Verso la
Visita Pastorale

 

 

Patriarcato di Venezia

Assemblea Ecclesiale
Basilica di San Marco, 10 aprile 2005

 

TESTIMONI DI GESU' RISORTO
SPERANZA DEL MONDO

 

 

«Oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19, 5)

 

«In fretta scese e lo accolse con gioia»

(Lc 19, 6)

 

Lettera di indizione della Visita Pastorale


 

 

Carissimi,

con la gioia e la trepidazione con cui Zaccheo accolse Gesù a casa sua, Vi scrivo per annunciarvi ufficialmente la Visita Pastorale.

 

Prima parte

1. Come uomini liberi

Intorno agli anni 80 dopo Cristo giunge da Roma ai cristiani sparsi nel Nord dell’attuale Turchia una lettera circolare che, secondo un’antica tradizione, ha come autore ultimo l’apostolo Pietro, ma che riflette nello stesso tempo gli orientamenti di Paolo che aveva dato vita alle comunità in quella regione. Si tratta, quindi, di uno scritto molto autorevole che tiene conto di non pochi insegnamenti contenuti nell’Antico Testamento e nei Vangeli Sinottici. Quei cristiani sottoposti a diverse prove e sofferenze, perseguitati, incompresi, ingiustamente accusati sono invitati ad un atteggiamento di speranza che genera dolcezza e rispetto tra loro e verso tutti, anche verso i nemici (cfr 1Pt 3,15b-17). Soprattutto potrà suscitare in loro prontezza nel dare risposta di tanta speranza a chi ne domanda ragione (cfr 1Pt 3,15a).

È difficile trovare uno scritto in cui sia testimoniata un’esperienza di autentica libertà come quella descritta nella Prima Lettera di Pietro. Essa parla a uomini e donne di ogni condizione (compresi i giovani e gli schiavi) e li invita ad un realismo, nello stesso tempo obbediente e critico, persino nei confronti del potere dei governanti.

Nella Lettera Pietro esorta i cristiani provati dell’allora assai lontano territorio del Medio Oriente in questo modo: «Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio» (1Pt 2, 16). «Come uomini liberi»: questo è lo stile di vita dei cristiani.

 

2. Una speranza che fa rifiorire tutto l’umano

A questa stessa speranza, che suscita bene essere per tutti i battezzati e per gli uomini di buona volontà che vivono sul territorio del Patriarcato, mira la Visita Pastorale. Una speranza praticabile, che abbia a che fare con l’esistenza quotidiana in tutti i suoi concreti risvolti: dagli affetti al lavoro, passando attraverso l’assunzione di compiti ecclesiali e civili.

In concreto la nostra speranza si esprime nell’accogliere le situazioni di fragilità del nascituro e del bambino, la cura del malato, il soccorso al povero, l’ospitalità all’abbandonato, all’emarginato, all’immigrato, la visita al carcerato, l’assistenza all’incurabile, la protezione dell’anziano, ecc. Questo non è per il cristiano un fattore straordinario ma tende, mediante l’educazione al gratuito, a generare uno stile di vita complessivo che comincia dal profondo del cuore pieno di gratitudine per l’incontro con una comunità viva e investe la storia.

Di questo stile fanno parte anche i compiti educativi della famiglia, della scuola e dell’università, quelli legati al mondo del lavoro, della cultura, dell’ambiente, dei mass-media. Per questo la nostra comunità cristiana è appassionata nell’educare al giudizio comune di fede attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la catechesi, la Scuola Biblica, la Scuola di Teologia, lo Studium Generale Marcianum, i centri culturali, ecc.

A questo stile di libertà il cristiano attinge la passione per l’annuncio di Cristo in tutti gli ambienti dell’umana esistenza giungendo «fino agli estremi confini della terra». Egli fa propri, nel modo retto, l’azione per la giustizia, la solidarietà e la pace.

In una parola il cristiano è nello stesso tempo membro vivo del nuovo edificio ecclesiale e cittadino in senso compiuto. Egli impara in tal modo quella cattolicità che lo spalanca a vivere le dimensioni del mondo.

Questo stile cristiano di vita trova nel tempo del riposo serale e più ancora in quello domenicale un’occasione stabile di rigenerazione del giusto ritmo della nostra umana esistenza.

La speranza cristiana è una virtù che non viene meno neppure di fronte al dolore, alla sofferenza e alla morte. Anzi, è una speranza che non soccombe davanti al mistero del male fisico e neppure a quello, ancor più sconvolgente, del male morale, che comprende anche il nostro peccato. Una speranza che giunge fino a guardare in faccia il tremendo abisso dell’iniquità: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare: resistetegli saldi nella fede» (1Pt 5,8).

Da dove può venire un simile dono che rende splendente la vita? La Prima Lettera di Pietro ce lo dice con disarmante semplicità: «Nella sua grande misericordia Dio ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce » (1Pt 1, 3b-4).

Questo è il fatto gioioso ed inaudito che sta alla base della speranza che il cristiano vive in prima persona e non può non comunicare a quanti incontra: Gesù Cristo è risorto, caparra della nostra personale risurrezione.

In questa prospettiva tutta la vita si trasforma e noi, seguaci di Cristo, esultiamo «di gioia indicibile e gloriosa» (cfr 1Pt 1, 8b) e, «dopo aver preparato la mente all’azione…» (1Pt 1, 13), «dopo aver santificato le anime con l’obbedienza alla verità» accogliamo l’invito petrino: «per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri» (1Pt 1, 22).

 

3. L’uomo, nostro fratello in Cristo Signore

L’imponente manifestazione di questo amore per i fratelli in Cristo è quindi alla base della vita quotidiana della nostra Chiesa. Essa vive, da quasi due millenni, nella nostra Venezia di terra e di mare. In ogni parrocchia e in ogni aggregazione di fedeli del Patriarcato gli uomini e le donne del nostro tempo possono oggettivamente incontrare il Cristo vivo e totale. Questo incontro avviene nella comunità cristiana che, mediante i sacramenti illuminati dalla Parola di Dio, la comunione vissuta e ultimamente garantita dall’Autorità voluta dallo Spirito nasce dal nostro «stringerci a Lui, pietra viva…». Anche noi veneziani come i nostri fratelli asiatici di allora veniamo «impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio» (1Pt 2, 4-5).

Come l’accurata indagine e la preparazione dell’Assemblea ecclesiale del 9/10 Aprile 2005 hanno documentato, questo edificio vivo viene costruito, nel nostro Patriarcato, da decine di migliaia di persone. Ed è a favore di tutti gli uomini di qualunque religione, perfino di quanti credono di non credere.

Come?

Attraverso la testimonianza personale e comunitaria.

Il cristiano è il testimone, ma il testimone è un “uomo riuscito”. Tali sono i Santi, ai quali la Chiesa ci invita a guardare ogni giorno, così da trarre conforto dai loro discorsi.

Nel Patriarcato le comunità, e in esse uomini e donne, giovani ed anziani, vivono sulle orme di Gesù Cristo e, nella misura della loro speranza, diventano ponte tra il Salvatore e l’altro. Ogni altro, dal più prossimo all’uomo che solo apparentemente viene al nostro incontro in modo occasionale. Ognuno di noi è il terzo che sta tra i due, cioè tra Gesù e ogni altro uomo (questo significa la parola testimone).

La Visita Pastorale è quindi, nel suo nucleo essenziale, questo scambio di testimonianze che a partire dai cristiani tende a coinvolgere in questo virtuoso circolo di amore tutti gli uomini e donne battezzati e non, che ogni giorno amano, soffrono, lavorano e lottano al nostro fianco.

L’uomo, ogni uomo, nostro fratello in Cristo Signore è il destinatario della Visita Pastorale.

 

4. Soggetto, contenuto e metodo della Visita Pastorale

Se vogliamo essere ancora più precisi, senza cadere nel rischio di trasformare la Visita Pastorale che, essendo testimonianza è incontro vivo, in uno schema o in un programma di iniziative da attuare, possiamo fare riferimento ai contenuti propri della testimonianza cristiana. A questo proposito ci è di grande aiuto il primo versetto della Prima Lettera di Giovanni dove sono descritti, con grande efficacia, soggetto, contenuti e metodo della Visita Pastorale: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta» (1Gv 1, 1-4).

Anche nella Visita Pastorale si attua tra il Patriarca e il popolo cristiano questo prezioso scambio. Esso avviene attraverso la reciproca testimonianza, mediante la quale si trasmette ciò che si è ricevuto. Si tratta di riconoscere insieme il Risorto presente in mezzo a noi, origine e mèta permanente della nostra esistenza, bene inestimabile per l’umanità intera. In questo senso si può dire che la Visita Pastorale è un dono. Nel dono si dà e si riceve. Vi è traditio e redditio. È la ragione per cui la fonte e il culmine della Visita Pastorale sarà la celebrazione Eucaristica, suprema espressione di traditio-redditio. In essa, memoriale del Sacrificio di Cristo incastonato nell’Ultima Cena, Gesù offre a noi tutto Se stesso perché noi rendiamo a Lui le nostre persone e, attraverso di esse, tutti i frutti delle nostre opere. L’Eucaristia è l’incontro tra la libertà infinita di Dio e la nostra finita libertà. In essa il Figlio di Dio accetta di abbassarsi quale vittima sacrificale fino a darsi in cibo per noi perché noi possiamo aver parte con Lui. Nel misterioso scambio eucaristico la fragilità umana viene inoltrata dall’abbassamento di Dio nell’abisso di amore della vita trinitaria. Nel mistero adorabile di questo sacramento si realizza «una misteriosa “contemporaneità” tra quel Triduum e lo scorrere di tutti secoli»[1]. Ricevendo il suo corpo e il suo sangue, non siamo noi ad assimilare ciò che mangiamo – come avviene – con ogni altro cibo – ma è Colui che riceviamo che ci assimila a Sé. E’ Lui che ci prende dentro di sé, che ci incorpora a sé.

Il desiderio del Patriarca e dei suoi collaboratori di dare testimonianza di Gesù risorto e di essere a loro volta arricchiti dalla testimonianza personale e comunitaria del popolo santo di Dio nasce dalla consapevolezza che il dono straordinario della fede non cessa di rinnovare la nostra esistenza. Gesù Cristo risorto, principio vitale della nostra risurrezione, già presente in germe nell’Eucaristia e nella logica eucaristica con cui ogni giorno affrontiamo affetti e lavoro, per sua forza, nonostante i nostri limiti, trabocca. Non può essere trattenuto.

Il Patriarca, in quanto successore degli apostoli, viene a casa tua a testimoniare che seguire Cristo rende liberi davvero e porta a compimento l’umanità di ogni uomo e donna come promettono le parole che il Signore rivolge al giovane ricco: «Se vuoi essere compiuto, va’ vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21). Solo in Gesù risorto, speranza del mondo, l’uomo trova finalmente la propria definitiva “dimora” perché, come dice il Papa in un suo poema, “Dove Tu non sei vi è solo gente senza casa”[2].

 

5. Finalità della Visita Pastorale

La Visita Pastorale «è un evento di grazia che riflette in qualche misura quella specialissima visita con la quale il «supremo pastore» (1Pt 5,4) e guardiano delle nostre anime (cfr 1Pt 2,25), Gesù Cristo, ha visitato e redento il suo popolo (cfr Lc 1,68)»[3]. Taluni scopi di questo «passaggio» possono essere così individuati:

·         Rigenerazione del popolo cristiano perché sia tutto teso alla missione, attraverso comunità dalla appartenenza forte. Infatti libertà vera non è rottura o assenza di legami, al contrario è frutto di legami forti e duraturi.

·         Formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (1Pt 3,15) (cultura).

·         Educazione al gratuito (carità).

·         Apertura alle dimensioni del mondo (missione) che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli ed affronta, in modo responsabile, con tutti gli uomini i bisogni della società civile locale, nazionale e mondiale.

 

Vorrei che la Visita Pastorale fosse un’alba di letizia per coloro che pensano di non poter sperare più. Un punto di ripresa, un vivere insieme la gioia e la fretta comune per la presenza del Risorto, caparra della nostra personale risurrezione. E tutto questo semplicemente attraverso l’incontro col popolo cristiano. In fondo lo scopo della Visita Pastorale sta tutto qui: che il battezzato un po’ smemorato del nostro Patriarcato possa provare d’improvviso, forse scosso dall’arrivo del Patriarca e dei suoi collaboratori la più che curiosità dell’Innominato, quella «di saper cosa mai potesse comunicare un trasporto uguale a tanta gente diversa»[4]

 

 

 

Seconda parte

Alcuni criteri di massima

 

a) La Visita Pastorale prenderà sempre le mosse dalla comunità concreta e vitale. Pertanto non si potrà eccedere nello stabilire regole generali valide per tutte le situazioni. In via ordinaria visiteremo le parrocchie di un Vicariato, ma decideremo insieme, di volta in volta, secondo il criterio della priorità da accordare al soggetto vitale, come procedere.

In secondo luogo la visita alle parrocchie, agli ambienti e alle aggregazioni avrà una durata congrua per conoscere più da vicino il passo preciso che ogni comunità sta compiendo e accompagnarla così in quello successivo. La comunità ecclesiale verrà rafforzata nell’appartenenza alla Chiesa di Venezia, nella quale e dalla quale si esprime la stessa Chiesa universale.

In analogia al fatto che il Vescovo esercita il suo ministero in unione col collegio dei successori degli Apostoli con Pietro e sotto Pietro, la Visita sarà condotta in modo “sinodale” dal Patriarca insieme con i Vicari episcopali.

 

b) Sei mesi prima della venuta del Patriarca

Sei mesi prima della venuta del Patriarca avverrà l’annuncio della Visita Pastorale. Il Vicario Generale incontra i presbiteri, i laici, compresi coloro che hanno partecipato all’Assemblea ecclesiale, i religiosi/e in un’assemblea allargata del Vicariato per elaborare insieme le prime linee su cui avviare la Visita Pastorale.

Le comunità, da parte loro, informano - nei modi più idonei, ma capillarmente - tutte le persone che vivono nel territorio, comprese quelle che sono inserite negli ambienti (scuola, fabbriche, ospedali, ecc.) della Visita Pastorale del Patriarca.

Contemporaneamente la stessa comunità dà avvio ad un confronto tra le varie realtà presenti in essa, che permetta di mettere a fuoco il cammino percorso e diventare consapevoli degli ideali evangelici già sufficientemente fatti propri così come del passo che si rende necessario compiere.

Lo scopo di questi primi tre mesi è la mobilitazione di tutta la comunità chiamata a dare un giudizio di fede su di sé in vista di “riprendere il largo”. È opportuno coinvolgere fin dalla fase iniziale i Vicari episcopali e i responsabili degli uffici pastorali.

Possono aiutare il giudizio di fede le seguenti domande. Esse sono a titolo puramente esemplificativo :

·         A che punto del cammino si trova la nostra comunità?

·         Esiste un forte senso di appartenenza ?

·         Che cosa chiediamo al Patriarca e ai suoi collaboratori? Quali gesti?

·         Che cosa ci è necessario in questo momento?

 

c) L’aspetto giuridico amministrativo della Visita Pastorale

In questo periodo le persone appositamente designate dal Patriarca, insieme al Vicario foraneo, passeranno nelle parrocchie per aiutare il parroco ed i suoi più diretti collaboratori a verificare ed eventualmente a mettere ordine nell’amministrazione, nel patrimonio artistico e immobiliare, nei registri e nei documenti d’archivio. Si tratta di un atto di responsabilità ecclesiale e civile previsto dal Codice di Diritto Canonico e dal Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi, al quale è giusto dare tutta la nostra collaborazione.

 

d) Tre mesi prima della Visita Pastorale

Tre mesi prima della Venuta del Patriarca e dei suoi collaboratori i presbiteri e le assemblee allargate – formate dai consigli pastorali parrocchiali e dai rappresentanti vicariali - si recheranno dal Patriarca e dal suo Consiglio episcopale per presentare il frutto della loro comune riflessione: la situazione presente, i problemi emersi e i loro suggerimenti per risolverli, le attese circa la Visita Pastorale in vista degli scopi prima delineati. Potranno essere utili elementi informativi supportati da testimonianze comunitarie (indagini sociologiche, ricerche, relazioni, proposte, ecc.) perché il Patriarca e il Consiglio possano farsi un’idea precisa della situazione.

A titolo di esempio proponiamo una possibile identificazione delle esigenze richieste per il passo di crescita della comunità:

·         Nella nostra comunità non riusciamo a fare la catechesi con i giovani.

·         La nostra gente è molto provata negli affetti (convivenze, separazioni).

·         Nella nostra realtà mancano dei punti di coagulo delle persone. Come potremmo usare il patronato?

·         La nostra realtà è totalmente separata dalla comunità civile. Come dialogare con essa?

·         Come il Patriarca venendo tra noi ci può aiutare?

 

Il dialogo con il Patriarca e il Consiglio deve offrire delle indicazioni di lavoro comune per il periodo successivo.

 

e) I tre mesi fino all’inizio della Visita Pastorale

In questi tre mesi il Vicariato e le singole comunità parrocchiali con l’aiuto dei Vicari episcopali e dei direttori degli uffici pastorali, mediante la riflessione e il confronto, approntano il calendario degli appuntamenti a livello vicariale e parrocchiale con il Patriarca e con i Vicari episcopali.

 

f) L’apertura della Visita Pastorale

Il Patriarca giunge la domenica pomeriggio, apre la Visita Pastorale a livello vicariale presiedendo i Secondi Vespri e incontrando in un’assemblea aperta i cristiani di quel territorio.

Nei giorni successivi, in base al calendario preparato, i Vicari episcopali compiranno nella parrocchia e negli ambienti  gesti ritenuti significativi per la Visita Pastorale:

Alcuni esempi per aiutare a capire:

- se è emerso come fondamentale che tutti gli ammalati siano visitati, il Vicario episcopale per la carità si attiverà per visitarli tutti in questi giorni, riservando un gesto simbolico al Patriarca.

- se, per ipotesi, si ritiene importante stabilire un primo collegamento con una serie di fabbriche presenti nel territorio e si decide l’opportunità di visitarle ed incontrare gli operai, si mobilita il Vicario episcopale del settore, e se necessario il direttore dell’ufficio competente, per concordare nel modo più opportuno l’incontro.

- la stessa cosa per quanto riguarda ogni altro settore della pastorale (catechesi, liturgia, carità, scuola, giovani, patronati, sport, ecc.).

 

g) La Visita del Patriarca e dei Vicari episcopali

Nel tardo pomeriggio del Venerdì il Patriarca verrà in parrocchia per incontrare il consiglio pastorale parrocchiale allargato. Informato del lavoro svolto nei giorni precedenti, accompagnerà, nei giorni seguenti, la comunità parrocchiale nel passo da compiere. Saranno gesti emblematici per il cammino di maturazione di quella comunità. Il Patriarca non farà le stesse cose in ogni parrocchia, ma soltanto quelle che, di comune intesa con la comunità, saranno ritenute di volta in volta decisive per la sua crescita. Ordinariamente il Patriarca si intratterrà in una comunità il giorno del sabato e la domenica mattina.

Alcuni esempi:

- Può essere utile che il Patriarca visiti emblematicamente alcuni ammalati.

- Alla  sera faccia un dibattito pubblico con tutta la gente.

- Si ritiene utile l’incontro con i responsabili dei centri culturali.

- È opportuna una grande assemblea con tutti i giovani del vicariato, ecc.

 

La Visita si conclude con un’unica, ben curata, celebrazione eucaristica la domenica mattina.

 

h) Primo impegno dopo Visita Pastorale

È decisivo che il Patriarca, lasciando la comunità appena visitata, abbia messo in moto molte buone energie destinate a durare nel tempo. Con la grazia di Dio i cristiani potranno affrontare il cammino ecclesiale con maggior consapevolezza del cammino che li attende.

Il Patriarca (o il Vicario Generale) incontrerà successivamente i presbiteri e l’assemblea vicariale per offrire qualche consiglio sui passi futuri della comunità.

 

i) Notizie utili

Il programma zonale/parrocchiale/vicariale della Visita sarà concordato, di volta in volta, con il Segretario della Visita Pastorale.

Le celebrazioni liturgiche presiedute dal Patriarca richiederanno una speciale preparazione in comune intesa con il Cerimoniere patriarcale.

 

 

Carissimi,

                       «vi ho scritto… per esortarvi e attestarvi che questa è la grazia di Dio. In essa state saldi» (1Pt 5, 12).

Con me vi salutano tutti i Vicari episcopali ed il Segretario della Visita Pastorale, coi quali ho preparato e attentamente discusso la presente lettera.

«Pace a voi tutti che siete in Cristo» (1Pt 5, 14).

 

+ Angelo card. Scola

patriarca

 

 

 

Data nella Basilica Patriarcale di San Marco Evangelista Cattedrale di Venezia

nel giorno dell’Assemblea Ecclesiale

Venezia, Domenica 10 aprile 2005

 


 

[1] Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, 5, 2003.

[2] K. Wojtila, Spazio interiore in Pellegrinaggio ai luoghi santi, in ID, Tutte le opere letterarie, Bompiani, Milano 2001, 189.

[3]Congregazione per i vescovi. Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi  «Apostolorum successores», 2004, n. 221,Città del Vaticano, Libreria editrice Vaticana.

[4] Il riferimento è alla conversione dell’Innominato, personaggio del romanzo I promessi sposi c. XXI, di A. Manzoni.