nel vedere, partecipare, capire di far parte di un gruppo di fratelli che cercano di vivere la comunità, la solidarietà, l’ascolto,  il confronto e la disponibilità verso gli altri  che si incontrano tutti i comportamenti che testimoniano la fede ed aiutano ad creare una mentalità di fede.

 

Il rapporto con la parola di Dio,  gli itinerari catechistici, le testimonianze e tutte le opportunità di metodo e di lavoro confrontate e rapportate alla vita quotidiana consolidano e ampliano la conoscenza di Dio e il modo  di essere cristiani che  cerchiamo di trasmettere sia che si tratti di catechesi , sia che si tratti di Grest estivo.

 

La liturgia domenicale viene sempre animata  a turno dai vari gruppi di catechismo per quanto riguarda la messa del fanciullo  ed è la più partecipata anche dagli adulti.

Nei periodi forti dell’anno la liturgia viene curata in modo particolare partecipando alle attività diocesane e cercando di mettere in evidenza il messaggio da trasmettere.

 L’attenzione verso la carità, è presente stabilmente nella nostra parrocchia ed ha alcuni momenti forti durante l’anno in cui la comunità risponde partecipando bene e i gruppi e le persone che propongono e gestiscono le varie iniziative abitualmente danno conto dei risultati alla comunità. (vedi informazioni…., cpp…, ecc)


Gruppi di ascolto



 

Gruppi di Ascolto

 In attesa della visita Pastorale

 

 

- A che punto del cammino si trova la nostra Comunità?

Farsi carico dell’annuncio di Cristo con semplicità e umiltà è il fine che ci siamo proposti già da diversi anni accettando fin dall’inizio l’invito della Diocesi di Venezia. Ed ecco che sono sorti anche nella nostra Parrocchia di S.Pietro ap. Sette Gruppi di Ascolto, oltre ad altre iniziative.

Anche qui un invito del Papa Giovanni Paolo II “aprite le porte a Cristo”: le famiglie ospitanti che aprono le proprie case alla parola di Dio sono certamente animate da tanto amore per Gesù.

 

Tutti i partecipanti ai Gruppi di Ascolto concordano nel riconoscere il valore e l’importanza di questo momento di incontro che è occasione di crescita spirituale, formazione e confronto di esperienze. La modalità diversa di approccio alla Parola permette di interiorizzare il messaggio in modo più personale e calarlo nella concretezza della vita quotidiana.

Quest’anno con la lettura della Genesi è emerso il desiderio, quasi i l bisogno interiore, di approfondire la Storia Biblica per conoscere la figura di Dio, la sua onnipotenza, la sua misericordia.

Fra i partecipanti è scarsamente rappresentata la fascia di età dai 25 ai 45 anni e noi animatori ci chiediamo il perché di ciò e ci interroghiamo nella ricerca della cause: può dipendere dal nostro essere testimoni poco credibili? Dal sentirci già arrivati?

Può darsi anche che le persone appartenenti a questa fascia di età siano molto impegnate nel lavoro, con la famiglia e pensino che un cammino di approfondimento della fede competa solo agli ‘addetti ai lavori’ (catechisti, animatori, dame di San Vincenzo, ecc.). Mai come ora invece è importante che queste persone vivano concretamente il Vangelo affinché possano dare ragione della loro fede e fare innamorare di Cristo i loro figli.

 

Noi ci sentiamo impegnati ad essere, con l’aiuto del Signore, testimoni credibili ed entusiasti di questo grande bene che è la Fede, affinché possiamo giungere anche ai fratelli più lontani e ricevere il dono di testimonianze come questa.

 

Un’amica del Gruppo scrive:

“Avevo rotto con Dio per motivi familiari; non andavo più a Messa da molti anni. Ma il Buon Dio è intervenuto, sono stata invitata ad un incontro di un Gruppo di Ascolto, ho accettato per curiosità. Ero assidua agli incontri e seguivo con interesse; avevo tante domande da fare e sentivo che la mia partecipazione avveniva sulla difensiva. Poi mi sono lasciata lentamente coinvolgere e si presentò più chiara la mia adesione quando ho incontrato gli animatori del mio Gruppo in una Chiesa; era il giorno della Divina Misericordia, ho sentito il mio cuore scuotersi, ero seduta vicino ad un sacerdote che confessava, ma non avevo il coraggio di confessarmi. Il mio cuore batteva fortemente, stavo cercando quel qualcosa  che ho trovato dopo aver pianto. Ho sentito la voce del Signore e mi sono accostata al sacerdote. Dopo ho saputo che i miei amici del Gruppo mi avevano sostenuta con la preghiera. Ho loro raccontato le mie emozioni, è stato uno dei giorni più belli della mia vita”.

 

- Esiste un forte senso di appartenenza alla  Comunità?

Certamente non si può parlare di un forte senso di appartenenza alla Comunità Cristiana da parte di tutti i partecipanti; all’interno di ciascun Gruppo si possono rilevare atteggiamenti con sfumature diverse: da chi è impegnato nella vita parrocchiale e nelle attività di solidarietà, a chi è distaccato dalla Chiesa come istituzione, ma che tuttavia è alla ricerca di Dio nella sua vita.

 

 

- Che cosa chiediamo al Patriarca e ai suoi collaboratori?

Essendo un  Gruppo adulto cha ha scoperto la ricchezza della fede ci rivolgiamo al Patriarca affinché ci indichi strade nuove per coinvolgere maggiormente i giovani ed abbattere il muro della loro indifferenza.

 

- Che cosa è necessario in questo momento?

Il sentire Dio vicino, partecipe delle nostre difficoltà, ne riceviamo forza ed aiuto nel superarle. E’ necessario far capire alle persone che ti ascoltano che il Signore non agisce solo per te, ma è sempre pronto ad agire anche per loro. Gesù è vicino ad ognuno di noi e desidera incontrarci, basta solo lasciarsi incontrare. Nella realtà di oggi è necessario più che mai confermare la fede che sostiene la speranza e ravviva la carità.


C.P.P. allargato



 

Consiglio Pastorale allargato

San Pietro apostolo, 9 gennaio 2008

 

Incontro personale con Cristo

 

(introduzione)

 

Da “Come nasce come vive la comunità cristiana” (A. Scola -Marcianum press)

 

…Come è possibile parlare di incontro personale se Gesù è vissuto 2000 anni fa e io vivo oggi? Chi ci farà superare l’orrendo fossato – per dirla con Lessing – dei duemila anni che ci separano da Cristo?

L’incontro con Cristo, come in ogni tempo anche nel ostro, avviene nell’evento sacramentale. Questo evento per eccellenza è l’Eucarestia. Ecco perché da 2000 anni il segno di riconoscimento fondamentale dei cristiani è il loro radunarsi ogni domenica per celebrare l’Eucarestia e il giorno del Signore. Oggi l’incontro personale con Gesù, e quindi l’origine permanente della comunità cristiana, è possibile in forza della presenza sacramentale del Risorto nella Sua Chiesa.

Questo dato non fa che rafforzare l’urgenza di domandarsi personalmente quando Gesù risorto, che ci è venuto incontro nel battesimo e nell’Eucarestia è divenuto essenzialmente significativo. Infatti, siccome quasi tutti noi abbiamo ricevuto il Battesimo e da bambini, abbiamo la tendenza a non soffermarci sull’evento dell’incontro personale con Gesù nella nostra esistenza cristiana. Eppure sarebbe importante che ognuno di noi facesse il lavoro di rintracciare il momento preciso in cui nella sua vita, si è dato questo incontro. Concretamente si tratta di riconoscere quando e dove nella propria esperienza il Battesimo si è inverato, è diventato efficace, ha assunto questo carattere di incontro personale con Cristo.

Esiste, infatti, per ognuno di noi una circostanza di questo tipo chiaramente individuabile ed indimenticabile, anche a distanza di anni, come magistralmente ci testimonia l’evangelista Giovanni (Gv 1,39b). Le modalità possono essere le più svariate, ma nella storia di ognuno di noi esiste il momento in cui quel Battesimo ricevuto nella fede dei genitori e dei padrini è diventato un avvenimento, un incontro personale con Gesù Cristo. Attraverso un incontro, che ha avuto il carattere di una certa sorpresa e ha determinato una nuova nascita, ha assunto un tale spessore da generare un cambiamento. Come dice il Papa: “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.

E’ importante riconoscere questo dato perché, se si rimuove il carattere di incontro personale con Gesù Cristo, si toglie al cristianesimo il suo carattere di avvenimento. E questa è la ragione per cui riduciamo la vita cristiana a schemi dottrinali o etici da propagandare ad altri. Perdiamo così la sua potenza di conversione.

Il cristianesimo non è più un’esperienza. Invece bisogna continuamente riandare alla grazia dell’incontro, come uno sposo e una sposa, dopo 50 anni di matrimonio, ritornano al momento di grazia del loro incontro. E’ la stessa logica. Non c’è nulla che abbia perso nella vita dell’uomo che non abbia questo carattere.

 

L’incontro personale con Cristo avviene sempre  nella Comunità…

L’antefatto della fede dice che è sempre necessaria la comunità ecclesiale perché solo essa assicura la reperibilità del Signore. Non si arriva da soli alla fede. Anche se il “sì” è personale, l’incontro nasce sempre da testimoni (cfr. 1Gv 1) e dentro una comunità.

Questo era implicitamente affermato anche dal titolo del convegno diocesano dello scorso anno nel quale si è riflettuto in pratica sul catechismo dei bambini e dei ragazzi. Il titolo significativo era: “Come introdurre e accompagnare i bambini, i fanciulli e i ragazzi (ma vale anche per gli adulti) all’incontro personale con Cristo nella comunità Cristiana”.

 

Domande
 

La nostra comunità si ritrova questa sera per dare avvio ad un confronto tra le varie realtà presenti, che permetta di dare un giudizio di fede su di sé in vista di “riprendere il largo”,

- mettendo a fuoco il cammino percorso

- diventando consapevoli degli ideali evangelici già sufficientemente fatti propri

- diventando consapevoli del passo che si rende necessario compiere

 

Il nostro incontro con Cristo è personale ma inserito in una esperienza comunitaria.

In ogni parrocchia e in ogni aggregazione di fedeli del Patriarcato gli uomini e le donne del nostro tempo possono oggettivamente incontrare il Cristo vivo e totale. Questo incontro avviene nella comunità cristiana, che nasce dallo «stringerci a Lui, pietra viva…».

Anche noi veniamo «impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale …»

 

Come ciascuno di noi è coinvolto nella costruzione dell’edificio spirituale ?

Attraverso la testimonianza personale e comunitaria. Il cristiano è il testimone.

Le comunità e in esse uomini e donne, giovani e anziani, vivono sulle orme di Gesù Cristo e, nella misura della loro speranza, diventano ponte tra il Salvatore e l’altro. Ogni altro, dal più prossimo all’uomo che solo apparentemente viene al nostro incontro in modo occasionale. Ognuno di noi è il terzo che sta tra i due, cioè tra Gesù e ogni altro uomo (questo significa la parola testimone).

 

Le comunità e in esse uomini e donne, giovani e anziani, vivono sulle orme di Gesù Cristo

Come ci educhiamo a vivere sulle orme di Gesù?

Cristo è davvero al centro della nostra vita personale e comunitaria oppure è un pretesto?

 

Uomini e donne, giovani e anziani, nella misura della loro speranza …

Il fatto gioioso e inaudito che sta alla base della speranza che il cristiano vive in prima persona e non può non comunicare a quanti incontra: Gesù è risorto, caparra della nostra personale risurrezione.

Come cresciamo singolarmente e comunitariamente nella speranza cristiana? (liturgia, catechesi, sacramenti)

La nostra speranza è una speranza praticabile, che ha a che fare con l’esistenza quotidiana in tutti i suoi concreti risvolti: dagli affetti al lavoro, passando attraverso l’assunzione di compiti ecclesiali e civili?

 

Uomini e donne, giovani e anziani, diventano ponte tra il Salvatore e l’altro.

Come viviamo e comunichiamo la speranza cristiana, l’annuncio pasquale? (liturgia, catechesi, sacramenti)

Come la nostra comunità diventa luogo d’incontro con Cristo?

Quale stile di vita assumiamo in quanto testimoni? Nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nel contesto sociale?

 

Ogni altro, dal più prossimo all’uomo che solo apparentemente viene al nostro incontro in modo occasionale.

All’interno della comunità ci riconosciamo come prossimo?

Come siamo aperti alla dimensione della “missione” all’interno dei confini del nostro territorio e a livelli più ampi?

 

Il Patriarca :      Vorrei che la Visita Pastorale fosse un’alba di letizia per coloro che pensano di non poter sperare più. Un punto di ripresa, un vivere insieme la gioia e la fretta comune per la presenza del Risorto, caparra della nostra personale risurrezione. E tutto questo semplicemente attraverso l’incontro col popolo cristiano.


 

Sulla base delle riflessioni e degli interrogativi proposti in apertura, la discussione si è avviata in due gruppi distinti.

A ciascun gruppo viene anche chiesto di formulare una frase da riportare come sintesi a conclusione del lavoro.

 

 

Riflessioni primo gruppo

 

 

“La comunità è dove incontriamo Cristo, lo amiamo e lo portiamo fuori della comunità”

Il nostro stare bene insieme suscita in noi l’impegno ad essere estroversi

per aprirci con gioia verso i fratelli: “Venite e vedrete”.

  

Si sente il desiderio di rendere più forti i legami che stanno alla base della comunità.

A cominciare dalla conoscenza reciproca e da una maggiore interazione tra i gruppi (questa avviene spesso grazie a persone che fanno parte di gruppi diversi ma non c’è una collaborazione definita).

Oltre a questo aspetto, riconosciamo il bisogno di vivere una comunione più vera, basata su una spiritualità profonda: “Il nostro stare insieme dovrebbe essere motivato da uno spirito di conoscenza di Dio. Il nostro rapporto con l’altro è causa di speranza se vissuto come il rapporto di Gesù con l’umanità.”

Un passo importante da compiere è superare la dimensione personale o familiare per aprirci a quella comunitaria: questo dovrebbe essere un nostro impegno verso le persone. Per esempio trasmettere il valore della preghiera insieme, dei momenti di festa, delle celebrazioni liturgiche.

»        Esortazione: cogliamo i momenti di comunione che ci vengono offerti.

»        Domanda per il patriarca: a quale livello di comunione possiamo tendere, attraverso quali strade e come perseguirle?

 

L’accoglienza e il calore umano sono valori ben radicati: “Ho sentito in questa comunità una buona capacità di accoglienza, esiste uno spirito di solidarietà reciproca vero che si può sperimentare anche nei confronti di altre realtà.”

Saper accogliere è un grande bene perché significa farsi prossimo verso le persone e superare timidezze e paure. Come è bella anche la nostra capacità di stendere quel ponte verso i fratelli, gli anziani e gli ammalati che attendono una visita, che hanno bisogno di ascolto.

L’accoglienza e la vicinanza sono sentiti come valori fondamentali perché la nostra comunità sia viva e vitalizzante.

»        Domanda per il patriarca: quanto ci dobbiamo spingere nella ricerca di nuove formule per andare incontro al prossimo, attraverso quali strade e come perseguirle?

 

“Queste persone (gli anziani) parlano molto, io li ascolto… uno sguardo, un sorriso ti fa capire che sei un tutt’uno, che qualcosa si è unito.” Si percepisce la gioia di chi vive la carità, un sentimento di bene dato e ricevuto, che contrasta però con il rammarico per la scarsità delle risorse, il poco tempo e le persone disponibili, che negli anni sono sempre meno.

 

Ci si interroga a proposito della pastorale giovanile: “Va bene per gli anziani ma abbiamo fatto abbastanza per i giovani e gli adulti?”

Nella nostra parrocchia esistono tre gruppi di giovani, suddivisi per fascia d’età, che accompagnano i ragazzi negli anni successivi alla cresima. Tutti siamo consapevoli dell’esigenza di farci sentire vicini ai genitori e della necessità di un loro coinvolgimento. Questa è una difficoltà comune a molte altre realtà. Anche il grest, che pure ha una grande partecipazione, è sentito più come un servizio (da chiedere o da fornire) che un momento di aggregazione bello da vivere.

 

All’interno della parrocchia esistono i vari gruppi, una parte di persone attive e impegnate e un’altra parte che si limita alla richiesta di servizi.

”La stratificazione della comunità è un fatto: noi non possiamo coinvolgere tutti.”

Si vorrebbero valutare i risultati di tante energie spese da parte di tante persone. Lo stesso a proposito delle iniziative di formazione (scuola biblica, gruppi d’ascolto…): per esempio non si nota un incremento nel numero di partecipanti alla scuola biblica e alle varie occasioni di incontro partecipano sempre le stesse persone.

C’è sempre una grande attenzione da parte del parroco a suddividere gli incarichi tra le persone. D’altra parte alcuni sentono la mancanza di tempo come un limite e un freno a nuove iniziative.

»        Domanda per il patriarca: quanto è giusto coinvolgere, fino a che punto è fisiologico che sia così?

 

Anche la necessità di formazione e di approfondire la nostra conoscenza di Cristo è sentita sia a livello personale che come impegno comunitario: “Dovremmo accompagnare la comunità a una maggiore attenzione alla formazione personale.”

»        Esortazione: cogliamo le varie opportunità di formazione che ci vengono offerte sia nella nostra parrocchia che all’esterno.

 

“Il nostro incontro con Cristo è personale ma inserito in una esperienza comunitaria: per me l’appoggio della comunità è stato importante, determinante per il mio cammino cristiano”.

Tutto quello che noi facciamo porta davvero qualcuno all’incontro con Cristo?

Tanto del nostro impegno rischia di disperdersi: è perciò necessario trovare un equilibrio per impiegare le nostre energie in modo costruttivo.

“Cosa intendiamo ottenere: che qualcuno incontri davvero Cristo?”

Testimoniamo la nostra fede attraverso la nostra vita, facendo passare la bellezza del messaggio più che l’insistenza, con un atteggiamento di accoglienza. Ciò di cui siamo testimoni è l’incontro con personale con Dio, non una dottrina o un insieme di regole: questo fa la differenza e rende vero e bello il nostro agire.

»        Esortazione: cerchiamo di fare del nostro meglio accogliendo le opportunità di crescita, di carità, i momenti di gioia. Gustiamo la bellezza di ciò che facciamo consapevoli di fare tante cose belle per noi stessi e per i fratelli.

 

Ricchezze…

“Io vivo la speranza come frutto di un dialogo continuo con Dio, solo questo rapporto di fiducia e amore è capace di rendere la speranza duratura.”

 

“Trovo che nella nostra comunità ci siano grandissime ricchezze a livello umano e per me questa è una fortuna e una grazia.”

 

“Sono nata qui e cresciuta qui nella fede. Il Signore è stato il mio sostegno.”

 

“Per me la comunità è una cosa bellissima ed è un gran dono partecipare.

La comunità è dove incontriamo Cristo, lo amiamo e lo portiamo fuori della comunità, prima di tutto alla famiglia, fino alle persone che non si muovono da casa.”

 


 

Riflessioni secondo gruppo

 

 

La discussione all’interno del gruppo ha evidenziato un recente marcato aumento dei bisogni del territorio e delle richieste di sostegno economico e, partendo dall’analisi di questa segnalazione, sono emersi alcuni problemi nell’ambito della nostra comunità parrocchiale.

-          di ordine materiale: i rappresentanti della San Vincenzo riferiscono la recente (periodo di Natale) difficoltà nel reperire sufficienti generi alimentari per i nuclei familiari della parrocchia, per i quali è stata verificata la necessità di un contributo. Inoltre lamentano la fatica nel far fronte a tutte le esigenze con le proprie forze: i componenti il gruppo, pochi e non giovanissimi, sentono il bisogno pressante di essere aiutati da forze più giovani, da sensibilizzare e far crescere con questa particolare attenzione. Le nuove problematiche richiedono, rispetto al passato, una particolare e più stretta collaborazione con il servizio sociale per un intervento coordinato, che non sempre si realizza. Quindi sarebbe necessario lavorare più intensamente per consolidare i rapporti con le istituzioni locali.

-          di natura più spirituale: viene esplicitata la percezione di una certa distanza tra chi si occupa dei problemi in discussione e il resto dei gruppi della comunità. Questo essere distanti si evidenzia in primis nella carente informazione, nella scarsa sensibilità rispetto a queste problematiche, difficilmente poste all’attenzione o argomento di confronto. Sono evidenziati l’essere assorbiti dall’impegno per le attività interne alla comunità e una scarsa attenzione al contesto sociale che ci circonda.

 

Da qui una riflessione sulla necessità di un’apertura alla missione “fuori le mura”: nel territorio, in ambito lavorativo, nel contesto sociale di appartenenza. Necessita sviluppare un senso di appartenenza che sviluppi a sua volta anche un’assunzione di compiti sociali e civili. “Dobbiamo combattere la cultura del disimpegno e sfondare il muro dell’indifferenza”.

Un ambiente in cui dovremmo sviluppare un’attenzione esterna e una missionarietà è quello scolastico: il rapporto con questa istituzione andrebbe approfondito da parte dei catechisti ma anche da parte dei genitori.

Viene evidenziata la necessità di migliorare la comunicazione, sia interna che esterna, sia quantitativamente sia qualitativamente, affinché risulti più completa e più efficace, capace di rendere partecipi e di coinvolgere. Una miglior comunicazione viene auspicata anche a livello interparrocchiale. Da una migliore comunicazione sfocia una maggiore collaborazione. Una comunicazione più incisiva ci farebbe anche conoscere meglio all’esterno.

 

Infine viene sottolineato quanto sia fondamentale ricapitolare il tutto nel comandamento dell’amore e del dono, nel riconoscimento dei carismi dei singoli, nell’accoglienza e nell’avvicinamento di tutti per il fine ultimo dell’incontro personale di ognuno con Gesù.

Dallo slogan emerso “Dobbiamo suonare le nostre campane” si è passati al “Siamo noi quelle campane”,

 

“Siamo in cammino e vogliamo procedere”.


Informazioni
della Comunità
13-1-2008



 

Informazioni della comunità, 13 gennaio 2008

 

SUONIAMO LE NOSTRE CAMPANE!

 

Da ormai un bel pezzo anche la nostra parrocchia si è messa più direttamente in moto per prepararci al momento nel quale anche tra noi verrà il nostro patriarca per la visita pastorale. In pratica è come se fosse già iniziata, e questo era proprio ciò che il patriarca voleva.

A dire il vero nella nostra parrocchia non sono proprio molti coloro che si sono almeno un po’ mossi. O meglio, ci sono alcuni, pochi, che si stanno dando tanto da fare, e tutti gli altri che stanno a guardare…

Non voglio dare un giudizio su nessuno; questo spetta solo a Colui che vede il cuore di ognuno. Tuttavia non posso non esprimere il mio rammarico e la mia preoccupazione. Evidentemente anche qui da noi vale ciò che quasi sempre così e quasi dappertutto succede: chi c’è, c’è sempre, chi non c’è non c’è mai da nessuna parte…! E non sto parlando di chi anziano o ammalato non può uscire la sera, o di chi, fatalità, non ha potuto in una data occasione… Ricordiamo però che “…a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.” (Mt 13, 12).

Ad ogni modo coloro che anche mercoledì sera si sono ritrovati hanno avuto una bella sensazione: la comunità cristiana non è né morta né moribonda. Anzi, tutto il contrario. Suoniamo le nostre campane, è stata la frase slogan di uno dei gruppi di discussione. E al di là dello slogan davvero la riflessione e la discussione hanno dimostrato una vitalità, uno spirito sincero di autocritica positiva, di attenzione alla realtà che testimonia la viva presenza di Gesù risorto nella sua chiesa. Anche per noi, nel nostro piccolo questo è vero, e ancor più evidente è per tutta la chiesa che comprende anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Forse siamo comunque una minoranza, ma viva e vitale. E d’altra parte non lo sappiamo che è un pugnetto di lievito a far fermentare tutta la pasta…? (Mt 13, 33).

Io sono contento, noi siamo contenti di far parte di questa piccola parte viva e vitale, anche se, come tutti, anche noi con le nostre magagne (non siamo certo migliori, né tanto mento perfetti). Ma siamo vivi e vitali assieme a Colui che è il vivente che era, che è e che viene, il risorto. Noi l’abbiamo incontrato, lui ci ha preso con sé, e ora camminiamo con lui portando il nostro piccolo, ma serio e sincero contributo per un mondo migliore, per costruire il suo regno (sempre assieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, chiunque essi siano).

Perché non venite anche voi? Venite e vedrete… (Gv 1, 39).

Cercheremo di dare rendere noti meglio i contenuti delle nostre riflessioni e soprattutto i prossimi appuntamenti nei quali inserirsi per vivere  la prossima visita pastorale e più in generale per inserirsi nel vivo popolo di Dio cui tutti siamo chiamati a partecipare.

 Don Andrea

 

Informazioni
della Comunità
27-1-2008



 

Informazioni della comunità, 27 gennaio 2008

 

Aria di visita pastorale…!


Questo titolo perché i momenti di vita assieme di cui si parla qui sotto riguardano giovani e meno giovani di tutte le nostre parrocchie. E’ già questo ci porta con il pensiero alla visita pastorale del nostro patriarca. Due degli incontri esplicitamente parleranno di questo tema. Ma andiamo con ordine.
 

MARTEDI’ 29 GENNAIO

Alle 20,30 ci sarà un incontro per i giovani della parrocchia sulla visita pastorale,. Il patriarca desidera che tutti siano informati di questo momento importante. Ma non basta sapere il banale dato del giorno e dell’ora (che peraltro ancora non conosciamo). E’ stata perciò preparata una attività simpatica e non noiosa per predisporci o per avviare i preparativi. Sono caldamente invitati tutti i giovani, anche quelli che di solito o in questi ultimi tempi non hanno partecipato ai vari gruppi.


DOMENICA 3 FEBBRAIO

Anche se viene dopo in ordine di tempo, passiamo subito alla Festa di carnevale per i giovani di Favaro. Per totale iniziativa dei giovani stessi si terrà dietro il municipio dalle ore 19.00 in poi. Invitati tutti i giovani del territorio di Favaro.

E infine

VENERDI’ 1 FEBBRAIO

Nella nostra parrocchia alle opre 20,30 si terrà un Incontro dei consigli pastorali di tutto il vicariato di Favaro Altino.

Questo è chiaramente il momento più importante. Segue quello vissuto lo scorso ottobre nella chiesa di Tessera con il vicario generale e il segretario della visita pastorale e precede l’incontro che avverrà in primavera con il patriarca stesso. (La data di questo incontro, che cui è stata appena comunicata, è il 3 aprile; l’incontro dovrebbe tenersi nella parrocchia di Quarto d’Altino).

Faremo assieme il punto della situazione e ci chiederemo come condivider con il nostro vescovo questo momento storico delle comunità cristiane del nostro territorio per guardare assieme a lui al futuro, a come continuare il cammino.

All’incontro sono particolarmente invitati i consigli pastorali, ma ovviamente è aperto a tutti.


Incontro vicariale
1-2-2008



 

Incontro vicariale

San Pietro apostolo, 1° febbraio 2008

 

Tenendo presenti le quattro finalità della visita pastorale, riflettiamo su

luci e ombre delle nostre comunità

 

 

L’assemblea si divide in otto gruppi; ogni gruppo è invitato a formulare un pensiero, una frase che sintetizzi il lavoro fatto, da enunciare in conclusione dell’incontro.

E’ disponibile solo il verbale del gruppo 3.

 

 

Sintesi delle riflessioni - Gruppo 3

Rappresentate le parrocchie di Quarto d’Altino, Portegrandi, Altino, Tessera, Campalto (2), Favaro (3), il nostro gruppo ha concluso il suo lavoro con questo interrogativo:

 

l’autenticità di essere cristiani:

c’è coerenza tra l’essere e il fare? Da cosa è motivato il nostro agire?

 

Ci sono delle difficoltà in cui tutte le comunità si riconoscono, primo fra tutti il catechismo per l’assenza dei genitori e la scarsa partecipazione a Messa dei ragazzi. Poi le poche persone che si occupano in modo serio e costante della vita della parrocchia, le tante richieste di aiuto e solidarietà, la richiesta dei sacramenti per prassi, la pastorale giovanile, il patronato.

 

Ma esistono caratteristiche legate alle singole comunità, dovute al territorio, alle tradizioni, all’evoluzione sociale degli ultimi anni, che sottolineano la specificità di ogni comunità e le conferiscono la sua unicità.

In alcuni casi (Altino e Portegrandi) il dato di partenza è lo scarso numero di persone, in altri è significativa la presenza di stranieri (sempre Altino, bastano poche famiglie in una realtà così piccola… e San Leopoldo di Favaro, dove le case popolari ospitano molti stranieri).

In altri esistono problematiche specifiche, come quelle relative alla scuola materna a Sant’Andrea di Favaro.

 

Al di là delle situazioni pratiche, in altri casi la riflessione ha avuto uno sguardo più ampio sugli interrogativi che la comunità si pone. Dall’enunciazione delle realtà parrocchiali si è passati perciò all’esposizione degli argomenti sui quali si sta lavorando in preparazione alla visita pastorale.

Si va dalla necessità di una formazione attenta alla considerazione di un fede vissuta come tradizione da tante persone di origine contadina; c’è chi chiede più voce ai laici perché troppo abituati ad ascoltare risposte e chi realizza iniziative per l’accoglienza di famiglie straniere; c’è la consapevolezza di essere noi stessi apostoli del messaggio evangelico. Infine, si considerano i doni che la propria comunità sa offrire, come l’accoglienza e la solidarietà, e ci si interroga se davvero Cristo è al centro della nostra vita.

 

E’ interessante quanto ricorre nella riflessione il tema dell’identità cristiana: l’interrogativo di come noi cristiani siamo chiamati a vivere, se e in cosa siamo diversi e quanto siamo autentici, e come partire dall’essere prima che dal fare.

 

La scuola di metodo e le quattro finalità della visita pastorale sono citate spesso e si coglie l’impegno di tanti nel seguire le indicazioni del patriarca.

 

C’è stato un gran desiderio di parlare da parte di tante persone che è positivo ma forse andava guidato per rendere l’incontro più costruttivo. Questo probabilmente si può spiegare in un senso di condivisione nuovo, un desiderio di esprimersi in un contesto più ampio del quale non si ha esperienza.


Informazioni
della Comunità
3-2-2008



 

Informazioni della comunità, 3 febbraio 2008


Riportiamo di seguito due riflessioni sul lavoro e il fermento che nascono relativamente alla visita pastorale. Anche questo è un modo attraverso il quale tutta la comunità si prepara e si mette in movimento. Per questo sarebbe bello che questo foglietto venisse portato a tante persone. C’è qualcuno che ci può aiutare?

 

LA PAROLA AI GIOVANI…

Noi giovani abbiamo fatto una riunione martedì sera in vista della visita pastorale del nostro patriarca Angelo Scola.

Ci siamo trovati in venti: non male direi! Ma siccome non ci accontentiamo mai avremmo voluto essere in di più.

Abbiamo fatto un punto sulla nostra situazione all’interno della parrocchia e, attraverso un’attività facile, simpatica e molto coinvolgente (pensata per far parlare tutti) è venuto fuori che c’è tanta voglia di proporre molte iniziative per conoscerci meglio tra noi giovani e coinvolgere altri che vorrebbero unirsi ma non hanno la “spinta” giusta. Purtroppo molte dì queste iniziative non sono realizzabili (almeno per adesso) perché siamo tutti molto impegnati con le atre attività della parrocchia e nostre personali.

Però pensandoci bene ci vengono offerti già dei momenti per stare assieme a cui noi non diamo il giusto peso: ad esempio il  gruppo canto per preparare le Sante Messe a Natale e Pasqua (a proposito fra un po’ si ricomincia!); poi l’incontro di preghiera del venerdì sera e la messa delle 11.30 che vissuta in un’altra maniera, magari se preparata sempre da noi giovani potrebbe diventare un servizio che ci renderebbe più uniti.

Comunque questa attività a me è piaciuta molto perché ho avuto l’opportunità di confrontarmi con ragazzi di età diversa dalla mia (eravamo tra i 15 e i 32 anni) passando dei momenti di risate e momenti seri di discussione.

Finirei dicendo: carissimi, facciamo vedere alla nostra comunità che noi giovani della parrocchia di San Pietro  ci siamo e ci vogliamo essere!

Approfitto per ricordare alcuni appuntamenti che riguardano anche incontri con i giovani delle altre parrocchie:

3 febbraio     Festa di Carnevale per i giovani dietro al municipio Favaro

10 febbraio:  Incontro con gli altri giovani di Favaro nella parrocchia di S.Andrea

12 febbraio   Riunione per il nostro Cabaret qua in parrocchia.

Un Saluto, Lisa

 …E AGLI SPOSI

Oltre la comunita’…

Il gruppo famiglie della nostra comunità da tempo sta elaborando la Lettera di Indizione alla Visita Pastorale, e riflettendo sul senso e le finalità di quest’ultima.

Ne è scaturita una bellissima esperienza, per noi, perché ci ha dato modo di fermarci a pensare su cose che prima si davano per scontate, come il senso di appartenenza alla Comunità, il significato della Comunità stessa e i suoi confini, se si può dire che ne abbia.

Da questa idea della comunità che non può limitarsi al territorio che circonda una chiesa, è sorto il desiderio (ma forse c’è sempre stato) di allargare l’orizzonte e confrontarci con alcuni “vicini di casa”.

L’aggancio con la Comunità di Campalto, dove esiste un gruppo famiglie, è stato facile, grazie ad alcune amicizie che ci legano, poi abbiamo provato a contattare gruppi o coppie di S.Leopoldo, S.Andrea e Tessera. Alcuni non hanno potuto partecipare, d’altra parte riscontriamo proprio in queste esperienze la fragilità di una rete di conoscenze che è solo di tipo personale.

In ogni caso, data la natura spontanea dell’incontro, siamo comunque contenti della partecipazione.

Sin dai primi momenti si evidenziava una curiosità di conoscere l’uno e l’altro gruppo, una voglia di confronto su tante cose. Ci siamo divisi in 2 gruppi più piccoli, per dare modo a tutti di esprimersi, e ne è scaturito un dialogo vero sulle rispettive realtà parrocchiali, osservate dal punto di vista specifico degli sposi, che il Patriarca in varie occasioni definisce “chiamati ad un compito ecclesiale e sociale”.

Le difficoltà dei laici di lavorare in questa vigna del Signore (la società di oggi risulta sempre più lontana dai valori cristiani) si riscontrano anche nelle altre parrocchie, con sfumature diverse date dalle particolari situazioni abitative e sociali delle famiglie che le abitano. Ma forse c’è la possibilità di aiutarsi reciprocamente, unire le forze, perché no?

Ci accomunano molte cose, e proprio per questo alla fine dell’incontro è rimasta la voglia di ritrovarci, allargando possibilmente la rappresentatività, per continuare a confrontarci non solo sulla Visita Pastorale e in funzione di essa, ma su tutto ciò che ci unisce, e su quello che a volte ci fa prendere strade diverse nelle scelte pastorali.

La Sosta del Patriarca comincia a fare i suoi effetti; ci stimola a lavorare in rete, confrontarci continuamente, fare esperienze comuni.

Anna e Maurizio


Pietra Angolare n. 16
Pasqua 2008



 

da Pietra Angolare n. 16 - pasqua 2008

 

VISITA PASTORALE – VERSO LA SOSTA…

 Nei “Promessi sposi” si racconta un famoso episodio avvenuto proprio durante una visita pastorale. Era la visita del card. Federigo Borromeo alla diocesi di Milano (seconda metà del 1500). L’episodio in questione è la conversione dell’”innominato”, avvenuta secondo il racconto proprio in quell’occasione e grazie anche alla partecipazione e al movimentarsi di tanta gente. Infatti il potente dell’epoca di cui Manzoni non dice il nome si sarebbe mosso provocato dalla “più che curiosità… di saper cosa mai potesse comunicare un trasporto uguale a tanta gente diversa…” (Promessi sposi c. XXI). Il romanzo più estesamente racconta come quella mattina tutte le campane della valle suonassero a festa e come si vedessero tante persone accorrere assieme liete ed emozionate per incontrare il loro vescovo.

L’immagine dice bene quale è l’intenzione e il desiderio del nostro patriarca nell’appressarsi alla visita pastorale nelle varie zone della diocesi e perciò anche nella nostra.

E noi qui a Favaro, nella parrocchia di San Pietro ci siamo messi in movimento in vista di questo fatto che sta per capitare? E come lo abbiamo fatto?

Credo che ci siano vari “livelli” di cui si può parlare.

  1. Ci sono coloro che partecipano ai gruppi che agiscono e vivono e fanno parte della pastorale parrocchiale (gruppo sposi, azione cattolica, giovani, catechisti…)  rappresentati tutti nel consiglio pastorale.
  2. Ci sono tante persone che partecipano con assiduità alla Santa Messa domenicale e alle celebrazioni importanti.
  3. Ci sono molte altre persone, la parte molto più grossa (secondo me attorno circa al 90% della popolazione totale), che partecipa intenzionalmente, nel proprio intimo, ma solo questo.

Mi sia perdonata questa divisione troppo semplicistica e che non sottintende assolutamente nessun giudizio: la realtà sarebbe molto più complessa, con infinite sfumature e con la vita di ogni persona che ha la sua storia e la sua fede… C’è stato un interessante studio statistico realizzato dalla nostra diocesi due anni fa proprio su questo. Penso che però, per il discorso che voglio fare, questa divisione sia sufficiente.

Degli ultimi due gruppi di persone non saprei se e come si stanno preparando alla visita pastorale. Non so se sanno che ci sarà e quanto presente è questo fatto nella loro vita; se si aspettano qualcosa o no, se vorrebbero dire o chiedere qualcosa a colui che è anche il loro vescovo…? Mi sento dire solo una cosa, un consiglio. Non aspettiamoci che qualcosa cambi nella nostra vita per un intervento esterno e senza che noi muoviamo nessun passo… Tutti sappiamo bene che il primo presupposto perché una persona possa  migliorare è che lei lo desideri e si renda attivamente disponibile. Un esempio per tutti: quante volte abbiamo incontrato qualcuno inguaiato nell’alcool, nella droga, o in altri problemi gravi e non abbiamo potuto fare nulla perché lui o lei non hanno voluto fare quel primo passo senza il quale nessuno può veramente nulla…?

Per quanto riguarda noi, io parroco e tutti coloro che collaborano con me, cercheremo fare tutto quello che è in nostro potere per aiutare tutti a prepararsi.

Abbiamo iniziato a questo proposito a riflettere sulla vita della nostra parrocchia e ci siamo chiesti, ci stiamo chiedendo se essa è veramente quella che il Signore vuole. Abbiamo cercato di gettare uno sguardo alla luce della fede sulla nostra parrocchia, su tutto il suo territorio, sulle persone, tutte le persone che vi abitano, e poi sulle nostre attività, sui nostri problemi, sulle nostre prospettive.

È stata una riflessione mi pare ricca e importante. Almeno questo risultato la visita pastorale lo ha già portato con se, quello di metterci noi per primi in movimento e in discussione.

Non proverò neanche a fare una specie di riassunto di tutte le riflessioni, mi ci vorrebbe un libro.

Vorrei però indicare quelle che mi sembrano tre direzioni da seguire:

  • L’importanza di ribadire che è fondamentale la ricerca di incontrare Cristo, il Risorto. L’importanza della ricerca di lui. Un tempo si diceva il primato della Parola, della spiritualità sull’agire. Questo e solo questo permette di porre radici solide e profonde. Ciò per cui noi lavoriamo, la comunità che stiamo edificando è la chiesa del Signore e l’efficacia del lavoro si misura su tempi lunghi, sui secoli a venire. Ma se non piantiamo con radici profonde ora, non riusciremo nel nostro intento. Ci potrebbe anche succedere di avere un certo successo nell’immediato, ma non è quello che cerchiamo.
  • E’ importante essere attenti al tutto, e assieme alla parte, ma che viene prima della parte. Questa è il nostro piccolo mondo, il nostro gruppo che ci è affidato in primo luogo. Il tutto è tutta la comunità nel suo complesso. E’ evidente che non possiamo pensare di stare bene nel nostro piccolo se il tutto va allo sfacelo… Non possiamo neanche preoccuparci genericamente del tutto trascurando le nostre dirette responsabilità.
  • E’ importante e urgente che tutti i cristiani siano pronti a rendere ragione della propria fede, della bellezza che è vivere in Cristo quando si lavora, quando si fa sport, quando si coltivano le proprie amicizie, nel vivere in famiglia… E’ qualcosa di sorprendente e imponente il vivere veramente nella luce del Signore risorto tutti gli istanti della propria esistenza, nella consapevolezza del suo amore, della sua potenza, della sua misericordia anche quando sbagliamo…

La prossima tappa sarà l’incontro fra tutti i consigli pastorali e il patriarca stesso assieme al vescovo ausiliare e al consiglio episcopale il 3 aprile probabilmente a Quarto d’Altino. Di seguito, durante l’estate, si passerà alla calendarizzazione degli appuntamenti e delle iniziative. Vedremo…

E poi arriverà finalmente il momento tanto atteso e preparato.

 

Don Andrea


Incontro vicariale
27-03-2008



 

Incontro vicariale

San Pietro apostolo, 27 marzo 2008

 

In preparazione all’incontro con il patriarca e il consiglio episcopale che si terrà il 3 aprile.

  

Vuoi far sentire anche la tua voce al Patriarca?

 

Giovedì 3 aprile il Patriarca inizierà la Visita Pastorale nel nostro Vicariato incontrando in Assemblea le 11 Parrocchie nella Sala del Patronato di Quarto d’Altino.

 

E’ l’occasione per far conoscere al Patriarca la situazione delle nostre Comunità.

 

Vuoi far sentire anche tu la tua voce?

 

Vieni giovedì 27 marzo alle 20.45 a Favaro in Parrocchia di S. Pietro (a fianco del Municipio) e lì potrai dire la tua su queste tre domande.

 

·  Il Vangelo ci provoca sempre. La tua Comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo?   In quali momenti e con quali scelte di vita?

 

·  Ricorda esperienze della tua Comunità che hanno saputo dare speranza a partire dal messaggio evangelico e in risposta a bisogni reali.

 

·  Riesci a formulare qualche proposta perché la tua Comunità incontri chi non pratica la vita della Comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?

 

Il tuo contributo sarà presentato al Patriarca nell’Assemblea del 3 aprile.

 


Incontro con
il Patriarca e il
consiglio episcopale
3-4-2008



 

Incontro con il patriarca e il consiglio episcopale

Quarto d’Altino, 3 aprile 2008

 

 

Discorso di apertura e di benvenuto di don Gianni Fassina

 

Con vera gioia assolvo il compito di dare il benvenuto a sua Eminenza il nostro Patriarca Angelo, a sua Eccellenza il Vescovo Ausiliare Beniamino, ai Vicari episcopali, ai sacerdoti, alle religiose, a voi tutti rappresentanti dei Consigli Pastorali del nostro Vicariato di Favaro-Altino convenuti questa sera con il nostro Pastore ed i suoi rappresentanti. Un caro saluto al Sig. Sindaco di Quarto d’Altino ed alle varie autorità presenti.

 

Vorrei presentare brevemente a grandi linee il nostro Vicariato.

Il Vicariato di Favaro Altino è una realtà ecclesiale con una popolazione complessiva di oltre 31.000 abitanti. È composta di 11 parrocchie che gravitano attorno a due realtà amministrative civili: la Municipalità di Venezia-Favaro con 8 parrocchie, il Comune di Quarto d’Altino con 3 parrocchie. Le due zone sono divise materialmente tra loro da alcuni paesi della diocesi di Treviso. Nella zona di Favaro due sono i nuclei emergenti: Favaro con tre comunità parrocchiali e Campalto con 2, attorno gravitano le piccole comunità di Ca’ Noghera, Tessera e Dese.

Per quanto riguarda  la zona di Quarto d’Altino il nucleo più consistente si trova nella parrocchia di S. Michele Arcangelo, ci sono poi le comunità più piccole di Portegrandi e di Altino.

Siamo in 16 sacerdoti in servizio pastorale. Tutte le parrocchie sono guidate da uno o più presbiteri, e tutte dalle più grandi alle più piccole conservano una forte identità di appartenenza. Ci sono 7 accoliti permanenti che prestano il loro servizio liturgico e visitano gli ammalati. Sono presenti 4 comunità di religiose con un totale di 12 suore impegnate, sia nella scuola materna, sia nel servizio pastorale. Ci sono 6 scuole materne parrocchiali.

Nel nostro Vicariato si trovano solo le scuole di formazione primaria, per le scuole secondarie i nostri giovani devono recarsi, per la zona di Favaro verso Mestre e Venezia, per la zona di Altino verso Treviso, San Donà di Piave, Mestre e Venezia.

Il nostro territorio è contrassegnato principalmente da insediamenti abitativi, siamo periferia di Mestre Venezia e di Treviso, mentre la struttura economica è caratterizzata da una presenza di diverse aziende di tipo, artigianale, commerciale, sono presenti anche delle piccole industrie.

Per la zona di Favaro è prevista in futuro una grossa progettazione urbanistica del territorio in programma con il Comune di Venezia, per un recupero e la valorizzazione degli spazi abitativi e dei servizi.

Sono presenti diverse strutture alberghiere che servono la zona turistica di Venezia e tre case di riposo per anziani.

Dobbiamo infine menzionare due grosse strutture presenti a Tessera e Ca’ Noghera: l’Aeroporto Internazionale Marco Polo di Venezia, che con il suo grande bacino d'utenza è il terzo scalo in Italia ed il Casinò Municipale di Venezia, stabilitosi nel 1999. Si tratta del primo casinò in stile americano in Italia, offre al pubblico un ambiente informale senza etichetta.

Le zone di Favaro ed Altino si differenziano per le tendenze demografiche. Mentre le parrocchie di Favaro, presentano il fenomeno di una denatalità tipica del Comune di Venezia, con un costante processo di invecchiamento della popolazione, il Comune di Quarto d’Altino, invece nella sua curva demografica, denota una forte percentuale di presenza di popolazione giovane, che tra i 20 e 45 anni si triplica nei confronti delle altre fasce. Questo significa un numero consistente di famiglie giovani con la presenza di bambini sempre in aumento. Da notare che a Quarto d’Altino i battesimi sono quasi il triplo dei funerali ogni anno.

 
Per quanto riguardala la preparazione della Visita pastorale, dopo l'Assemblea Diocesana del 10 aprile 2005, anche nel nostro Vicariato ci si è mossi per questo evento. Due sono state le fasi di preparazione, nella prima ci siamo messi in ascolto delle nostre realtà attraverso una analisi esterna del territorio con questionari che, oltre a stimolare delle risposte concrete sul problema fede in Gesù Cristo, sensibilizzassero i nostri fedeli sull’evento di grazia che la Visita Pastorale avrebbe portato  in tutti, credenti e non.

Dopo l’incontro del 18 ottobre 2007 a Tessera con il Vicario Generale e Mons Perini ci si è mossi in una seconda fase di lavoro, anche seguendo le indicazioni dei nostri laici che in quella serata avevano chiesto esplicitamente più incontri e più lavoro assieme.  Così abbiamo chiesto loro di preparare e vivere la Visita Pastorale in una dimensione Vicariale. Un chiaro segno di maturità pastorale, che ci ha portato a scegliere la condivisione delle analisi, degli sforzi e delle risorse, come metodo per una risposta efficace ai problemi di un vicariato così complesso come il nostro. Tali incontri, secondo la metodologia indicata dalla lettera di indizione della Visita Pastorale, con le sue quattro finalità, sono serviti principalmente per presentare il frutto della comune riflessione, che le nostre comunità hanno elaborato in questi mesi, dove incontrandoci ci siamo “narrati” e ci siamo “interrogati” guardando le nostre comunità e soprattutto cercando di capire dove il Signore ci chiamava.

 
Ora presentiamo a Lei ed ai suoi Vicari il nostro lavoro, i dubbi, le riflessioni e le domande.

 
 

Sintesi su quanto emerso dai gruppi di lavoro nell’assemblea vicariale del 27/3/08

 

 

 

Sintesi 1° domanda

“Il Vangelo provoca sempre.

La tua comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo?

In quali momenti e con quali scelte?”

 

Eminenza, prima di tutto consideriamo una grazia l’incontro di stasera dove la comunità vicariale di Favaro Altino può confrontarsi apertamente in spirito fraterno con il proprio Vescovo.

Leggerò ora una sintesi di quel che ci è parso più rilevante tra quanto emerso nell’assemblea di giovedì scorso circa il primo dei tre interrogativi sui quali ci siamo confrontati, apparso a tutti difficile:

“Il Vangelo provoca sempre. La tua comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo? In quali momenti e con quali scelte?”

Questa sintesi è composta da 4 punti.

  

1° punto: L’ascolto della Parola e il confronto con essa e su di essa

La prima considerazione circa le effettive occasioni di reale messa in discussione delle nostre comunità riguarda l’importanza delle occasioni e degli incontri di Ascolto della Parola e di confronto con essa e su di essa.

Infatti la Parola non può provocare e metterci in discussione, né come singoli né come comunità, se non viene ascoltata, interiorizzata, pregata e applicata a sé stessi. Solo se ci si dispone ad essere provocati, e se ne concretizzano reali occasioni, ci può essere una crescita spirituale e quindi cambiamento di vita. Questo è molto importante perché dobbiamo riconoscere che tante persone anche nelle nostre comunità parrocchiali non si lasciano interrogare in profondo dalla Parola o perché non si sentono interessate, o perché pensano di conoscerne già il significato.

La qualità dell’ascolto dipende, certo, molto dalla maturità spirituale della persona, ma molto anche dalla effettiva possibilità di confrontarsi con gli altri fratelli sui temi e sulla propria esperienza di fede, meglio se con un metodo e una pedagogia validi.

In proposito, abbiamo compreso che il lasciarsi mettere in discussione dal Vangelo si verifica, ed è proficuo, solo se si attiva un impegno di comunità alla lettura e all’ascolto della Parola, se ci si dedica in modo costante, in comunità, ad approfondire la Parola e confrontarci con essa.

Questo è quello che avviene, anche nel nostro vicariato, ad esempio nei Gruppi di Ascolto o in altri gruppi simili e negli esercizi spirituali. In particolare abbiamo visto i Gruppi d’Ascolto molto efficaci per lo sviluppo di modi di vita coerenti con il Vangelo. Il vissuto coinvolgente e positivo crea le condizioni favorevoli per una esperienza di vero ascolto e interiorizzazione della Parola tanto che i partecipanti desiderano comunicare e invitare altri a questi incontri. Questo invito da persona a persona è sicuramente molto efficace, migliore di altri mezzi.

Queste esperienze aiutano in maniera significativa l’ascolto della Parola e ne consentono la penetrazione nel profondo, rimettendo in discussione le scelte di vita e generandone anche nuove (personali ma che poi diventano lievito per la Comunità). Assai utile, su questo, potrà essere uno scambio di consigli e suggerimenti tra le diverse comunità.

 

2° punto: le distrazioni al confronto con la Parola

Purtroppo però non sempre le nostre comunità parrocchiali, nella loro interezza, pongono in primo piano l’interesse di approfondimento della Parola e la ricerca di momenti di condivisione del concreto vissuto di fede, delle scelte di vita in rapporto con la fede.

In molti gruppi parrocchiali, che al loro interno hanno risorse valide, si fanno attività coerenti con la convinzione di Fede dei loro partecipanti; ma i gruppi rimangono spesso chiusi, tenendosi tutto all’interno, limitati alle loro usuali attività, separati dagli altri e dalla Comunità tutta; talora entrando in competizione, creando perfino occasioni di ambizione e scherno. Così il Vangelo, quand’anche studiato e oggetto di riflessione da parte del gruppo, non penetra e non genera scelte di vita coerenti; e la diversità fra gruppi, anziché risorsa, diventa limitazione e impedimento alla crescita.

Questo succede, e non di rado, specie quando le singole concrete attività dei gruppi prendano la mano, e i gruppi diventano meccanismi di attività perdendo la capacità d’interrogarsi anche al proprio interno sui temi di fede; e così le loro attività diventano routinarie e sterili di autentica missionarietà.

Abbiamo scoperto che in molti casi dobbiamo interrogarci e capire se l’attivismo dei gruppi parrocchiali non sia una distrazione, o addirittura un impedimento ad un cammino di impegno per un confronto forte con la Parola e per una nostra rimessa in discussione di fronte ad essa.

Con queste limitazioni finisce poi che la Parrocchia dimentica il suo compito missionario, e perdendo la bussola del confronto con la Parola, perfino perde ogni possibilità di svolgerlo autenticamente.

 

3° punto: Nuova attenzione alle persone, alle realtà di vita, alle scelte concrete di vita

Abbiamo riconosciuto che, per riuscire a riflettere e a rimetterci in discussione di fronte al Vangelo, è particolarmente importante portare attenzione alla persona, alla vita reale delle persone, agli interrogativi e alle scelte concrete di vita, alle “relazioni interpersonali” nelle Comunità e nei luoghi della vita quotidiana.

L’ascolto del vangelo e un confronto ricco con esso e su di esso richiedono di occuparsi e di preoccuparsi delle persone e della vita reale e di avere sguardi e rapporti interpersonali autentici e profondi (che attirano), non semplicemente formali o funzionali (che possono finanche allontanare).Su questo sentiamo la necessità di confrontarci e metterci in discussione tutti -laici e sacerdoti- perché avvertiamo la povertà e la fragilità delle nostre relazioni. L’esigenza è dunque quella di curare molto di più l’attenzione alle persone, alla loro vita e alle scelte di vita, alla qualità delle relazioni; e qui si tratta di rimettere nella giusta priorità le cose: le persone, e la vita (e le scelte di vita) delle persone vengono prima delle attività (che sono un mezzo e non il fine).

Al riguardo, meritano un richiamo le esperienze che abbiamo valutato positive:

-- un esempio di priorità alle persone e alla concretezza della loro vita è quello dei corsi per fidanzati dove si cerca di mettere al centro dell’attenzione, degli interrogativi, e delle riflessioni le persone e il loro amore e di non calare dall’alto definizioni, regole, precetti o proposte distanti dalla loro vita.

Questo perdi più genera fiducia e sviluppa il desiderio di più frequentazione e conoscenza, al quale, come comunità, possiamo e dobbiamo dare ascolto;

-- feconde risultano anche le esperienze di confronto e messa in discussione col Vangelo su temi di stimolo e interrogazione della vita vissuta, della vita quotidiana personale e collettiva, delle storie e della storia delle quali siamo partecipi (come i temi pace/guerra/armi, della povertà, della procreazione assistita, …). Per questo, è importante che impariamo a essere attenti e capaci dapprima di cogliere questi temi, e poi di riversarli in comunità per interrogarci su di essi di fronte al Vangelo.

E’ molto difficile avere questi sguardi attenti, praticare e accrescere un discernimento adulto, vivere scelte evangeliche nel clima di vita corrente, stressata fra consumismo, distrazioni, molte attività. Ma è anche su questa difficoltà e su quello stile di vita che dovremmo interrogarci e confrontarci col Vangelo; nelle nostre comunità ciò succede molto di rado, e forse, invece, è sempre più urgente.

 

4° punto : conversione di stile di vita per le intere comunità parrocchiali e la Chiesa tutta

Nel mettersi in discussione di fronte al Vangelo, come singoli e come comunità, c’è anche un senso di timore e, come il giovane ricco, si ritiene difficile il seguire il Cristo in pienezza.

Si percepisce che la Parola un po’ alla volta ti chiede tutto: tempo, affetti, ricchezza, e questa radicalità della chiamata frena la ricerca e il cambiamento. Allora ci si limita a ripetere le pratiche religiose e a dedicarsi solo alla famiglia (piccola comunità); alla peggio ci si tira indietro del tutto.

Perché la provocazione evangelica sia efficace, e la predicazione del Vangelo sia veramente missionaria, ci vogliono dei forti esempi di messa in discussione sia da parte di singoli che da parte di intere comunità Cristiane, delle comunità cristiane tutte, della Chiesa tutta.

Crediamo che il comune modo di essere Chiesa, nelle singole parrocchie come nella Comunità ecclesiale intera, debba essere ripensato e con coraggio riportato alla forza dell’annuncio e della proposta evangelici, ripulito di tutto quanto costituisce, o anche solo può apparire, potere, ricchezza, supremazia, conservazione di autorità, di privilegi e di comodità.

 

 

 

Sintesi 2° domanda

 “Ricorda esperienze della tua Comunità che hanno saputo dare speranza,

a partire dal messaggio evangelico, ed in risposta a bisogni reali.”

 

Eminenza nei nostri incontri vicariali, veramente molto preziosi, abbiamo cercato di comunicarci e condividere le esperienze vissute in ciascuna Parrocchia. Quelle esperienze   che, a partire dal messaggio evangelico, hanno saputo dare speranza in risposta a bisogni reali.

Abbiamo individuato tre ambiti comuni in cui i bisogni sono così forti, reali, urgenti che ci interpellano e ci chiamano ad agire concretamente:

1°        Gli anziani, i poveri e gli ammalati;

2°        Gli adolescenti ed i giovani;

3°        Le famiglie, le coppie di credenti e di non credenti.

 

v     Relativamente al 1° Ambito: Nel nostro territorio è molto consistente la  presenza di persone anziane ed ammalate  sofferenti per la solitudine o per le malattie e di persone povere con problemi di sopravvivenza quotidiana.  Alcune Comunità hanno risposto costituendo un gruppo di volontari che aiuta queste persone nella quotidianità: fare la spesa, accompagnarli dal dottore, fare loro compagnia in casa o portandoli fuori. In altre Comunità le persone del gruppo della  S. Vincenzo si fanno carico di aiutare economicamente le famiglie disagiate, di sostenere e dare conforto alla persona colpita da un lutto, di affiancarsi alla famiglia del ragazzo tossicodipendente. Purtroppo, però, abbiamo preso coscienza che nei  Consigli Pastorali Parrocchiali non sempre ci si comunica e si  affrontano i problemi reali della gente della propria Comunità per poi impegnarsi a trovare delle soluzioni concrete, delle risposte comunitarie a quelli che sono i bisogni reali.  In questo ci rendiamo conto che il ruolo del prete è determinante. I nostri sacerdoti in molte realtà sono troppo assorbiti dalle faccende burocratiche e non riescono a rispondere al bisogno molto forte, espresso da quasi tutte le parrocchie, di avere un prete - pastore che vada incontro alle persone, che le cerchi .... e non che aspetti di essere cercato.

 

v     Per quanto riguarda gli adolescenti ed i giovani  ci rendiamo conto che necessitano di punti di riferimento che sappiano ascoltare e cogliere i loro disagi, che mostrino loro interessamento e che curino il rapporto personale. Hanno bisogno anche di  luoghi di incontro  “sani” dove imparare a fraternizzare tra loro, con uno stile diverso da quello delle chat e degli SMS. Ma i Patronati troppo spesso, in alcune realtà,  sono aperti solo per attività spirituali o catechetiche, mentre  i ragazzi hanno bisogno di incontrarsi e parlare dei loro problemi, della loro umanità.  Il “Catechismo-lezione”da solo, la spiritualità disgiunta dal vivere quotidiano non é la risposta, non basta.  Per questo sono significativi quei percorsi proposti ai giovanissimi in qualche comunità  in cui il messaggio evangelico viene confrontato con la realtà concreta e quotidiana e porta a scelte di servizio concrete e quotidiane. E’ evidente che, per poter rispondere in maniera adeguata a queste esigenze, la presenza del prete-pastore è essenziale ma anche  la presenza di  laici  formati è determinante. Come permettere a noi laici di impegnarci con maggior competenza,  determinazione e  costanza nel portare avanti i vari servizi in autonomia e con responsabilità senza dover sempre “passare” attraverso il  filtro del prete, appesantendolo e distraendolo dal suo compito primario di pastore ?

La collaborazione tra più parrocchie, specie quelle più piccole,  é ormai una necessità eppure a volte sono proprio i nostri sacerdoti a non saper dialogare e collaborare tra loro condizionando così  la buona volontà dei laici.

Nelle parrocchie più grandi, dove ci sono più di un prete e magari anche le suore, la Comunità riesce a proporre ai giovanissimi ed ai giovani attività concrete e attraverso l’istituzione di un Gruppo di coordinamento del Patronato ne garantisce l’apertura, con l’organizzazione di momenti di gioco, di discussione, di convivialità sistematici (pizza mensile, colazione domenicale per i bambini dopo messa, cine-merenda con i bambini ed i genitori delle sc. primarie).  In una delle nostre  Comunità un grande segno di speranza lo hanno dato proprio i Giovani  che a seguito di un evento tragico (la morte di una compagna in un incidente stradale avvenuto nel proprio territorio) sono riusciti, pur con le loro diversità,  ad unirsi per incanalare la loro rabbia ed il loro dolore in un’azione interlocutoria – perseverante e anche provocatoria - con le istituzioni per chiedere di migliorare la vivibilità del proprio territorio, ottenendo anche risultati significativi ...

E’ stato importantissimo che in un momento di dolore che rischiava di lacerare, dividere, chiudere si sia riusciti  a vivere nella solidarietà il nesso tra il mistero della fede e la vita quotidiana.

 

v     Terzo ed ultimo ambito sono le famiglie, le giovani coppie. Lamentiamo la presenza scarsa delle famiglie nel cammino di iniziazione cristiana dei propri figli, la si delega completamente alla parrocchia così come si delega alla scuola la formazione culturale. Eppure l’adesione ai Gruppi d’Ascolto è sempre più ampia e ciò significa che c’è un bisogno reale di approfondire la conoscenza della Parola non fine a sé stessa ma legata alla verifica della propria esistenza, del proprio modo di essere cristiani nella quotidianità.  Lo stile quindi dell’andare nelle case, dell’accogliere senza riserve né condizioni chi si avvicina all’esperienza, e del condividere la fatica del vivere la fede nel quotidiano è uno stile evangelico che dà i suoi frutti, ma ammettiamo la nostra fatica ad estenderlo ad altre esperienze. Il Gruppo Sposi, presente in più Comunità, é un’esperienza che pur con i suoi limiti permette alle coppie di fare un cammino costante di formazione e di condivisione ma come dare continuità ai Corsi per Fidanzati per offrire questa opportunità anche a loro e non lasciarli soli subito dopo il matrimonio? Che sostegno offrire alle coppie in crisi? Come andare incontro, accogliere senza pregiudizi e proporre un percorso formativo alle coppie che provengono da altre esperienze matrimoniali fallimentari o le coppie che hanno scelto la convivenza?

 

DOMANDE VARIE:

1 - Due anni fa attraverso un questionario che andava rivolto ai cosiddetti “lontani”, ossia coloro che non frequentano assiduamente le parrocchie, avremmo avuto la possibilità di “uscire” dalle mura protette delle nostre parrocchie, incontrare, conoscere chi non frequenta e forse avremmo capito qualcosa in più del perché la gente si allontana, di cosa si aspetta, di cosa ha bisogno. Ma l’impegno è stato veramente marginale… paura, indifferenza, rassegnazione? Dalla nostra  chiusura e dal poco interessamento verso chi non frequenta sistematicamente trapela la convinzione che la Comunità si compone  solo di chi fa servizio in essa.  Vorremmo capire meglio se ciò che ci dà l’appartenenza alla Comunità è il fatto di partecipare all’Eucarestia (anche per chi lo fa solo due volte all’anno) o se è la scelta personale libera e consapevole di vivere il battesimo ricevuto?

 

2 - Il cammino di iniziazione cristiana pensato per i bambini dai 7 anni in su, in un contesto familiare spiritualmente povero, assume la connotazione di un cammino parallelo a quello “scolastico” con tappe d’obbligo. E’ possibile studiare una struttura diversa che possa aiutare le famiglie a capire l’importanza della traditio familiare nel suscitare l’adesione personale a Gesù dei propri figli?

 

 

 

Sintesi 3° domanda

“Riesci a formulare qualche proposta

perché la Comunità incontri chi non pratica la vita della Comunità,

con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?”

 

RIFLESSIONI E DOMANDE PER IL PATRIARCA ANGELO

 

v     Nelle riunioni preparatorie all’incontro di questa sera con Lei Eminenza, è emerso che la realtà dei Gruppi di Ascolto della Parola nel nostro Vicariato è la più grande esperienza che permette alla Comunità di allargarsi nella proposta di Annuncio a coloro che non sono pienamente coinvolti nella vita di Fede. Riteniamo sia utile continuare con questa modalità di Annuncio poiché questa esperienza permette di confrontarci in modo concreto e attuale con la Parola in sintonia con la vita quotidiana creando relazioni di Fede, Comunione ed amicizia a tutti i livelli di vita ecclesiale. È stata rilevata l’importanza di continuare a vivere quest’esperienza anche a livello diocesano.

v     È stato inoltre costatato che la quasi totalità dei non praticanti si affaccia solo occasionalmente alla vita della Comunità. Ci sembra quindi necessario approfittare di queste occasioni come risorsa e non come difficoltà. In particolare abbiamo intravisto nei genitori che accompagnano alla catechesi i figli una possibilità di semina e dialogo che trasformi il contatto saltuario e talvolta superficiale in un’opportunità missionaria. Nei confronti di questi genitori dovremmo porci in un atteggiamento di ascolto delle attese, speranze, dubbi, sofferenze, gioie e renderci disponibili a diventare loro compagni per un tratto comune di strada. Siamo consapevoli che cambiare un atteggiamento di aridità relazionale in speranza sia difficile ma siamo altrettanto sicuri che questo possa essere già un inizio.

v     Consci che l’Eucaristia sia “Il Dono” del Signore da condividere con i fratelli, e che in molte occasioni gioiose o tristi (celebrazione dei Sacramenti) questo dono si allarghi anche a coloro che frequentano meno ci sembra doveroso cogliere questi momenti e queste presenze sporadiche per far gustare a tutti la bellezza della comunione e la forza di sentirsi unico popolo di Dio nel cammino di liberazione. Com’è possibile tutto ciò? Curando le celebrazioni, rendendole semplici, serene, esemplari e comunicative dell’Evento di salvezza, sperando nella potenza salvifica di Gesù Parola e Cibo di Salvezza. Un’altra proposta è di creare occasioni di celebrazione dell’evento Eucaristico assieme a più comunità del territorio. Nei limiti del possibile cercare a livello parrocchiale di evitare la frammentazione delle Messe domenicali e favorire celebrazioni unitarie dove sia possibile sperimentare la gioia di essere assieme e cogliere il senso di Chiesa Popolo di Dio.

v     Ci teniamo a sottolineare il primato della persona, dare valore ad ogni incontro nella quotidianità a partire dalle relazioni sociali e civili (scuola/lavoro, studio, politica) alle situazioni di difficoltà, alle amicizie, agli affetti. Non dobbiamo perdere queste occasioni perché sono le uniche che ci permettono di entrare in relazione vera con tutti. E’ una missionarietà che già viviamo? Ha bisogno di nuova linfa e orientamenti?

 

 

 

Risposte del patriarca e del collegio episcopale

(appunti)

 

 

PATRIARCA

Nel lavoro di questi 2 anni, vi è la “messa in moto” di tutte le comunità alla scoperta di Cristo che conduce verso un cambiamento.

Lentamente si sta recuperando e accogliendo la vita che lo Spirito suscita nelle nostre comunità.

 

Voi avete proposto al nostro ascolto, una riflessione articolata, non compiuta, che deve trovare in questi 8-9 mesi che ci separano alla Visita pastorale, un ulteriore sviluppo nel lavoro e che necessariamente, dia una maggiore energia e coinvolgimento a tutti i battezzati.

Nelle 11 realtà delle parrocchie presenti in questo vicariato, vi sono entità e fisionomie molto diverse tra di loro.

Il Vicariato esce dalla nebbia della conoscenza generica, per cominciare ad assumere una fisionomia unitaria ben articolata.

 

Vivere nella solidarietà è il nesso tra il mistero della fede e la vita quotidiana.

Il nesso passa attraverso noi, non è mai scontato.

La fragilità è rilevata, esiste la tentazione di vivere una cosa o l’altra, oppure l’essere troppo presi, ci porta inevitabilmente a dimenticare il Mistero.

Come il Signore e la Chiesa ci aiutano a superare il dualismo?

La testimonianza è il ponte che unisce fede e vita, ma chi è il testimone?

Come rischia? Chi è colui che rischia?

Il testimone è il terzo che sta tra i due, il testimone cristiano sta tra Cristo ed il fratello.

Fede e vita devono alternarsi in me, la forza del testimone risulta convincente, perché vivendo la sua vita, è così segnato dall’appartenenza a Cristo da affascinare.

Il patriarca cita la figura di Giovanni Paolo II.

Nella sua agonia, nel doppio fallito tentativo di dire una parola, ha dato un senso di testimonianza fino alla fine, anche se ridotto all’impotenza quasi totale.

 

La frase “Perché, chi dite che io sia?” Non è certo scontata.

La Parola con la P maiuscola è Gesù Cristo morto e risorto, il cui volto noi troviamo in quei Vangeli neo-testamentari, che riprendono tutta la Sacra Scrittura.

E’ l’attestarsi della vita vissuta di coloro che si sono accompagnati a Lui, e la testimonianza di quelle comunità, è arrivata fino a noi!

 

Il cambiamento delle nostre comunità è il cambiamento radicale in Cristo, la Parola che spinge alla mia conversione.

 

Rivolgere all’altro la domanda:- Cosa Cerchi?

Tu Patriarca, cosa cerchi?

Stai attuando uno schema, o vivi anche tu nella tua carne il mistero di Cristo?

Tutte le specificazioni devono trovare una risposta che viene dalla vita, porta ad una forma di attuazione, non è teoria, ma esito di una conversione.

 

TUTTO VA AFFRONTATO IN UN PROCESSO DI CONVERSIONE.

 

²     Testimoniare il Cristo con la nostra vita senza preoccuparsi di fare grandi cose.

 

²     Auto-esporsi

 

²     “Tu” amante per entrare nel cuore dell’altro

 

 Il Patriarca ha chiesto ai membri del Consiglio Episcopale di rispondere, ognuno per la sua parte.

 

DON VALTER

Parte dalla festa dell’Annunciazione, dal mistero dell’incarnazione per parlare dell’incontro personale con Cristo.

  

DON ORLANDO

L’Eucarestia ci unisce in un corpo unico.

 

VESCOVO AUSILIARE BENIAMINO

Siamo “portatori di semi”


Informazioni
della Comunità
6-4-2008



 

Informazioni della comunità, 6 aprile 2008

 

VERSO LA SOSTA

 

Giovedì scorso il patriarca Angelo, il vescovo ausiliare Beniamino, il Consiglio episcopale al gran completo hanno incontrato una vasta rappresentanza delle parrocchie del nostro vicariato, nella sala grande a Quarto d’Altino.

C’erano i consigli pastorali, i catechisti, gli animatori e tante persone.

Il clima mi è parso allo stesso tempo solenne e informale, anzi, familiare. I due incontri che hanno preceduto questo, e varie attività e iniziative che fioriscono nel nostro vicariato a vari livelli, evidentemente portano anche questo frutto di reciproca conoscenza e stima. Uno dei dati più rilevanti infatti è proprio il desiderio, la voglia di vivere assieme determinate esperienze. Non si tratta solo di necessità, ma di vero desiderio. Almeno così a me pare.

La riflessione in sé è stata ampia, in alcune fasi profonda e provocante, in altre più fatta di stereotipi e perciò un po’ inconcludente… La strada è intrapresa, il cammino avanza. Ma sarebbe un grave errore “dormire sugli allori”… molti passi rimangono ancora da fare e sono urgenti, questa volta sì, per vera necessità… Sarebbe già importante vederli.

Mi è molto piaciuto, per finire, il modo “sinodale” con cui il patriarca ha voluto concludere la serata, rispondendo in prima persona ad alcune domande e però anche chiedendo esplicitamente di partecipare alle risposte ai sui stretti collaboratori secondo il loro compiti.

 


Informazioni
della Comunità
13-4-2008



 

Informazioni della comunità, 13 aprile 2008

 

Cammino e Sosta

 

Favaro, Giovedì 10 aprile 2008

Ieri sera, al Consiglio Pastorale, abbiamo parlato, come avviene sempre negli ultimi mesi, della visita pastorale o meglio, della sosta che avverrà nella nostra parrocchia verso ottobre prossimo.

La Visita Pastorale, infatti, è iniziata esattamente tre anni fa, il 10 aprile 2005, durante l’Assemblea Ecclesiale che si è svolta in basilica a San Marco. E’ stato un grande evento, preparato a cominciare da due anni prima, al quale io stessa ho partecipato, insieme ad altre persone della nostra parrocchia e moltissimi altri del patriarcato, ed ho ancora viva l’emozione di quella giornata.

Era la II Domenica del tempo di Pasqua, come domenica scorsa i discepoli erano in cammino verso Emmaus, un giorno freddo e piovoso come oggi, il patriarca era in partenza per Roma dove sarebbe a breve iniziato il conclave e si sentiva la vita della Chiesa segnata dai grandi eventi di quei giorni.

Andando indietro ancora di un anno, nell’aprile 2004 il Patriarca e il Consiglio Episcopale annunciavano la visita stessa nella lettera apostolica “Se vuoi essere compiuto”.

Sento davvero come, a partire da quegli eventi, sia cominciato un cammino importante, personale e comunitario insieme. La partecipazione ai tanti incontri di questi ultimi mesi, desiderata quanto impegnativa, è stata per me un grandissimo arricchimento. Non deve far paura mettersi in discussione sulla propria fede e credo che ognuno, cristiano o no, dovrebbe farlo perché se ne riceve un gran beneficio, un senso di rinnovamento, tanto più profondo quanto più inserito in un contesto di comunità. Una ricerca di verità da attuare insieme, con umiltà ma senza rinunciare.

Riflettevo poi su due aspetti: la preparazione e la sosta. Mi piace pensare a come inizia quel brano di Luca, al cap. 19: Gesù “entrato in Gerico, attraversava la città”. E alza gli occhi su quell’ometto che si affanna per vederlo: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. Che gioia deve aver provato Zaccheo! E come sarà cambiata la sua vita dopo quell’incontro…

Nel nostro oggi, nelle nostre incertezze e speranze, anche noi adesso stiamo preparando la casa per ricevere un ospite speciale. Ma non si tratta di una casa esteriore, di muri da imbiancare o pavimenti da lucidare, ma della nostra anima cristiana, nella sua dimensione di chiesa, che si prepara, con i suoi umani interrogativi, ad un evento di grazia. E’ un intreccio tra il fermarsi e il procedere, fermarsi per poi poter riprendere il cammino con rinnovata energia. Un cammino che ci porta verso la nostra stessa casa.

“Il patriarca, in quanto successore degli apostoli, viene a casa tua a testimoniare che seguire Cristo rende liberi davvero e porta a compimento l’umanità di ogni uomo e donna... Solo in  Gesù risorto, speranza del mondo, l’uomo trova finalmente la propria definitiva dimora.” (lettera d’indizione, pag.10)

Rossella

 


Informazioni
della Comunità
18-5-2008



 

Informazioni della comunità, 18 maggio 2008
 

VERSO LA SOSTA


In questi giorni abbiamo cercato di mettere giù il calendario per la visita pastorale nel nostro vicariato di Favaro Altino.

Vorrei aspettare qualche giorno prima di entrare nel dettaglio delle date, per attendere i necessari aggiustamenti e le verifiche da parte della segreteria della visita pastorale.

Tuttavia possiamo già dire che tutto inizierà nel pomeriggio di domenica 9 novembre, anche se non sappiamo né dove né come.

Le iniziative di carattere vicariale o interparrocchiale sono tutte allo studio.

Se tutto va bene il patriarca sarà in parrocchia nostra negli ultimi giorni della settimana subito prima di Natale.

Sicuramente per tutti è possibile continuare ei intensificare la preparazione anche grazie al libretto “VERSO LA SOSTA” - raccolta di documenti in preparazione alla visita pastorale, disponibile nella nostra chiesa.

 


Incontro vicariale
3-6-2008



 

Incontro Vicariale

San Pietro apostolo, 3 giugno 2008

 

Il 3 giugno si è svolto il terzo incontro vicariale in preparazione alla sosta della Visita Pastorale che avrà inizio il 9 Novembre. A questi incontri hanno partecipato i consigli pastorali (ma anche chiunque lo desiderasse) di tutte le undici parrocchie del Vicariato di Favaro-Altino.

Negli incontri precedenti ci si era confrontati su questi temi:

1 Febbraio 2008

Luci e ombre delle nostre comunità.

27 Marzo 2008

1.      Il Vangelo provoca sempre. La tua comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo? In quali momenti e con quali scelte?

2.      Ricorda esperienze della tua Comunità che hanno saputo dare speranza, a partire dal messaggio evangelico, ed in risposta a bisogni reali.

3.      Riesci a formulare qualche proposta perché la Comunità incontri chi non pratica la vita della Comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?

Attraverso queste tappe stiamo compiendo un vero e proprio percorso di approfondimento nella conoscenza e nel confronto delle varie realtà parrocchiali.

In particolare, l'incontro del 3 giugno ha prodotto questa sintesi che proponiamo a tutte le comunità come base di lavoro e spunto a partire dal quale tutti siamo chiamati a riflettere e formulare le nostre proposte.

 

Tessera, 24 giugno 2008

i rappresentanti di tutte le Parrocchie del Vicariato

 

Sintesi delle riflessioni

 

»        GRUPPO 1

Come far funzionare meglio i consigli pastorali parrocchiali?

 

»        GRUPPO 2

Itinerari di formazione cristiana adulta

 

»        GRUPPO 3

Spazi di condivisione di ricerca radicale del messaggio di Gesù

 

»        GRUPPO 4

Quali compiti può assumere il laico perché il prete possa svolgere più serenamente la sua funzione di pastore?

 

»        GRUPPO 5

Come possiamo fare un pezzo di strada insieme ai giovani

 

»        GRUPPO 6

Come incontrare i fratelli che sono lontani dalla vita parrocchiale, ma non sono lontani da Dio?

 

»        GRUPPO DEI PRETI


 

Gruppo 1

“Come far funzionare meglio i consigli pastorali parrocchiali?”

 

 

Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, S. Pietro, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese; 10 partecipanti.

 

 

Dalla discussione sono emerse le seguenti osservazioni:

 

1)      L’esistenza del CPP è necessaria per una  partecipazione più attiva dei laici, quindi non possono essere lasciati alla discrezionalità del parroco se esso debba o no esistere, né con che modalità esso debba funzionare. Poche regole certe ma uguali per tutti che assicurino una certa stabilità e continuità, specie nelle situazioni di avvicendamento dei parroci (statuto diocesano).

2)      E’ essenziale sentire l’appartenenza a Gesù e quindi alla Comunità perciò bisogna che venga dato più spazio al Vangelo, agli obiettivi pastorali ed allo stile evangelico con cui vivere le esperienze e le attività parrocchiali e un po’ meno all’organizzazione pura. Nella programmazione si potrebbero prevedere  momenti forti di condivisione spirituale tra i membri del CPP.

3)      E’ necessario un maggior coinvolgimento della Comunità nella scelta dei suoi rappresentanti. La modalità più opportuna per scegliere i consiglieri rimane l’elezione, anche se nella realtà molto spesso ciò accade solo per i rappresentanti delle associazioni, mentre la scelta dei rappresentanti “esterni” avviene su individuazione del parroco.

4)      Pubblicità e trasparenza dell’attività svolta dal Consiglio, sia per una  compartecipazione responsabile nella realizzazione delle decisioni sia perché ci sia maggior consapevolezza circa le funzioni e l’impegno che tale servizio richiede ed al momento del rinnovo non ci sia il timore della candidatura dovuta alla “non conoscenza”. Una modalità sperimentata è la pubblicazione di una sintesi sul foglietto parrocchiale.

5)      I consiglieri eletti siano responsabili della trasmissione alle rispettive realtà delle decisioni  scaturite dal CPP, e se ne facciano anche promotori  non solo portavoce. 

6)      I consiglieri devono essere “gli occhi e le orecchie” del territorio ed avere attenzioni a tutte le questioni pastorali, non esclusi i problemi pubblici e sociali della comunità, la cui trattazione e soluzione appaiono necessarie per la vita della parrocchia. A tal fine è necessario che l’ ordine del giorno sia definito in collaborazione tra il parroco ed i laici.

7)      La programmazione annuale preveda anche un tema da sviluppare, da approfondire personalmente e nei gruppi (lettura di brani tratti dal Vangelo o da encicliche, ….)

8)      Per dare un “respiro” più ampio al CPP prevedere una “nuova componente” in cristiani attivamente impegnati nei vari settori curati dalla Pastorale Diocesana (scuola, sport e tempo libero, turismo, impegno sociale e politico)

9)      Fare uno statuto, assegnare dei ruoli, prevedere un ordine del giorno …. Fatto questo comunque il CPP non è maturo. È necessaria una formazione laicale adulta: proponiamo perciò di organizzare un corso vicariale per tutti i CPP sul discernimento spirituale personale e comunitario tenuto da persone di provata esperienza, oppure sia richiesto ai consiglieri, specie a chi non ha momenti di formazione associativi, la partecipazione ad itinerari quali la scuola di metodo, la scuola bibblico-teologica ….

10)  Come consentire  la  responsabilità laicale nonostante il carattere consultivo del Consiglio?

 


 

Gruppo 2

“Itinerari di formazione cristiana adulta”

 

Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese, Quarto d’Altino; 11 partecipanti.

 

In sintesi i punti trattati:

 

1.      Per capire l’importanza della formazione occorre guardare a ciò che abbiamo fatto finora e valutarne l’effetto sulle nostre comunità: cosa ha favorito veramente la crescita della fede e cosa invece l’ha ostacolata? Corresponsabilità significa anche chiedersi: chi verrà dopo di noi se non investiamo nella formazione dei giovani e degli adulti?

2.      Come educare a Cristo partendo, come dice il Patriarca, dalla vita concreta? A Dese un’esperienza di ascolto e dialogo sui problemi di vita dei genitori dei bambini del catechismo per introdurre poi l’ambito della fede (per taluni dimenticato o sconosciuto): parlare di Cristo partendo dall’uomo. Questo richiama la necessità di strutturare su diversi livelli la formazione perché oggi ci si deve confrontare con esperienze molto diverse.

3.      I Gruppi di Ascolto sono un’esperienza diffusa nelle parrocchie di incontro con il Signore attraverso la sua Parola e quindi si svolgono più sul piano spirituale che formativo. La buona riuscita dipende però da una specifica preparazione che gli animatori ricevono. Sono rivolti a persone che già frequentano e che, tra l’altro, hanno anche una certa età (i giovani faticano molto a partecipare).

4.      Si ritiene indispensabile individuare percorsi formativi per chi opera nelle comunità che siano certi, accessibili a tutti e strutturati secondo una precisa pedagogia. Oggi invece ciascuno è lasciato un po’ a se stesso e fatica a trovare un formatore che lo aiuti e lo indirizzi. L’ideale sarebbe di poter disporre di un gruppo di formatori esperti nelle varie discipline. In questo possiamo imparare molto dalle associazioni (vedi esperienza AC di formazione adulti a partire dalla famiglia, dal lavoro, dalla società, ecc.).

5.      L’incontro con i genitori dei bambini di catechismo, i corsi di preparazione al matrimonio e i gruppi sposi sono occasioni esistenti nelle quali si può pensare a dei percorsi formativi.

6.      Per stabilire cosa serve occorre da un lato partire dai bisogni che esprimono le persone e dall’altro chiedersi come il Signore ci chiama a rispondere (non solo a noi come sembra giusto!).

7.      La formazione dovrebbe aiutare le persone a sviluppare le loro capacità, i talenti e a trovare la loro missione nella Chiesa e nel mondo. Purtroppo ci accontentiamo spesso del bene minore e le impegniamo laddove ci serve, magari guardando con sospetto esperienze e proposte che potrebbero farle crescere ma ci priverebbero nell’immediato del loro fare: questo atteggiamento è miope perché non investe per il futuro ma si limita a gestire il presente.

8.      Nessuno (neanche il sacerdote) si può ritenere estraneo alle esigenze di formazione: occorre l’umiltà e la capacità di mettersi in discussione, ma occorre anche una buona organizzazione a servizio delle comunità del vicariato che assicuri percorsi formativi adeguati (buona l’esperienza di confronto iniziata con il gruppo di coordinatori).

9.      Individuare i temi della formazione in relazione alla preparazione da dare per svolgere un determinato servizio (comunità, catechesi, carità, volontariato, CPP, famiglia, problemi sociali, problemi legati ai giovani, ecc.)

10.  E’ stato proposto un comitato vicariale per la formazione permanente con il compito di far conoscere e valorizzare le esperienze esistenti (parrocchia e diocesi) e progettare percorsi differenziati rispetto alle esigenze delle persone che operano nelle comunità.


 

Gruppo 3

“Spazi di condivisione di ricerca radicale del messaggio di Gesù”

 

 

Rappresentate le parrocchie di: Sant’Andrea, San Leopoldo, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Dese, Altino, Quarto d’Altino.

 

 

            Il tema è stato visto da molte angolature: la radicalità è stata vista come gratuità, dono di sé, coerenza quotidiana anche come esempio agli altri; e anche come visibilità, proposta, incontro di comunità, organizzazione, incontrarsi guidati dai preti, come aprire il vangelo e viverlo nel segno dell’Amore di Cristo (ad esempio: le prime comunità dividevano anche i propri averi; chi di noi -noi che andiamo in chiesa …- condivide la casa? )

            Radicalità da vivere nei problemi quotidiani e contemporanei del mondo e della società, riflettendo e confrontandosi in comunità per mantenersi (come singoli e come comunità) desti e fedeli alla Parola del Vangelo, nella diversità di ognuno per avvicinarsi a Cristo.

 

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1.      Un primo “spazio di condivisione di ricerca radicale del messaggio di Gesù” è stato indicato nell’approfondire la conoscenza comunitaria della vita dei Santi, campioni di grandi opere con molta fede donata da Gesù.

 

2.      Una modalità che risulta seria, stimolante e coinvolgente è la riflessione, il dialogo e il confronto sistematico (serale), anche di fronte al Vangelo, sulle scelte e sulle esperienze di vita quotidiana concreta, confronto praticato in situazioni di condivisione comunitaria (vita comunitaria associativa o comunque esperienze di “case aperte”, con progetti comuni tra le persone improntati di autenticità ed essenzialità).

 

[Esperienza vissuta da un componente del gruppo:

“Ho creato una casa grande per metterla a disposizione. Anche oggi nella politica, nel mondo del lavoro cerco di far trasparire quello che ho dentro. Per questa radicalità i momenti sono fuori della chiesa. Portare avanti queste cose fa persone piene di fede.

Nell’ambito parrocchiale (Altino Quarto, si è denotato una parrocchia aperta), ho fatto una serie di iniziative che possono dare una mano. Importante avere un terreno favorevole per rapportarsi e dialogare assieme.”]

 

3.      Un altro spazio comune per cercare e concretizzare la radicalità del Vangelo è il confronto in comunità in incontri settimanali di lettura di testi (diversi da quelli dalle Scritture e dei Santi) di personalità autentiche della Chiesa, su questioni di attuale interesse e problematicità.

 

4.      Un’ulteriore occasione di ricerca e di approfondimento è il confronto comunitario, di fronte al Vangelo, su alcuni importanti temi e problemi della contemporaneità oggetto di riflessione e di iniziative nella società civile da parte di alcune personalità e movimenti più sensibili.

 

5.      Esempi e stimoli alla ricerca della radicalità evangelica vengono anche da molte singole personalità, testimoni autentici (famosi o meno) di fede o di umanità (anche esterni alla Chiesa), le cui riflessioni e/o esperienze possono essere conosciute e raccolte come stimolo incontrandole di persona o discutendone le loro esperienze e i loro scritti, se del caso resi ancora più stimolanti dal dialogo e confronto diretto con persone di Chiesa.

 

[interrogativo emerso:

ricerche così forti fuori dalla Chiesa ci stanno mostrando che nella Parrocchia non c’è spazio per esse?]

 

6.      Un ultimo stimolo di ricerca della radicalità del Vangelo viene dal prendersi carico e confrontarsi, nelle nostre comunità, di fronte alla Parola, con i temi vivi (di contraddizione, sofferenza e peccato) della responsabilità del nostro vivere qui e ora. Temi da andare a incontrare, a conoscere, a capire, a discutere, e su cui poi, se del caso, esprimersi con riflessioni e proposte (anche nette).

 

[Alcuni esempi sollevati:

--- Nel nostro vicariato c’è il casinò. Anche senza farne questione di principio, non possiamo ignorarne la vergogna della “dipendenza dal gioco” (elettronico o meno) che induce e procura in molte persone deboli -spesso nemmeno ricche, talora pure locali-, delle quali questa “malattia” arriva a distruggere la vita personale e spesso anche delle famiglie. Vita semplicemente “rubata” e trasformata in spese o opere pubbliche comunali, spesso di nostra utilità e con nostra soddisfazione. Non possiamo dire e fare niente per fermare questo ‘peccato’ sociale da noi stessi perpetrato (tramite il nostro Comune ‘biscazziere’)?

--- Questione “nomadi”, che tanto fa discutere e agitare proprio i nostri concittadini locali (alcuni forse perfino parrocchiani). Non siamo chiamati a capirne di più, a conoscerne le persone e le realtà, a cercarvi il volto di Cristo?

--- Produzioni e trasporti bellici. Pare che, tempo fa, nel nostro Vicariato, nelle Officine Aeronavali siano stati fatti lavori su o per aerei da guerra, e nell’aeroporto siano transitate truppe e armi per la guerra in Iraq. Possiamo tenere fuori tali questioni dalla ricerca della radicalità evangelica? ]

 

7.      Una possibilità di concreta radicalità potrebbe germogliare anche aumentando l’incontro e il coordinamento tra le parrocchie di uno stesso centro abitato, per poter aumentarne le forze disponibili per azioni condivise.

 

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In chiusura, un forte lamento è stato espresso per l’estrema limitatezza del tempo disponibile per questi lavori di gruppo:

abbiamo un estremo bisogno di occasioni di questi incontri e confronti tra noi’.

 


 

Gruppo 4

“Quali compiti può assumere il laico perché il prete possa svolgere più serenamente la sua funzione di pastore?”

 

 

Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Dese, Quarto d’Altino; 13 partecipanti.

 

 

Le persone hanno scelto di partecipare a questo gruppo in base all’argomento trattato: grazie a questo il lavoro è stato bello, stimolante e ricco di apporti umani.

 

 

Situazione

Tutti sono concordi nel riconoscere che il prete è sempre oberato di impegni di carattere pratico, materialmente non ha il tempo per seguire tutto a discapito delle attività pastorali vere e proprie.

Nelle comunità si sente la mancanza del prete pastore, per quanto un laico possa essere preparato, la figura del prete è centrale. Si percepisce –non solo nelle persone più avanti con gli anni– il desiderio del prete che visita le case, che è vicino alla gente, una nostalgia per questa “distribuzione di umanità” che adesso, per forza di cose, cede terreno a tutta una serie di altre attività.

La responsabilità della parrocchia è tutta sulle spalle del parroco.

Come aiutare i nostri preti? Quanto tempo i laici possono mettere a disposizione e quali modi di essere?

 

Può succedere che il parroco non sia disposto a farsi aiutare. A volte si creano dissonanze e conflitti aspri nei confronti delle persone che collaborano alla vita della parrocchia.

Un aspetto critico è proprio l’attivismo di tante persone che si agitano non sempre in sintonia con il parroco o il resto della comunità. Ritorna a questo proposito in modo ben delineato il tema di “essere e fare”.

Effettivamente c’è una grande quantità di cose da fare: allora il tempo è una risorsa fondamentale che è necessario recuperare.

Un altro tema sul quale è stato posto l’accento è quello del ruolo: quale ruolo ha il parroco e quale i laici?

 

 

Proposte

La riflessione si articola attraverso tre soggetti: il prete-parroco, i laici più strettamente impegnati, il resto della comunità.

Ci sono due piani sui quali impostare la collaborazione: uno interpersonale, di rapporti umani, imprescindibile, l’altro di carattere pratico e organizzativo.

 

1.      Instaurare un rapporto di fiducia: essere persone affidabili, puntuali, che tolgono l’ansia perché il parroco sia tranquillo che quella cosa la fa lui o lei e la fa bene, non aspettare che mi si chieda qualcosa ma leggere i bisogni vivendo dentro la comunità. Essere propositivi, attraverso un dialogo aperto con il parroco e tra di noi.

2.      Vicinanza e comprensione. Partecipare all’umanità del prete, capire le sue difficoltà e andargli incontro come persona e fratello.

3.      Conoscere le linee pastorali attraverso le quali il parroco intende svolgere il suo ministero nella nostra comunità per potervi partecipare consapevolmente. Essere in sintonia per offrire una collaborazione piena ed efficace che parta da una vera condivisione di obiettivi.

4.      Si riconosce la gerarchia della Chiesa: patriarca-parroco-laico, davanti a tutti c’è Gesù Cristo. La Chiesa è ministeriale: ognuno di noi deve sentirsi parte in causa e fare la sua parte.

5.      Individuare quali sono i compiti del prete e quelli della comunità. Ogni laico dovrebbe individuare il suo ruolo nella sua comunità. Alcuni vedono nel parroco la guida nel senso che è lui che dovrebbe indirizzare le persone verso il proprio ruolo ed aiutare ciascuno a comprenderlo. In che misura il parroco può indirizzare i laici ad un determinato compito? Piuttosto ciascuno non dovrebbe essere più maturo nel capire il proprio ruolo e proporsi?

6.      Ognuno è chiamato a fare quello cha sa fare e impiegare i suoi doni: p.e. i gruppi di giovani o famiglie si incaricano di organizzare le feste, il patronato…

7.      Noi dobbiamo rispondere “eccomi” e mantenere la dimensione del servizio senza la pretesa di sostituirci al prete. La disponibilità deve essere sempre vissuta nel segno del servizio, quello spirito di servizio che fa capo alla carità cristiana. Il parroco è la guida, io come cristiano mi metto in gioco e mi metto al servizio non per imporre ciò che voglio io ma ascoltando i bisogni che il parroco esprime.

8.      Disponibilità all’aiuto: da parte dei laici ad offrirlo, da parte del prete a riceverlo.

9.      E’ importate per il parroco l’aiuto di persone del luogo che conoscono le varie realtà locali.

10.  Lasciare libero il prete dalle questioni pratiche delle quali devono farsi carico i laici.

11.  Le persone che visitano gli ammalati potrebbero portare loro la Comunione.

12.  Collaborazione fra le varie parrocchie per svolgere delle attività a livello vicariale, come avviene già per la confessione dei giovani, gli incontri di preparazione al matrimonio: potrebbe estendersi agli incontri con i catechisti, con i genitori del battesimo e impegnare così un minor numero di sacerdoti. E’ importante lavorare insieme e superare i pregiudizi.

13.  Ricercare armonia, condivisione e collaborazione fra tutti. Il prete potrebbe lavorare meglio se riuscissimo a creare all’interno dei vari gruppi un clima di condivisione, di armonia senza mormorii, è dannosa l’abitudine al giudizio. Dare a ogni persona la dignità di ciò che deve o può fare. E’ necessario anche che chi offre disponibilità trovi accoglienza. Tutti siamo desiderosi di annunciare il messaggio cristiano, ma poi entra in gioco il lato umano. Sarebbe bello recuperare il senso delle prime comunità: “gareggiate nello stimarvi a vicenda”.

14.  Sentire la parrocchia come la propria casa sia nei rapporti umani che nelle strutture fisiche.

 

 

Contro la “frustrazione da laico”, cioè di coloro che, sostenendo che “il prete non molla”, vorrebbero quasi sostituirsi a lui, emerge l’atteggiamento costruttivo di chi riconosce le difficoltà del prete e, desiderando il bene della comunità, si fa vicino e presente, una presenza attiva, rispettosa dei ruoli e responsabile.

Questi laici si sentono chiamati a una responsabilità piena nei confronti della comunità intera che è parte della Chiesa tutta e ha il suo riferimento, dopo Gesù Cristo, nella persona del prete come fratello e pastore.

Il nostro operare diventa così non collaborazione ma partecipazione all’obiettivo comune che è il nostro credo, non fare per la Chiesa ma essere Chiesa.

 


 

Gruppo 5

“Come possiamo fare un pezzo di strada insieme ai giovani?”

 

Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, Campalto, Tessera, Dese, Quarto d’Altino.

 

L’incontro ha evidenziato senz’altro la indubbia opportunità che la visita pastorale ci offre nel mettere in condivisione fuori delle mura parrocchiali alcune problematiche comuni nel comune obiettivo di testimoniare l’amore di Dio per noi e portare l’insegnamento di Gesù al prossimo.

 

 

RILIEVO DELLO STATO DI FATTO

Il gruppo al quale hanno partecipato catechisti e operatori di diverse parrocchie del vicariato ha evidenziato come siano pochissime le realtà dove prosegue il cammino del post cresima; comunque, anche dove le fasce di età sono coperte completamente da proposte di animazione/catechesi attraverso esperienze scoutistiche, ACR, gruppi per studenti, universitari, lavoratori ecc. si evidenziano in questa fase di crescita la maggiore dispersione dei ragazzi che si allontanano dall’ambito parrocchiale per poi rientrare nuovamente chi per bisogno chi per opportunità in relazione alla celebrazione dei sacramenti del matrimonio o del battesimo degli eventuali figli, spesso comunque poco attivi e partecipi.

I ragazzi sembrano vivere oggi un mondo virtuale dove manca un vero e proprio progetto di vita sono in effetti alla ricerca per se stessi di una strada in diversi campi, probabilmente anche a seguito di un processo di scristianizzazione in atto nelle famiglie che hanno di fatto perduto la consapevolezza in alcuni valori sovrastati dalla frenesia faticosa del vivere quotidiano, dove il tempo sembra non bastare più, dove non è più possibile riflettere dialogare rapportarsi con gli altri, come diceva una canzone “siamo isole nell’oceano della solitudine”.

Si è persa anche, probabilmente per i tanti impegni che caratterizzano i ragazzi, l’esperienza di oratorio patronato.

Ci si è molto interessati del problema degli anziani ma poco dei giovani.

 

ESPERIENZE E PROPOSTE

I ragazzi che bene o male frequentano hanno alle spalle una famiglia che vive l’esperienza cristiana per cui la domanda sorge spontanea: “la catechesi dei giovani deve partire da una catechesi agli adulti genitori?

Viene portata l’esperienza di una parrocchia fuori vicariato dove l’esperienza del post cresima per i giovani viene svolta in piccoli gruppi guidati da una coppia di sposi, vista l’affluenza sembra che tale esperienza funzioni i ragazzi sentono la possibilità di potersi aprire, parlare dei propri problemi alla luce di una Parola.

I ragazzi chiedono agli adulti coerenza perché essere cristiano oggi non è semplice.

Ci sono tematiche che possono essere affrontate con i ragazzi come:

  • l’affettività, dare senso e valore al tuo amare;
  • il rapporto con i beni ed il tempi;
  • il rapporto con i genitori.

Ci sono esperienze di ascolto e confronto dei ragazzi con la Parola di Dio guidati da un presbitero o un laico.

Spesso legare la catechesi ad un momento di impegno sociale a queste età può risultare benefico al fine di poter sviluppare lo spirito di solidarietà umana e condivisione.

A nostro modo dovrebbero essere comunque delle linee guida diocesane di percorsi per i ragazzi con confronti con esperti, ed esperienze da far vivere comunitariamente che aiutano a riconoscersi Chiesa e a non vergognarsi di essere cristiani.


 

Gruppo 6

“Come incontrare i Fratelli che sono lontani dalla vita parrocchiale, ma non sono lontani da Dio?”

 

 

Rappresentate le parrocchie di Sant’Andrea, San Pietro, San Leopoldo, Annunziata, Santi Benedetto e Martino, Tessera, Altino, Quarto d’Altino; 17 partecipanti.

 

 

Lettura: “Vivendo il mistero della Pasqua si comprende l’autentico messaggio che svela, istante per istante, la vita della Chiesa attraverso l’azione di ogni appartenente ad Essa. Questo è fonte di felicità di fronte all’annuncio di salvezza che ne deriva per tutti e perché tale salvezza del Figlio di Dio risorto è invito, prima di tutto, alla gioia”.

 

Si introduce il Gruppo con la sintesi sulla domanda n. 3 del precedente Consiglio Pastorale Vicariale: “Riesci a formulare qualche proposta perché la Comunità incontri chi non pratica la vita di comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?”.

Nel nostro gruppo è emersa l’importanza della testimonianza vissuta nel quotidiano, testimonianza che passa attraverso il nostro modo di essere, trasmettendo ciò che per primi abbiamo maturato in noi. Dovremmo sentire il desiderio di incontrare le persone da quanto abbiamo in comune. Ogni incontro, ogni luogo può diventare occasione per entrare in dialogo, per accogliere l’altro così com’è; si può portare Cristo anche senza nominarlo.

 

Testimonianze: D. testimonia di una sua esperienza, vissuta in una parrocchia dove svolgeva il suo ministero di consacrata, in merito ad un gruppo di giovani ritenuti degli emarginati all’interno di quella comunità. Come attraverso la sua presenza spontanea in quel gruppo di ragazzi avesse creato stupore, in prima istanza, e come poi questi si fossero lasciati coinvolgere entusiasticamente nel vissuto della stessa comunità di appartenenza.

 

Altre esperienze tangibili attengono l’ambito del volontariato e come tale servizio gratuito e disinteressato possa diventare autentico esempio da imitare per coloro che non vivono una loro partecipazione attiva alla vita comunitaria parrocchiale.

L’umiltà, la semplicità il saper dar ragione della nostra fede possono abbattere i muri che incontriamo. Dobbiamo avere anche la capacità di riconoscere i nostri errori e di chiederci quali ostacoli poniamo noi che frequentiamo a chi ci vede dall’esterno. Siamo stati tutti concordi nell’affermare come la Parola, la preghiera, l’Eucarestia vissuta, diventano la forza trainante del nostro agire.

 

Concludendo; affascinati dall’amore che salva, dal desiderio di incontro, dalla volontà di servizio, possiamo instaurare trame con cui tessere i rapporti di relazione con tutti.

 


 

Gruppo dei preti

 

 

La riflessione parte da quella precedente del 27 marzo 2008 e dalle 3 domande proposte a tutta l’assemblea:

 

  • Il Vangelo ci provoca sempre. La tua Comunità si è lasciata mettere in discussione dal Vangelo?   In quali momenti e con quali scelte di vita?

 

  • Ricorda esperienze della tua Comunità che hanno saputo dare speranza a partire dal messaggio evangelico e in risposta a bisogni reali.

 

  • Riesci a formulare qualche proposta perché la tua Comunità incontri chi non pratica la vita della Comunità, con un atteggiamento di saper dare e saper ricevere/accogliere?

 

Le posizioni sono diverse a seconda dell’esperienza, della situazione parrocchiale, di quella personale… I preti hanno percorsi di vita anche molto diversi.

 

Spicca un senso di fatica causato dalla troppa pressione cui spesso si è sottoposti sia da parte della diocesi e del vescovo, sia da parte della parrocchia e delle sue esigenze e dei doveri cui rispondere, sia da parte delle persone che presentano a volte domande vere e perciò costruttive, a volte richieste sciocche, a volte anche violente; in molti casi c’è una ricerca di sfruttare, di usare il prete.

C’è anche la possibilità che perfino in parrocchia le scelte, le ricerche, le strade che si prendono non abbiano come punto di partenza e criterio ultimo il vangelo, ma “altro”… e allora si perde il senso della verità della vita.

 

Qualcuno cerca di “difendersi”, qualcuno non ci riesce o troppo poco.

C’è una ricerca delle persone e del rapporto con loro, al di la delle cose da fare. Non c’è la pretesa di cambiare le situazioni, di risolverle. C’è la possibilità di fare un po’ di strada assieme e di aiutare a far fare alcuni passi.

C’è una forte esigenza di vita evangelica, segnata in verità dal Signore e dalla sua parola e non dedita alla prestazione da rendere…e c’è la gioia di riuscire a vivere alcune situazioni e alcune relazioni in questo modo…

 


Messaggio
alle parrocchie
24-6-2008



 

Messaggio alle parrocchie

 

 La Sosta con il Patriarca

 

Alcuni spunti per prepararsi

 

 

Da Novembre 2008 a marzo 2009 il Patriarca Scola verrà a “sostare” nelle Parrocchie del Vicariato di Favaro-Altino.

A partire dal primo incontro vicariale, avvenuto il 18 ottobre 2007 a Tessera, le persone di ogni Comunità si sono incontrate per riflettere e formulare un “giudizio di fede”, come suggerito dalla lettera d’indizione. Si sono svolti poi tre incontri vicariali durante i quali abbiamo cercato di cogliere insieme il senso del cammino fatto.

Per preparare questo momento di vita ecclesiale, i sacerdoti e alcuni laici delle 11 Parrocchie si sono ancora incontrati per mettere in evidenza i temi attorno ai quali incontrarsi con il Patriarca.

Vogliamo ora comunicare i risultati di questo lavoro a tutte le Comunità perché questa visita sia un’occasione per diventare discepoli più fedeli di Gesù Cristo, capaci di portare a questo nostro mondo la buona notizia che non siamo soli nella ricerca del senso della nostra vita.

 

Abbiamo lavorato attorno ai seguenti sette argomenti:

 

1° Pensiamo che la vita e le attività della Parrocchia debbano essere condotte assieme da Prete e Laici: come il “Consiglio Pastorale” può diventare uno spazio nel quale Prete e Laici si assumono insieme la responsabilità della Comunità Cristiana?

 

2° Ci rendiamo conto che dobbiamo maturare e crescere nello Spirito di Gesù; abbiamo bisogno di percorsi formativi che ci accompagnino per diventare cristiani adulti. Possono essere attuati a livello Vicariale.

 

3° Sentiamo indispensabile che anche nella nostra Zona vi siano “spazi” di ricerca radicale dell’attuazione del Messaggio di Gesù nelle situazioni concrete del nostro territorio.

 

4° Non si può lasciare la Parrocchia tutta sulle spalle del Parroco…ogni laico dovrebbe individuare il “suo” ruolo nella Comunità. Ma quale ruolo ha il Parroco e quale i laici?

5° Come possiamo fare un pezzo di strada assieme ai giovani?

6° Come incontrare i fratelli che sono lontani dalla vita parrocchiale, ma non sono lontani da Dio?

7° I Preti stanno riflettendo in gruppo fra di loro per riscoprire i punti essenziali del loro compito nella Comunità Cristiana.

Le sintesi dei lavori di questi sette gruppi vengono offerte a tutta la Comunità, non come conclusione ma come spunto di lavoro, perché sia possibile a tutti entrare in questo percorso che ci condurrà a parlare con il Patriarca delle realtà positive e delle difficoltà della Chiesa nel nostro Territorio.

Ci sembra che i punti di ricerca siano soprattutto:

-         La crescita spirituale dei preti e dei laici

-         La cura della formazione dei laici

-         Un nuovo modo di relazionarsi tra laici e preti

-         Dare consistenza al Vicariato partendo da questo cammino iniziato

 

Rimangono da affrontare i due punti:

 

-         un cammino assieme ai giovani

-         l’incontro con chi non frequenta gli spazi Parrocchiali

 

 Ogni singola Comunità è invitata a “sostare” su questi argomenti in modo da poter offrire al Patriarca, durante la visita, il frutto della propria riflessione.

 

 

Tessera, 24 giugno 2008

i rappresentanti di tutte le Parrocchie del Vicariato


Informazioni
della Comunità
29-6-2008



 

Informazioni della comunità, 29 giugno 2008

Favaro, 26 giugno 2008

Notizie sulla “sosta”


In questa ultima settimana di giugno si è svolto, martedì sera a Tessera, un incontro vicariale tra i rappresentanti di ciascuna parrocchia sempre in preparazione alla sosta della visita pastorale che avverrà nel prossimo autunno.

L’obiettivo di questo incontro è stato definire i punti significativi che sono emersi, dopo mesi di lavoro da parte di tutte le 11 parrocchie del Vicariato, sui quali concentrare le nostre riflessioni e formulare proposte.

I punti emersi sono ancora in fase di definizione, sono quattro o cinque cantieri di lavoro sui quali ci incontreremo a settembre.

Si tratta, secondo me, di punti vitali che toccano il cuore stesso della comunità, nel suo relazionarsi con il Signore, con i fratelli laici e preti, con il territorio, nella coscienza di crescere come cristiani adulti.

Ciò a cui ci chiama la lettera d’indizione è formulare un giudizio di fede sulla nostra comunità. Credo che solo camminando insieme potremo capire cosa questo significa.

Se mi guardo indietro, a partire dal primo incontro del 18 ottobre a Tessera, vedo che la strada percorsa è proprio tanta e ancora c’è molto da percorrere, e si aprono continuamente nuovi sentieri. Ci sarà sicuramente bisogno di una sosta verso fine anno!

Devo dire anche che partecipare a questo lavoro, cercare, insieme a una ventina di fratelli e sorelle laici e preti, la strada giusta sulla quale avanzare rispetto alle tante deviazioni che si aprono, è proprio affascinante. Così com’è affascinante sentire - o meglio percepire - “il polso” della comunità, è come avere tra le mani quel braccio che il patriarca cita spesso nei suoi esempi come immagine stessa della comunità.

La cosa bella è che questa sensazione, che potrebbe suscitare orgoglio, è fonte di un profondo sentimento di umiltà e condivisione. C’è il senso di essere strumento, di ascoltare tanti carismi, del dono che ognuno di noi è, del servizio. Il senso forte e bello di appartenenza alla Chiesa tutta di Dio.

Rossella

 


C.P.P
1-10-2008



 

Consiglio Pastorale allargato

San Pietro apostolo, 1° ottobre 2008


riflessioni  in preparazione alla Visita Pastorale

  

Abbiamo cercato di formulare proposte e riflessioni partendo dagli argomenti proposti dal gruppo dei coordinatori vicariali.

E’ bello pensare che in questi stessi giorni tutte le parrocchie del vicariato stanno riflettendo come noi, c’è un senso di comunione, di un cammino fatto insieme.

Riportiamo gli interventi delle persone così come stati detti, semplicemente organizzati per argomento, in modo da lasciare il senso della spontaneità.

 

 1.      la crescita spirituale dei preti e dei laici

Viene suggerita, oltre il viaggio/pellegrinaggio che da due anni viene fatto alla fine di aprile nella nostra parrocchia, la possibilità di un’uscita per frequentare esercizi spirituali a livello parrocchiale.

Necessità di capire le problematiche del Vangelo per capire quelle della comunità.

Necessaria la formazione, la conoscenza della Parola che ci insegna anche a relazionarci.

E’ importante relazionarci con le altre comunità ma nella nostra comunità ci conosciamo?

Probabilmente sarà necessario organizzarci a livello intercomunitario, ma noi siamo capaci di proporci davvero come cristiani nella comunità? Sembra più facile parlare di cose grandi che entrare nell’intimo della spiritualità. Rispondiamo più al sociale che non allo spirituale.

Il nostro dialogo con i fratelli e con il sacerdote è aperto oppure no?

Io mi chiedo: Chi è Gesù? Come riesco a testimoniarlo a chi mi è vicino?

Necessità di costruire un dialogo, a cominciare dal pastore, dal sacerdote.

La fede cresce nel momento in cui ci si mette in discussione.

La spiritualità non deve rimanere limitata all’interiorità.

Costruire una comunità spiritualmente unita a Gesù Cristo.

Importante anche l’interazione a livello spirituale per creare una conoscenza profonda.

Ognuno di noi è in cammino, alla ricerca di qualcosa. Essere è una realtà. La comunione con Gesù ognuno la vive in modo personale. La fede è un cammino, in divenire.

Le persone ti dicono che non sei solo: camminare insieme per costruire qualcosa.

La cura della spiritualità è importante sia per i laici che per i preti. Come può un prete annunciare il vangelo in modo sereno quando è oberato di cose da fare? Anche da qui dovrebbe sgorgare l’impegno del laico, nel desiderio di farsi vicino al suo pastore per condividere con lui l’impegno verso la comunità che appartiene ad entrambi così come entrambi appartengono ad essa. Così la comunità diventa luogo di crescita spirituale per tutti.

 

Stasera abbiamo sperimentato un momento bello di vita insieme, questo è il nucleo stesso di una comunità pastorale, un focolare buono che attrae.

Avere Gesù come filtro sempre: vivere così, con fede non è scontato per nessuno. La fraternità che ci unisce è fondata in Gesù Cristo che ci permette di vivere e portare l’annuncio.

 

2.      la cura della formazione dei laici

Le proposte di formazione sono varie e articolate, sia a livello diocesano che parrocchiale, e richiedono livelli di preparazione diversi. Per esempio i Gruppi d’Ascolto sono aperti a tutti, le scuole di teologia richiedono conoscenze più specifiche. C’è poi un impegno diverso anche sul piano di costi e del tempo disponibile.

Forse non siamo efficaci nel sollecitare le persone a questi incontri, per esempio gli incontri di preghiera: la comunità nel suo insieme dovrebbe essere un richiamo, come segno di una bellezza che attira, non un invito affidato ai singoli.

Non metterei al primo posto la formazione: credo che la cosa fondamentale sia far trasparire l’aver conosciuto Cristo ed essere testimoni credibili e quindi trainanti per i fratelli.

La formazione metodologica rischia di essere troppo fredda: più conosci Gesù più lo trasmetti. Da tre anni frequento la scuola Santa Caterina d’Alessandria: è stato bello sperimentare l’accoglienza e lo scambio con gli altri partecipanti.

 

3.      un nuovo modo di relazionarsi tra laici e preti

E’ stato positivo e piacevole incontrarsi con le altre parrocchie del vicariato. Mi piacerebbe diventasse un’abitudine, per esempio in occasione di momenti liturgici o altre occasioni.

Vorrei che il rapporto preti/laici del vicariato diventasse più frequente, più fattivo, così com’è avvenuto in occasione di questi incontri. Credo che la conoscenza di come si vive in altre situazioni a noi vicine possa favorire un modo di relazionarsi più aperto.

Sarebbe interessante vedere come le altre parrocchie vivono il catechismo.

C’e difficoltà di dialogo con i genitori dei bambini del catechismo perché non conosciamo il loro rapporto con la religione.

La Comunità Pastorale sarà il momento in cui la responsabilità dei laici nei confronti della parrocchia diventerà effettiva e allora il modo di relazionarsi dovrà evolvere.

Ognuno deve trovare il suo posto nella comunità. I componenti della comunità pastorale dovranno essere laici formati.

E’ necessario il contatto tra preti e laici per entrare nell’ottica, nella realtà della vita gli uni degli altri: il beneficio è reciproco.

La corresponsabilità: una persona ha come primo compito la sua famiglia. Quando collabora con la parrocchia ha i suoi compiti precisi. Il senso della comunità educante aiuta molto: condividere le problematiche è importante, di grande aiuto.

La vicinanza della comunità in un momento di lutto, com’è successo anche per il funerale di don Vincenzo: la presenza della comunità che aiuta.

La Comunità Pastorale non è una necessità dovuta alla mancanza di preti, ma è la forma di vita comunitaria che ci viene indicata il Vangelo, alla quale siamo chiamati dalla Parola stessa di Gesù.

 

4.      dare consistenza al Vicariato partendo da questo cammino iniziato

Maggior presenza dei laici nella propria comunità e nel vicariato.

Si ripropongono le “commissioni” vicariali che già esistevano 20 anni fa (famiglie, catechisti, problematiche del sociale,…) interrotte con l’inizio dei Gruppi d’Ascolto.

Data la mancanza dei sacerdoti, c’è l’esigenza di lavorare insieme tra più parrocchie, anche se non con l’intero vicariato. Già ci sono stati incontri a livello vicariale: gli Sposi (parrocchie di Favaro, Tessera e Campalto), i Giovani AC (le tre parrocchie di Favaro).

Sarebbe necessario riunirsi tra parrocchie vicine per prendere decisioni comuni sul percorso relativo alla catechesi dei bambini. Si potrebbe poi lasciare che i bambini frequentino la parrocchia che i genitori scelgono a seconda delle loro particolari esigenze.

 

5.      un cammino assieme ai giovani

I giovani hanno bisogno di un leader che li sproni a una partecipazione più attiva. Spesso sono in attesa…

La parrocchia potrebbe offrire ai giovani, oltre che la formazione religiosa, anche quella della persona.

Occorre ricercare delle attività di volontariato perché i giovani sperimentino il gratuito verso gli altri

I giovani hanno bisogno di paternità e maternità, di riferimenti che non siano solo altri giovani, loro stessi chiedono la presenza di adulti “significativi”. E’ importante per loro l’esempio, la testimonianza di altri padri e madri che non siano i loro stessi genitori.

 

6.      l’incontro con chi non frequenta gli spazi parrocchiali

Massima disponibilità all’incontro, al saluto con chi si incontra quotidianamente in autobus, nei negozi, fuori dalla scuola.

Occasioni particolari come la S. Messa del Natale, offrire una cioccolata calda, in autunno le castagne, i battesimi… dimostrare ospitalità.

 


Informazioni
della Comunità
5-10-2008



 

Informazioni della comunità, 5 ottobre 2008

 

CPP ALLARGATO


Mercoledì scorso si è riunito il consiglio pastorale con la partecipazione di anche altri parrocchiani per discutere alcune tematiche forti della vita della nostre parrocchie in vista della visita pastorale. Le tematiche erano:

1. la crescita spirituale dei preti e dei laici

2. la cura della formazione dei laici

3. un nuovo modo di relazionarsi tra laici e preti

4. dare consistenza al Vicariato partendo da questo cammino iniziato

5. un cammino assieme ai giovani

6. l’incontro con chi non frequenta gli spazi Parrocchiali

La discussione è stata secondo me bella e interessante. Al di là dei temi e delle riflessioni emerge un movimento significativo della nostra parrocchia, stimolata dalla visita pastorale già in atto da alcuni anni e che tra poco “sosterà” anche nel nostro territorio e nella nostra parrocchia. Assieme al nostro vescovo e a tutti gli altri fratelli e sorelle non possiamo che vivere da cristiani questo tempo senza rimanere pericolosamente ancorati al passato, ma anche senza prendere delle strade azzardate e parziali.

Ciò che mi ha colpito di più è stata la sensazione di essere, nonostante tutti i nostri difetti, effettivamente una famiglia di figli e fratelli che si amano, si stimano, si perdonano quando è necessario e si aiutano per quanto è possibile. E nei momenti della verità come quando qualcuno è colpito dal lutto o dalla sofferenza, questo si vede.

Molto bene. E’ proprio questo il punto, è l’essenza del nostro essere cristiani, del dono che Gesù Cristo ci fa sempre e continuamente rinnovando la nostra fragile umanità. A questo tutti gli altri uomini e donne guarderanno, come è sempre stato nella chiesa e come ci ha detto Gesù stesso: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35)

E’ questo il senso del nostro essere comunità pastorale e comunità educante, cioè famiglia che si prende cura con amore e responsabilità di tute le necessità e della formazione dei più giovani. E questa non è una prospettiva dettata da problemi contingenti come la mancanza di forze e di preti, ma la necessità del tempo che viviamo e della verità del nostro essere la chiesa di Cristo. Dovremmo essere così anche se avessimo 4 preti e 200 catechisti…

Don Andrea

 


Informazioni
della Comunità
19-10-2008



 

Informazioni della comunità, 19 ottobre 2008

 

UN INCONTRO INTERESSANTE


All’ultimo incontro vicariale dei parroci (solo parroci perché nel nostro vicariato non esistono più vicari parrocchiali…) abbiamo invitato a riflettere con noi e per noi quelli che possiamo vedere come i primi rappresentanti delle istituzioni nel nostro territorio, vale a dire il sindaco di quarto d’Altino geom. Loredano Marcassa e il presidente della municipalità di Favaro dott. Gabriele Scaramuzza.

Era nostro desiderio, da lungo tempo coltivato, di poter parlare con loro del nostro territorio e soprattutto dei progetti che si stanno facendo in esso e delle prospettive future.

E così, anche in vista della visita pastorale, finalmente siamo riusciti a trovare l’occasione e a realizzare questo momento di incontro.

E’ stato un incontro interessante.

Innanzi tutto per capire un po’ di più qual’é l’ambito di lavoro delle nostre amministrazioni e quali sono le difficoltà nelle quali si trovano, le prospettive e le soddisfazioni che hanno.

E poi per essere entrati un po’ di più nel merito dei progetti concreti che ci interesseranno nel prossimo futuro: i bypass stradali di Tessera, di Campalto e di Favaro per sgravare del traffico di passaggio (attualmente tra il 70% e l’85% del totale) i centri abitati; la questione del bosco di Mestre; il campo Sinti; il nuovo casinò e il nuovo stadio; l’aeroporto e le officine aeronavali… Questo per quanto riguarda la zona di Favaro. Per quanto riguarda Quarto d’Altino le questioni della popolazione giovanile, le scuole, le materne, le piste ciclabili e il collegamento a Favaro, Tessera e Mestre che attualmente non c’è.

C’è la questione di come valorizzare il patrimonio naturalistico e storico archeologico.

C’è stato spazio anche per qualche nota polemica tra le amministrazioni su alcune questioni, soprattutto sul dislocamento del nuovo ospedale e sulle strutture sanitarie da creare per il futuro, oltre che sui già citati collegamenti.

Preoccupazioni di carattere etico suscita anche la questione del casinò e del gioco d’azzardo: è vero che sono fonte di finanziamento per il comune, ma è giusto che sia questa la strada? Qualcuno ha proposto di scrivere fuori del casinò qualcosa di analogo a quanto riportato sui pacchetti di sigarette… per avvisare gli utenti del pericolo cui vanno incontro, almeno… anche se questo contrasta con gli interessi economici.

E poi c’è anche dalle nostre parti il problema della prostituzione e di appartamenti vari destinati a questo uso di cui tutti o tanti sanno…

Questo basti solo per dare una vaga idea delle tematiche emerse e solo sfiorate.

Ma è interessante che come comunità cristiane ci sentiamo pienamente immersi nel nostro territorio e parte attiva della cittadinanza e quando ce n’è l’occasione anche dell’amministrazione. E’ il tema del vangelo di questa domenica in fondo: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

 Don Andrea

Lunedì 20 ottobre alle ore 20,30 presso la nostra sala teatro, incontro di tutti i genitori dei bambini e dei ragazzi con Mons. Valter Perini, delegato del patriarca.

 


Informazioni
della Comunità
26-10-2008



 

Informazioni della comunità, 26 ottobre 2008

 

Incontro con don Valter

Mi pare opportuno dare un breve resoconto dell’incontro di Lunedì sera tra i genitori dei nostri bambini e ragazzi e don Valter, direttore dell’ufficio catechistico diocesano. Incontro che è parte della visita pastorale del patriarca.

Sorprendendo un po’ tutti don Valter ha parlato per 2 minuti e poi ha detto che gli si facessero delle domande o che si proponessero alcune riflessioni.

Dopo qualche momento di titubanza alcune domande sono venute fuori. Principalmente due:

come sentire la parrocchia come casa propria e come essere genitori adeguati per i propri figli nel poco tempo che resta a disposizione?

Poi sono venuti fuori anche tempi che riguardano la vita delle famiglie: il ritmo stressante della vita, il problema dei soldi, il contesto socio culturale mutato così radicalmente e repentinamente negli ultimi anni e in continuo cambiamento…

Mi pare di poter sintetizzare in due punti la proposta che è stata formulata da don Valter, ma che fa parte del magistero del nostro vescovo e di tutta la chiesa di Venezia: scoprire che Gesù Cristo centra con la nostra vita e con i suoi problemi, che ha davvero qualcosa da dirci, che in definitiva è “la risposta” a tutti i nostri problemi. E scoprire questo con il metodo che lui stesso ci ha dato, cioè la comunità: mettiamoci assieme e proviamo a capire assieme e a fare la strada assieme, nel suo nome, in suo compagnia e seguendo tutti assieme lui.

Non so se questo breve resoconto sia sufficientemente rispettoso dell’incontro e della sua importanza (lunedì sera avevo qualche linea di febbre e altri sintomi influenzali…). Ma se qualcuno volesse integrarmi, è il benvenuto.

Don Andrea
 

INCONTRI PER I GENITORI E I RAGAZZI

La visita pastorale del patriarca è ormai imminente. Ma non sarà tutta incentrata su di lui. Lui ama parlare di visita sinodale, o collegiale, cioè anche con i suoi cooperatori. Il primo di questi sarà il responsabile diocesano della cura pastorale dei bambini e dei ragazzi, mons. Valter Perini che verrà a celebrare la S. Messa delle 9,30 domenica prossima 12 ottobre e poi incontrerà i genitori lunedì 20 ottobre alle ore 20,45. Ma di questo riparleremo…


 

 

VISITA PASTORALE 2008

In questi giorni stiamo precisando con la segreteria gli appuntamenti che ci vedranno incontrare il patriarca nella nostra parrocchia. A breve saremo in grado di renderli pubblici e ufficiali. Non saranno molti, ma proprio per questo cercheremo di viverli bene.

E comunque altri appuntamenti ci vedranno incontrare i suoi delegati. Anzi uno di questi appuntamenti lo viviamo proprio in queste settimane, ed è l’incontro con mons. Perini, relativo alla pastorale dei bambini, dei ragazzi e dei genitori del catechismo. Lunedì prossimo, 20 ottobre 20,30 i genitori sono invitati a questo incontro tutti assieme prima e poi nei acri gruppi assieme ai catechisti, come lo scorso anno.


 

Informazioni
della Comunità
2-11-2008



 

Informazioni della comunità, 2 novembre 2008

 

Inizia la visita pastorale

Ci siamo! Finalmente il momento è arrivato.

Ufficialmente la visita pastorale “sosta” nel nostro vicariato di Favaro Altino. Tutto comincerà Domenica 9 Novembre alle ore 16,30 nella chiesa di Tessera.

Tutti i parrocchiani sono invitati a partecipare. E magari la chiesa scoppiasse…!

 


Informazioni
della Comunità
9-11-2008



 

Informazioni della comunità, 9 novembre 2008

 

LE PARROCCHIE DEL VICARIATO: VICINE O LONTANE?

Qualche giorno fa ho partecipato a una riunione dei rappresentanti delle parrocchie del vicariato in preparazione alla visita pastorale. Questo incontro si è svolto a Quarto d’Altino, esattamente quattro mesi dopo il precedente che era stato a Tessera.

L’obiettivo era raccogliere le impressioni e gli spunti emersi sugli argomenti che erano stati proposti a tutte le comunità. Anche nella nostra parrocchia, ricorderete, c’è stata un’Assemblea Parrocchiale il 1° ottobre: è stato un bel momento di scambio, di riflessione aperta, di intimità come stare in famiglia…

Tornando all’incontro, ognuno ha brevemente illustrato i punti più significativi della propria parrocchia. C’è stato chi ha detto con una certa soddisfazione che nella sua parrocchia si vive bene, tutti gli aspetti della vita pastorale sono coperti, dai bambini agli anziani, e chi ha detto con grande umiltà “la nostra è una realtà piccola, abbiamo tante difficoltà a coinvolgere le persone…” Significativa anche l’assenza di due parrocchie.

C’è stato poi un filo conduttore, che riguarda il vivere la comunità. Ripensandoci, ho avuto l’impressione che la comunità sia qualcosa ancora da scoprire, da svelare nella sua intima essenza, nella verità profonda, nel suo valore evangelico. E’ come se piano piano le persone solo adesso ne assaporino il gusto. C’è un senso di novità, di qualcosa che sta venendo alla  luce ma fatica a superare le barriere della diffidenza, eppure attrae, interpella. Credo che sia qui che si giochi una gran parte del futuro della Chiesa, nel mostrare una novità bella da vivere, capace di attirare tutte le persone in un modello di vita che ci permetta di superare la prigione, la sclerosi dell’individualismo.

Ci sono state ancora due cose che mi hanno colpito.

La prima è come si percepisce l’identità di ogni singola comunità, il suo sentire, come quasi se ne intuisce la vita, le fatiche e le cose belle. Si possono cogliere quegli aspetti legati alla tradizione, allo specifico tessuto sociale, alle dimensioni, al sentire della gente. Ci sono parrocchie che si dichiarano parroco-dipendente, altre che hanno imparato, per assenza del parroco e amore della comunità, ad essere più autonome, altre che riflettono su “La corresponsabilità come segno d’amore per la tua comunità”. Devo dire che adesso queste realtà, nel territorio così vicine, mi sembrano meno sconosciute.

La seconda è vedere il cambiamento, rispetto agli incontri precedenti, di certi punti di vista, il crollare delle certezze o la coscienza di una fragilità da colmare. “Pensavamo di aver fatto formazione per tanti anni ma ci siamo trovati a chiederci ancora Cosa vuol dire vivere il Vangelo?” “Abbiamo svelato realtà che ci hanno fatto soffrire.” “Ci sono cose che ci hanno fatto stare male ma era ora che venissero fuori.”

Mi viene in mente una frase che è stata detta nella nostra assemblea parrocchiale: “La fede cresce nel momento in cui ci si mette in discussione.”

Rossella

 


Apertura della
Visita Pastorale



 

aPERTURA DELLA VISITA PASTORALE

Tessera, Domenica 9 novembre 2008

 

 

riflessione del patriarca ai Vespri

(appunti)

 

 

La Visita Pastorale si situa in un percorso che ha inizio nell’autunno 2004, quando abbiamo deciso di iniziare. Abbiamo cercato di metterla a punto nelle sue caratteristiche.

 

Che fosse la possibilità di un incontro con Gesù e occasione di rigenerazione della nostra fede mediante una rinnovata appartenenza alla comunità.

Abbiamo voluto mettere in primo piano le nostre persone e le nostre comunità.

Abbiamo voluto interrogarci su chi è Gesù: “Voi, chi dite che io sia?”, questa è stata la domanda che ci ha mosso. Abbiamo voluto il personale esprimersi della fede di ciascuno di noi raccogliendo le testimonianze da tutta la diocesi. E’ seguita l’Assemblea Ecclesiale del 10 aprile 2005.

Si è svolta in un contesto significativo della vita della Chiesa, è stato necessario chiedere il permesso al Conclave per rientrare a Venezia.

Il primo pilastro è mettersi in gioco: io con la mia persona, testimone fedele. Che testimonianza io do a Gesù? Come rispondo al testimone fedele?

Il secondo pilastro è individuare finalità che permettano al Patriarca il formarsi di una lingua comune, che permetta di esprimersi nella pluralità del sentire.

 

Approfondimento della celebrazione liturgica: la coscienza che il Cristo vive in tutti gli ambienti della tua vita.

Bisogna che la mia risposta identifichi il contenuto della sosta. Qual è il contenuto? E’ ben espresso dalla figura di Zaccheo. La sua non era solo curiosità, “voleva vedere chi era Gesù”, perché?

Questa figura di predicatore che viene incontro al bisogno anche fisico (le guarigioni) degli uomini…

Zaccheo significa “puro”: questo probabilmente allude all’esito di questa vicenda, lui che si era reso impuro asservendo i romani. Chi era Gesù? Chi è Gesù oggi, nella tua vita?

Cosa c’entra e come il rapporto con lui determina i tuoi affetti,  il tuo modo di lavorare, la tensione alla giustizia, i tuoi rapporti con le persone…

“L’accolse con gioia.” La forza determinante di questa presenza nella vita.

“Oggi per questa casa è venuta la salvezza.” Gesù è colui che scioglie l’enigma: il Salvatore è colui che mi fa capire che questa condizione terrena non è definitiva.

La nostra vita come un anticipo dell’amore al quale la comunità cristiana ci sta educando.

Questo salvatore è così amante del nostro destino che non si ferma neanche di fronte al peccato, attraverso il quale ripetutamente noi passiamo. E’ necessaria la confessione durante il periodo della sosta.

L’iniziativa del Salvatore tocca anche noi “Scendi subito… oggi devo fermarmi a casa tua”.

C’è diversità tra il cambiamento suscitato dalla presenza di Cristo e quello di coloro che urlavano.

Attenzione a non cadere in questi atteggiamenti farisaici. Non la tua pretesa moralistica mi salva ma se il tuo sguardo è la eco dell’azione salvifica di Gesù io cambio.

“Ecco, Signore, … io restituisco…” Chi si sente amato in profondità cambia e se cambia testimonia in tutti gli ambienti della sua vita.

 

Invito a una vita sobria, ribadisce la contrarietà alla convivenza prematrimoniale e la difesa della vita dal concepimento al compimento naturale.

 

Mobilitarsi verso tutti i battezzati. La sosta nelle parrocchie ha come scopo la capillarità, rinvigorire l’energia missionaria. Se noi viviamo la missione nel quotidiano ci apriamo anche alle tragedie del mondo. Tutte le tragedie del mondo ci riguardano perché i cristiani sono tra loro solidali.

 


Pietra Angolare n. 17
Natale 2008



 

da Pietra Angolare n. 17 - Natale 2008

 

Intervista al Presidente della Municipalità di Favaro Gabriele Scaramuzza

 1)  A livello di Comunità del Vicariato l’Annuncio della Visita Pastorale è in atto da tempo. Questo annuncio, che è destinato a tutta la popolazione, di fede e non, vicini e lontani, è pervenuto alle istituzioni?   In quale modo?

L’annuncio della Visita Pastorale è senz’altro pervenuto alle Istituzioni, al di là delle notizie che sulla stessa si potevano leggere sulla stampa diocesana. Esso è avvenuto, ritengo, nella maniera più giusta e felice, e cioè attraverso una lettera che il Vicario, don Gianni Fassino, ha indirizzato al Presidente della Municipalità e al Sindaco di Quarto d’Altino con la quale veniva dato l’annuncio della Sosta del Patriarca e si richiedeva la disponibilità ad un incontro con i Sacerdoti del Vicariato per un confronto sulle maggiori istanze sociali, territoriali, economiche dei territori su cui si estende il Vicariato. L’incontro ha poi avuto luogo presso la Parrocchia di Tessera, alla presenza degli 11 Sacerdoti del Vicariato, e ha costituito un’occasione proficua non solo di semplice conoscenza e informazione, bensì di arricchimento rispetto alle diverse “missioni” che i soggetti pastorali e quelli istituzionali hanno, e alla possibilità di stabilire rispetto a tali missioni intese e condivisioni.

2)  Quale significato può dare all’incontro del Patriarca con le cosiddette “istituzioni”?

L’incontro tra il Patriarca e le Istituzioni civili deve essere considerato al di là del semplice atto di cortesia o formale: esso può costituire invece l’occasione per un confronto che, a partire da due punti di vista diversi (giacché diverse sono le nature delle due autorità) guardi ai nostri territori e alle loro istanze tentando di interpretarle e, se possibile, di dare loro risposte. Del resto, da sempre la Chiesa, e quella veneziana in particolare, si è distinta per avere eletto le realtà sociali come privilegiate nella propria azione pastorale, in questo incontrando anche le volontà istituzionali della città di Venezia.

3)  Tra le finalità della visita viene proclamata:  “… l’apertura alle dimensioni del mondo, per affrontare con tutti gli uomini i bisogni della società civile locale e nazionale.”

Dal suo punto di vista di rappresentante della società civile in quali modi si potrebbe concretizzare questa apertura da parte della Chiesa di Venezia?

La Chiesa di Venezia, per il tramite delle sue agenzie e associazioni, svolge già da molto tempo un’attività concreta di apertura ai bisogni della società locale, ad esempio erogando una serie di servizi nel campo dell’assistenza piuttosto che dell’educazione e formazione dei più giovani. Forse, quello che può essere chiesto ancora (ma non solo alla Chiesa di Venezia, ma a tutti i soggetti, verrebbe fatto di dire, “di buona volontà”) è di contribuire ad accrescere nel comune cittadino la sensibilità nei confronti delle diverse dimensioni sociali del mondo, dalla nostra città ai grandi contesti internazionali e della globalizzazioni. Infatti, è forte la tentazione, di fronte alla complessità del nostro mondo, di rinchiudersi nel proprio “piccolo privato”, che appaga nel breve periodo, me nel lungo rischia di divenire una gabbia che irretisce. E’ invece necessario alzare lo sguardo, fare sì che la sensibilità nei confronti degli orizzonti sociali del nostro tempo divengano anche abitudine quotidiana di ciascuno di noi. Si tratta di uno sforzo grande, giacché tocca direttamente la nostra cultura, la nostra visione della realtà, e proprio per questo il Magistero della Chiesa veneziana può recare una forte contributo.

4)  Avrebbe qualcosa da dire o chiedere al  Patriarca Scola?

Al Cardinale Patriarca chiederei semplicemente di operare affinché la Chiesa veneziana perseveri in quell’attenzione nei confronti della ricchezza delle realtà civili e sociali di questa straordinaria città, di aiutare i corpi istituzionali, culturali, economici nel governo di una realtà tanto complessa e contraddittoria quanto, da ultimo, straordinaria, rinnovando sempre l’attenzione nei confronti “degli ultimi”, di coloro che sono rimasti un passo indietro, e che spetta soprattutto alle istituzioni civili accompagnare sulla soglia della cittadinanza piena ed attiva.


Mi ero preparata…

Ricordo che proprio con queste parole, nell’aprile 2005, ho iniziato a descrivere le mie impressioni sulla partecipazione all’Assemblea Ecclesiale.

Mi ero preparata, sì, cercando di entrare nello spirito di quell’evento, scrivendo alcune tra le oltre 500 testimonianze e partecipando a quel grande movimento che aveva il desiderio, più che l’obiettivo, di delineare il volto della nostra diocesi, del Patriarcato di Venezia.

E’ stato lì, appunto che la Visita Pastorale è iniziata formalmente, il 10 aprile 2005, celebrata nella nostra Basilica di San Marco la III Domenica di Pasqua, sotto la protezione della Vergine Nicopeja, portatrice di vittoria.

Questo periodo, mentre la visita sostava nelle comunità sorelle, è stato per me un po’ come una lunga attesa…

Poi negli ultimi mesi, a partire dall’ottobre dell’anno scorso, quando c’è stato il primo incontro a Tessera, ho continuato a riflettere e ad incontrarmi con tante persone anche delle altre parrocchie del vicariato. Insieme a tanti fratelli e sorelle mi sono interrogata sulla mia fede, sulla nostra capacità di annunciare il Vangelo, sui legami che ci uniscono. Su cosa ci spinge ad agire. Così come Gesù stesso chiede anche a San Pietro «Voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,14)

Ma per esperienza personale, so che per quanto ci si possa preparare, c’è qualcosa, nella tua vita che accade senza che tu possa volerlo o programmarlo. Accade semplicemente.

Così avviene, quando si incontra una persona speciale, una persona che mentre attraversa Gerusalemme, o Venezia, o il tuo deserto arido, ti guarda e ti dice «Oggi devo fermarmi a casa tua.» (Lc 19,5)

Così accade quando si incontra Gesù, il Risorto.

A questo incontro non posso invitarti, perché è un dono del tutto inaspettato, ma ti auguro con tutto il cuore di poterlo sperimentare anche tu.

Sì, mi sono preparata, ma sono pronta a stupirmi ancora, ad interrogarmi, a mettermi in gioco, a cambiare il mio cuore. Insieme a te.

Sarò pronta a fermarmi, spinta dalla curiosità, arrampicata su un sicomoro o confusa tra la folla. Ci sarai anche tu?

Mi sentirò parte di tutta quella gente accorsa per vedere, per ascoltare, parte della Cristianità, di Gerusalemme, di Venezia, della Chiesa universale.

 

Io, Comunità di San Pietro Apostolo, a Favaro.

 


Informazioni
della Comunità
21-12-2008



 

Informazioni della comunità, 21 dicembre 2008 

 BENVENUTO, PATRIARCA ANGELO

E benvenuti anche voi suoi collaboratori.La comunità cristiana è chiamata alla gioia dell’accoglienza di tutti, fin dall’inizio, dal rito del battesimo, quando si dice ai nuovi fratelli: “Con grande gioia la nostra comunità cristiana vi accoglie…” Ogni fratello e sorella sono una ricchezza, un dono, rendono presente il Signore stesso.A maggior ragione in questo caso in cui accogliamo non una persona qualsiasi, ma chi è già di per se di casa in ogni parrocchia perché è il padre nella fede. E assieme coloro che sono punti di riferimento per la nostra vita.Mi piace molto quando sento qualcuno che mi testimonia di essersi sentito bene nella nostra chiesa, nelle nostre celebrazioni, nelle nostre feste, tra di noi. Una comunità accogliente.E mi spiace molto invece quando noto dei segni di non accoglienza… Mi chiedo come di deve sentire chi arriva in una chiesa e si sente ignorato, escluso… Benvenuti dunque e spero davvero che questa accoglienza sia quanto più evidente e sensibile possibile da parte di tutti noi.E grazie! Grazie al Signore che ci fa dono come sempre in modo sorprendente e abbondante della sua grazia. E grazie anche a voi del tempo, delle energie, delle doti che mettete a servizio anche di noi di San Pietro di Favaro.

Don Andrea

 

Unità della comunità col vescovo
 

Siccome l`amore non mi permette di tacere con voi, per questo ho cominciato per primo a esortarvi, perché viviate secondo il pensiero di Dio. E il pensiero del Padre è Gesù Cristo, vita nostra inseparabile, mentre i vescovi, stabiliti fino ai confini della terra, sono nel pensiero di Gesù Cristo.

E` per questo che dovete essere tutt`uno col pensiero del vescovo, come già lo siete. Infatti il vostro collegio presbiterale, degno del suo nome, degno di Dio, è unito al vescovo come le corde alla cetra; e dalla vostra unità, dal vostro amore concorde si innalza un canto a Gesù Cristo. Ma anche voi laici, dovete formare un solo coro, prendendo tutti la nota da Dio, concertando nella più stretta armonia, per inneggiare a una voce al Padre per mezzo di Gesù Cristo; egli vi ascolterà e riconoscerà, dalle vostre opere, che voi siete il canto del suo Figlio. E` bene per voi restare nell`unità più indiscussa, per essere così sempre uniti a Dio.

In poco tempo ho potuto godere tanto la familiarità non umana, ma spirituale, del vostro vescovo; perciò ora vi stimo beati, perché siete tanto congiunti a lui, nella più completa armonia, come lo è la Chiesa a Gesù Cristo, e Gesù Cristo al Padre.

Nessuno si inganni: chi non è vicino all`altare, si priva del pane di Dio. Se le orazioni di uno o di due hanno tanta forza, tanto più quella del vescovo unito a tutta la Chiesa! Così, dunque, se qualcuno non partecipa alle riunioni dei fedeli, è un superbo, che si è già giudicato da se stesso, perché sta scritto: Dio si oppone ai superbi (Pr 3,34). Non opponiamoci dunque al vescovo, stiamone attenti, perché Iddio non si opponga a noi.

Quanto più ci si accorge che il vescovo tace, tanto più bisogna rispettarlo. Infatti, chiunque il padre di famiglia abbia mandato ad amministrare la sua casa, deve essere accolto come colui stesso che lo invia. Perciò è evidente che dobbiamo venerare il vescovo come il Signore in persona.
 

Ignazio di Antiochia (I Sec.)

Lettera agli Efesini,


Preghiera alla
Vergine Nicopeia



 

Preghiera alla Vergine Nicopeja

 

Vergine Nicopeja,

Tu hai portato nel grembo

Gesù Cristo nostro Signore.

Da Te il figlio di Dio è nato nella carne

per la salvezza degli uomini.

Tu hai seguito la Sua missione

nella gioia di Cana

e nel dolore sotto la Croce.

Pietà elargita a tutto il genere umano,

Tu l’hai accolto, cadavere, tra le braccia.

Tu, Chiesa immacolata,

nella nuova parentela con Giovanni

l’hai salutato Risorto.

Tu ora vivi presso di Lui nella gloria della Trinità.

 

Accogli,

Propiziatrice di vittoria,

l’umile preghiera del Tuo popolo,

conferma la fede,

sostieni la speranza,

ravviva la carità.

Guarda benigna l’umanità, sfinita dal peccato,

all’inizio del nuovo millennio.

Mostrale nel Crocifisso risorto

misericordia e letizia.

Proteggi la Tua Chiesa in ogni circostanza,

felice o avversa.

Soccorri noi peccatori ora

e nell’ora della nostra morte.

Guidaci al Padre

nel Figlio per lo Spirito Santo.

 

Vergine Santa, a Te la nostra supplica.

Tu ascolta i Tuoi figli e intercedi. Amen

 

 

 

Venezia, Santa Pasqua 2005

                                                              + Angelo Card. Scola

                                                                         patriarca